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Giornalisti e oncologi in reciproco ascolto

Comunicare in modo appropriato, e comprensibile, i complessi temi che caratterizzano la medicina contemporanea è una sfida che impone a tutti gli attori coinvolti grande impegno e senso di responsabilità. Soprattutto nei settori in cui si sonda più da vicino l’esperienza della malattia, a cui pure si affiancano l’avanzamento della ricerca e quello della cura. Come divulgare, per esempio, informazioni corrette ed esaustive in ambito oncologico? Con quali strumenti e a partire da quali fonti?

Per tentare di rispondere ad alcuni di questi interrogativi, nei giorni scorsi, a Reggio Emilia, si è svolta la terza edizione del corso nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) per giornalisti medico-scientifici, con il patrocinio della Federazione nazionale della Stampa, dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna e dell’IRCC Santa Maria Nuova che ha ospitato l’evento.

L’AIOM ha organizzato, anche quest’anno, il corso con lo scopo di fare incontrare e dialogare giornalisti e oncologi: la corretta divulgazione è un obiettivo comune a entrambe (e importante per tutti), indispensabile per tenersi alla larga da facili e fuorvianti sensazionalismi, ma anche per rendere noti i progressi nei trattamenti e le concrete possibilità di cura. “Oggi si può guarire dal cancro, le terapie sono rispettose della qualità di vita – ha detto Carmine Pinto, presidente AIOM e direttore dell’Unità Operativa di Oncologia dell’IRCC in cui si è svolto il corso. – Ed è responsabilità dei giornalisti, non solo dei clinici, far conoscere ai cittadini ciò che la scienza ha ormai conquistato. Nel nostro Paese il 63% delle donne e il 54% degli uomini colpiti dal cancro sconfiggono la malattia: per questo non si può più parlare di male incurabile”.

Circostanza che non risparmia nessun ambito del sapere, il problema oggi è l’eccesso di informazione e la possibilità di accedere a un numero di fonti esteso (come mai fino ad ora) in quantità ma non necessariamente in accuratezza. Per questo, secondo Pinto, i cittadini ritengono di essere meno informati in ambito di salute. La mole dei dati alimenta i dubbi, non le certezze. Così attesta infatti l’indagine Censis-Agenas dedicata alla trasparenza dei servizi per la salute, secondo cui la percentuale di italiani che reputa di essere informata su questi temi è scesa dal 70,9% del 2014 al 62,5% del 2016 (il report finale del sondaggio si può leggere integralmente qui, mentre le riflessioni di Pinto si trovano sia su Repubblica, vedi, che su Galileonet.it, vedi).

Tornando al corso per oncologi e giornalisti, il panel dei relatori ha dato spazio a medici oncologi AIOM, rappresentanti della stampa di settore, italiana e internazionale, responsabili della comunicazione di ESMO (European Society for Medical Oncology), ASCO (American Society of Clinical Oncology) e anche di alcune case farmaceutiche.

Le sessioni hanno toccato vari aspetti e strumenti della comunicazione, dai mezzi tradizionali ai social media. Un discorso a parte è stato dedicato alle strategie per ‘difendere’ i lettori da bufale e notizie distorte, mentre la mattinata conclusiva ha affrontato i temi della prevenzione oncologica e dell’accesso ai nuovi farmaci.

Un altro passo nella direzione del dialogo, che nella confusione dell’era digitale rimane pur sempre l’unico faro di orientamento. Le conclusioni sono quindi un processo in corso, che corrisponde alle premesse: “per fare una corretta comunicazione, soprattutto nel delicato ambito della salute, giornalisti e medici devono prima comunicare tra loro, imparando gli uni dagli altri” (vedi).

A cura di Sara Boggio

Redazione

Articolo pubblicato in: News

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