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Salute e sostenibilità dei sistemi sanitari: un problema globale

La sanità pubblica deve coniugare il diritto alla tutela della salute con la disponibilità delle risorse che, per definizione, non è infinita. Questa esigenza obbligata, facile da scrivere, ma terribilmente difficile da attuare, è diventata uno dei nodi politici più complicati da risolvere, tanto che da solo potrebbe orientare il voto di milioni di cittadini.

Tutte le democrazie devono infatti fare i conti con questa esigenza e gli studi che analizzano le difficoltà operative per soddisfarla (non soltanto a livello politico, ovviamente) nel tempo vanno ad incrementarsi ovunque nel Mondo. Uno degli ultimi studi scaricabili dalla Rete è stato elaborato in Canada, pubblicato pochi giorni fa sul “Canadian Medical Association Journal” e stima, per i soli farmaci di prescrizione in sei delle più grandi categorie di cura primaria, una variabilità del 600%, considerando dieci Paesi ad alto reddito con assistenza sanitaria universale: Australia, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Svizzera e Regno Unito (http://www.cmaj.ca/content/189/23/E794).

I sistemi sanitari ad accesso universalistico in questo panorama mondiale sono ovviamente quelli che più devono monitorare questa esigenza obbligata di coniugare risorse e soddisfazione dei bisogni di salute per non mettere a repentaglio la “sostenibilità” del sistema. Il nostro SSN è oggetto da tempo di attenzioni molteplici a livello internazionale in tutti i campi dello scibile che danno vita a questo settore e segnatamente a livello economico e politico: la vicenda dell’Obamacare, e il ruolo che ha giocato l’Italia nel fornire ispirazioni operative perseguibili negli Usa è tuttora attuale. Il dato bruto più suggestivo che caratterizza la nostra Sanità è infatti l’alta qualità delle prestazioni a fronte di investimenti economici inferiori ad altri Paesi analoghi al nostro. Questa realtà è da oltre vent’anni ratificata da classifiche internazionali che ci vedono sempre ai primissimi posti.

Eppure la situazione del nostro debito pubblico ci impone di fare sempre meglio e di più: quindi anche in questa sfida si moltiplicano, a livello nostrano, studi, considerazioni, suggerimenti, esempi concreti che sono innanzi tutto da conoscere e quindi da divulgare.

Uno di questi esempi arriva da Reggio Emilia dove, nella locale Azienda ospedaliera-Irccs è stato attivato –come racconta un interessante articolo del Sole 24 Ore Sanità- un progetto di tracciabilità dei dispositivi medici utilizzati in sala operatoria in maniera contestuale all’uso.

“Nell’ultimo decennio- prosegue il periodico- i dispositivi medici sono progressivamente diventati una componente fondamentale di risposta alla domanda di salute degli individui. La crescita esponenziale del numero e della varietà delle tecnologie mediche disponibili sul mercato costituisce una grande opportunità per i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie, oltre che per il benessere, la cura e la qualità di vita dei pazienti.

L’acquisita rilevanza sul piano sanitario ha comportato però un incremento nella spesa pubblica e un’attenzione crescente sui costi e sull’allocazione delle risorse.

L’intervento rappresenta il primo passo per l’introduzione di un sistema di governance che trovi le fondamenta nell’appropriatezza intesa sia come utilizzo coerente con la destinazione d’uso indicata dal fabbricante sia come garanzia della massima efficacia clinica in relazione all’outcome e alla sicurezza per il paziente e gli operatori” (vedi).

Dal particolare al generale, non si può non citare un’analisi articolata sulle modalità con cui il nostro SSN utilizza le risorse per soddisfare le individuate esigenze di tutela della salute della popolazione. La Fondazione GIMBE ha infatti pubblicato pochi giorni fa il “2° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale” (vedi). L’inizio del razionale della presentazione di questo studio, che sta diventando un appuntamento atteso dai sempre più numerosi e diversificati addetti ai lavori che operano in Sanità, esprime bene in un solo periodo la complessità del panorama che tuttavia è indispensabile capire per poter agire: “Diversi sono i fattori che oggi minano la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari: il progressivo invecchiamento delle popolazioni, il costo crescente delle innovazioni, in particolare quelle farmacologiche, e il costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini e pazienti. Tuttavia, il problema della sostenibilità non è di natura squisitamente finanziaria, perché un’aumentata disponibilità di risorse non permette comunque di risolvere cinque criticità ampiamente documentate nei paesi industrializzati: l’estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie; gli effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione; le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato valore; l’incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione; gli sprechi, che si annidano a tutti i livelli”.

Redazione

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