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Dr. Conte, arrivederci.

Conte a Rimini
Non è facile scrivere anche solo qualche parola dopo i tanti ricordi, i pensieri e le attestazioni di affetto e di stima che il Dr. Conte ha avuto in queste ore. E molte altre ce ne saranno, di chi ha preferito non dover trovare subito l’espressione per un dolore che è indicibile, illogico e assurdo. Anche noi dello staff di comunicazione – paradossalmente- cerchiamo queste parole possibili dopo un po’ di ore dalla triste notizia. Non c’è tecnica né velocità quando si deve dire una mancanza che per noi è una voragine di pensiero e di orizzonte. In fondo proprio lui ci ha insegnato a dosare sempre tra l’istintualità più genuina di una parola vera, ma troppo feroce, e una comunicazione buona, fatta di equilibrio e di attenzione al contesto, ai bisogni e agli effetti dei nostri discorsi. Ci ha insegnato l’attenzione alle sfumature, le più importanti per rendere i nostri interventi concreti strumenti per la tutela dei cittadini.

Costruiamo ponti, e non alziamo muri ha detto in uno dei suoi discorsi alla conferenza di Rimini 2016. Dobbiamo imparare a gettare le basi del dialogo, a disegnare ampie arcate di confronto e di ascolto, e a non rimanere nella logica dell’esclusione. La comunicazione è inclusiva, altrimenti non serve.
Questa lezione -tra le tante- ce la portiamo in punta di penna ma soprattutto nel cuore quando quotidianamente dovremo scegliere le nostre parole, più vere, più semplici ma più rispettose del nostro interlocutore. Con garbo, ma mai retorico. Con la convinzione che è la qualità a premiare sempre, anche se richiede sacrifici, inversioni di marcia o rinunce.
Se i percorsi sono lunghi non significa che abbiamo sbagliato. Non abbiamo perso tempo. Ogni progetto, ogni incontro è un processo di sedimentazione; rimane quello che di più genuino – e di più efficace- siamo stati in grado di fare.
Ed è stato così anche per chi lo ha conosciuto solo negli ultimi anni, facendo sedimentare da un rigore cristallino e costante una straordinaria sensibilità che oggi ci consegna un’appartenenza: ad un’idea di rispetto senza mediazioni, senza minuetti; alla capacità di scommettere sulle persone, al netto di inconsistenti rumores.

Unico rimpianto -troppo egoistico come lo è il dolore- in chi lo ha conosciuto solo in questi ultimi anni: non aver potuto imparare ancora.  

Alla sua famiglia, ad Alessandro Conte in particolare, un pensiero di affetto e una promessa. Non lasciare mai indietro le sue parole.

Costruiamo ponti, non alziamo muri. Ed è  questa la prospettiva dalla quale una professione seria e responsabile quale è quella medica si pone per affrontare i problemi emergenti della sanità”.
Luigi Conte-Segretario Nazionale FNOMCeO 


Rosa e Michela
Rosa Revellino- Michela Molinari

Articolo pubblicato in: News

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