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Rassegna FNOMCeO: 7 luglio 2014

PATTO SALUTE: MEDICI, NON CONTRAPPORRE OSPEDALE E TERRITORIO
TAGLIO POSTI LETTO A 3,7 PER MILLE È RISCHIO, SOTTO MEDIA EUROPA
ROMA,  - "Un patto tra due centralismi, quello statale e quello regionale, che esclude gli operatori sanitari, da un lato, e il Parlamento, dall'altro" e che "crea una rischiosa contrapposizione tra cure ospedaliere e territoriali, come se le due fossero in competizione. Ridurre l'attività ospedaliera, invece, non migliora automaticamente l'assistenza primaria, ma fa sì che molti pazienti che arrivano al pronto soccorso non trovino posto in corsia". E' la posizione dell'Anaao, associazione che riunisce medici ospedalieri, in merito al Patto per la Salute, attraverso le parole di Carlo Palermo, da poco eletto vicesegretario. "Ridurre il numero di posti letto al 3,7 ogni mille abitanti nella speranza di incrementare i servizi territoriali, come prevede il nuovo Patto in base alla Legge Balduzzi- spiega Palermo all'ANSA - mette a rischio la salute di molti pazienti, specie ultra sessantacinquenni e disabili, che presentano spesso diverse patologie contemporaneamente e sono difficili da stabilizzare e da trattare in un ambito di cure primarie". Con l'applicazione della spending review, infatti, rispetto al 2000, i posti letto del Servizio Sanitario Nazionale in tutta Italia passerebbero da 295.000 a 224.000. Una scelta in controtendenza rispetto ad altri paesi europei, spiega Palermo, citando dati Ocse 2013. "La media europea è del 5,4 per mille. La Germania è all'8,3, l'Austria al 7,7, la Francia al 6,4. La Gran Bretagna, che dieci fa portò i letti per acuti al 3 per mille, ora ha ospedali che lavorano con un indice di occupazione dei posti letto oltre il 90%, mentre quello consigliabile per ridurre le infezioni ospedaliere, e dunque la mortalità, è dell'85%".


FECONDAZIONE: ROCCELLA, DA LORENZIN FRENO A DEREGULATION
'MINISTRO CONFERMA CHE SERVE ANCHE LEGGE DEL PARLAMENTO'
 ROMA, 07 LUG - "Il ministro mostra di voler mettere un freno alla deregulation che molti centri di procreazione medicalmente assistita auspicano e sottolinea che serve una legge per normare le condizioni concrete e le garanzie sanitarie previste in caso di fecondazione eterologa. Non bastano trattative private e linee guida ma serve una legge primaria affidata al Parlamento". Così Eugenia Roccella, deputato del Nuovo Centrodestra, in merito all'intervista del ministro della Salute Beatrice Lorenzin pubblicata oggi sul Corriere della Sera, in cui si anticipano punti delle linee guida sulla fecondazione eterologa. "Quella della Lorenzin - prosegue - è una presa di posizione molto chiara, che mette punti fermi per una regolazione efficace e sicura in tutta Italia, non affidata a contrattazione dei singoli nei centri privati, che spingono per evitare di passare per il Parlamento perché vogliono meno regole possibili". "Noi invece dobbiamo essere sicuri che non vengano applicate le dinamiche di mercato per la donazione di gameti. E questo - conclude - si può fare solo facendo recepire dal Parlamento, anche sull'eterologa, la normativa europea sulla tracciabilità, qualità e sicurezza già recepite per l'omologa. Le stesse che, se applicate, avrebbero evitato lo scambio degli embrioni al Pertini".


FECONDAZIONE:GALLO A LORENZIN,MAI ESISTITO CATALOGO DONATORI
'TEST SUI DONATORI PER HIV ED EPATITE GIÀ FATTI REGOLARMENTE'
ROMA, 07 LUG - "In nessun Paese europeo i donatori di gameti vengono scelti dalla coppia e, anche prima del divieto della Legge 40, non c'è mai stato in Italia un catalogo di donatori. L'abbinamento del donatore al paziente è di competenza del medico che lo fa in base alle caratteristiche biologiche e sanitarie, ovvero gruppo sanguigno e fenotipo". Così Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, commenta l'affermazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, nell'intervista di oggi sul Corriere della Sera, specifica come, in merito all'eterologa "non ci saranno cataloghi con le caratteristiche dei gameti". "Test sui donatori per Hiv ed epatite vengono già fatti regolarmente", aggiunge Gallo. Quanto all'introduzione di un numero massimo di donazioni per ogni donatore, sottolinea: "avrebbe più senso considerare le gravidanze ottenute, perché non tutte le donazioni vanno a buon fine. Come avveniva in Italia prima della legge 40, quando ogni donatore non veniva utilizzato per più di sei gravidanze". In merito al diritto dei nati a conoscere l'identità del genitore biologico, Lorenzin afferma che l'anonimato è caduto in diversi Paesi in seguito a contenziosi legali. "La legge prevede che il donatore è anonimo - risponde Gallo - e non ci sono rapporti giuridici tra donatori e nati. D'altronde gli embrioni non sono titolari di diritto. In caso contrario si mina l'art.1 del Codice civile, che riconosce come persona giuridica il bambino al momento della nascita. Se spostiamo tali diritti a un insieme di cellule, sembra esserci l'intento di cancellare la legge sull'aborto". Lorenzin parla, infine, della possibilità che il Parlamento disciplini la normativa in caso di scambio di embrioni, per evitare la confusione avvenuta al Pertini. "Non c'è nulla da regolamentare. La legge 40 dice che i figli nati da tecniche di fecondazione assistita sono figli legittimi della coppia e non possono essere disconosciuti. E questo resta valido a prescindere dallo scambio".


AVASTIN-LUCENTIS: ROCHE, PAGHIAMO SANZIONE MA FIDUCIA IN TAR
ROMA, 7 LUG - Roche ha deciso di pagare la sanzione comminata nel marzo scorso dall'Antitrust "per non incorrere nel pagamento di interessi" sulla stessa ma resta "fiduciosa nell'appello al Tar". Lo rende noto la stessa azienda in un comunicato, ribadendo "la correttezza del proprio operato" e la volontà di giungere rapidamente alla sentenza del Tar, che si attende favorevole. "Il pagamento della sanzione - sottolinea - non implica il riconoscimento di alcuna responsabilità di Roche e sarà annullato in caso di sentenza positiva del Tar", dovrà quindi "essere restituito a Roche in caso di decisione favorevole del Tar Lazio entro la fine del 2014". Il pagamento, spiega ancora il gruppo farmaceutico svizzero, "non implica il riconoscimento di alcuna responsabilità da parte di Roche, che conferma la totale fiducia nella fondatezza delle proprie ragioni e nell'esito positivo del giudizio del Tar Lazio, confortata anche dall'orientamento assunto dal Consiglio Superiore di Sanità, che ha ribadito la differenza tra ranibizumab e bevacizumab, stabilendo rigorose condizioni per l'utilizzo di quest'ultimo in campo oftalmologico". 
a cura di Paola Tomassi

Articolo pubblicato in: FNOMCeO: rassegna ANSA

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