“Essere medici oggi significa assumersi una responsabilità storica, costituzionale ed europea: custodire i diritti, sollevare la sofferenza, difendere la dignità umana, costruire pace ogni giorno”.
È questa la conclusione a cui giunge il Manifesto “Medici e Pace”, che, approvato dal Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, la FNOMCeO, e sottoscritto oggi a Perugia, nell’ambito del Convegno “Curare senza paura”, sarà consegnato questo pomeriggio nelle mani del Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, Fra Marco Moroni.
“In tempo di pace come in tempo di guerra” recitava un tempo il Codice di Deontologia medica, riferendosi al dovere del medico di curare tutti, senza discriminazioni. Ora il Manifesto ricorda che “curare in guerra non significa accettarla”. Significa, al contrario, “opporsi alla sua logica, affermare che ogni persona resta titolare di diritti e dignità anche nel conflitto”. Del resto, sottolinea ancora il documento, “ogni atto medico è un atto di pace” e “curare senza discriminare significa contrastare le disuguaglianze che alimentano il conflitto”, così come “promuovere la salute significa costruire futuro e rafforzare la democrazia”. I sistemi sanitari a vocazione universalistica sono infrastrutture di pace, perché rendono i diritti reali, quotidiani e condivisi. La guerra, al contrario, rappresenta la negazione della pace, dei diritti, della dignità umana.
Sette sono i punti sui quali i medici si impegnano, che, insieme alle tre affermazioni finali – sulla cura quale impegno civile, sulla difesa della dignità umana a fondamento della pace, e sulla assunzione di responsabilità dei medici quali custodi dei diritti e costruttori di pace – costituiscono un vero e proprio “decalogo”.
I medici:
- riconoscono nei diritti fondamentali e nelle Costituzioni il fondamento della pace;
- difendono il diritto alla salute come diritto umano ed europeo;
- sostengono sistemi sanitari pubblici, solidali e universalistici;
- tutelano i pazienti più fragili in ogni contesto;
- chiedono il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, inclusa la protezione effettiva degli operatori sanitari;
- rifiutano la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti;
- testimoniano, con la scienza e con l’etica, che la cura è un linguaggio universale.
“In questo contesto – si conclude il Manifesto – i medici riaffermano che la cura è un impegno civile prima ancora che professionale, e che la difesa della dignità umana rappresenta il fondamento di una pace giusta e duratura. Essere medici oggi significa assumersi una responsabilità storica, costituzionale ed europea: custodire i diritti, sollevare la sofferenza, difendere la dignità umana, costruire pace ogni giorno”.
“Ogni atto medico – ha affermato il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, nel presentare il Manifesto – è un atto di pace. Perché la guerra distrugge ciò che la medicina difende. La guerra nega la dignità della persona. La guerra colpisce ospedali. La guerra trasforma i luoghi della cura in bersagli. E quando un ospedale viene bombardato, quando un medico viene ucciso mentre presta soccorso, non è solo una violazione del diritto internazionale: è una ferita inferta all’umanità intera. Noi medici non possiamo restare neutrali di fronte alla negazione della vita”.
“Ecco perché – ha spiegato – oggi presentiamo il Manifesto “Medici e Pace”. Non come atto retorico, ma come dichiarazione di responsabilità. Noi medici riaffermiamo che la nostra Professione non può essere separata dalla difesa della dignità umana. Riaffermiamo che chi cura non può mai essere bersaglio. Riaffermiamo che i sistemi sanitari pubblici e universalistici sono infrastrutture di pace.
E farlo qui, in questa Terra che parla al mondo di fraternità, significa assumere un impegno che va oltre la cronaca e oltre l’emergenza. Significa dire che la medicina non è solo scienza: è coscienza. Significa dire che la cura non è solo tecnica: è relazione. Significa dire che la pace non è solo un auspicio: è una responsabilità”.
“San Francesco – ha concluso – ci ha insegnato che la pace inizia dal riconoscere l’altro come fratello. La medicina lo fa ogni giorno. Non chiede chi sei. Non chiede da dove vieni. Non chiede a quale popolo appartieni. Con questo spirito, con questa consapevolezza presentiamo il Manifesto “Medici e Pace”. Non come punto di arrivo. Ma come impegno che continua”.
In allegato, il Manifesto in versione integrale.
Ufficio Stampa FNOMCeO
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12 marzo 2026
Autore: Ufficio Stampa FNOMCeO
