“Il 98% degli ospedali sono stati colpiti, solamente il 50% funziona anche se parzialmente, sono morti 993 sanitari in questa guerra, 1654 sono stati feriti, tutti per attacchi diretti”.
Sono numeri impressionanti quelli portati ieri al convegno “Curare senza paura” – organizzato dalla FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli odontoiatri, dall’Ordine dei Medici di Perugia e dalla Regione Umbria, in collaborazione con Fondazione Onaosi – da Giorgio Monti, medico di Emergency che, in collegamento da Gaza, ha descritto una “situazione drammatica”.
“Ma c’è un danno ancora più profondo – ha aggiunto – che è un danno subdolo, fatto dal blocco degli aiuti, fatto da una burocrazia incredibile per poter far entrare strumenti di cura come un banalissimo ecografo o fare ruotare gli staff internazionali”.
“Non dimentichiamo – ha proseguito – che la distruzione di un di una struttura sanitaria e di un sistema sanitario ha tutte come effetto collaterale quelle che gli epidemiologi chiamano le morti indirette. Significa, per dirla in modo molto semplice, che a Gaza, su una popolazione di 2 milioni di persone, si aspettano 500.000 morti in un paio d’anni: cioè in una famiglia di quattro persone, se uno se non è già morto, morirà a breve”.
“La situazione – ha continuato – è difficile perfino da raccontare perché è molto chiaro capire cosa succede quando si vede l’esplosione di una bomba. Più difficile rendersi conto di quello che resta dopo. Restano sofferenze, restano feriti. Un quarto dei 170.000 feriti avrà malattie invalidanti per tutta la vita. Ci sono 180.000 persone al confine in attesa di essere evacuate per motivi seri, sanitari. Ci sono 4.000 bambini, 4.000 ammalati di cancro. in questa attesa 1200 sono deceduti”.
“È difficile – ha proseguito – è difficilissimo perché non abbiamo gli strumenti, perché i bisogni crescono tutti i giorni, non c’è acqua potabile, non c’è cibo sufficiente”
“Ci stato raccontato cinque mesi fa – ha concluso – che sarebbe cominciata una seconda fase che avrebbe portato pace, che avrebbe portato apertura dei corridoi umanitari, disarmo delle milizie e un governo provvisorio. In questi 5 mesi ci sono stati 590 morti per attacchi diretti e 1600 feriti. I pazienti evacuati per motivi sanitari sono stati non più di due tre al giorno. i corridoi sono rimasti chiusi e le armate sono sul campo e il governo tecnico non è ancora entrato. Ecco, questa è quotidianità, ma per fortuna ci sono persone come voi che tengono accesa la luce che continuano a dire che così non si può andare avanti, che questa non è umanità”.
Parole, queste, che hanno fatto vivere in diretta la drammaticità della situazione e hanno rafforzato la volontà dei medici italiani di sostenere in ogni modo i colleghi sul campo. A tutti loro il riconoscimento della FNOMCeO con la consegna di due targhe: a Emergency, appunto, e a Medici senza Frontiere. A riceverle, rispettivamente, Simonetta Lumediluna, coordinatrice del Gruppo volontari di Perugia, e Monica Minardi, Presidente di Medici Senza Frontiere Italia, che hanno sottolineato con forza la necessità di tutelare e sostenere l’azione degli operatori sanitari che svolgono la loro attività professionale in contesti di crisi umanitarie.
“Credo che le parole del dottor Monti – ha commentato il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli – possano essere la degna conclusione di questa giornata dove all’enunciazione dei principi, all’assunzione di responsabilità attraverso il Manifesto Medici e Pace, fa seguito un esempio reale di impegno per cambiare il mondo”.
“Quest’ultima testimonianza è veramente emozionante – ha concluso Verena De Angelis, Presidente OMCeO Perugia – e ci fa capire quanto siamo fortunati. Cerchiamo di fare di più per essere vicini ai nostri colleghi e a tutti gli operatori sanitari che lavorano in questi contesti così difficili”.
Potete rivedere questi interventi dal minuto 4h:16’:55’’ al link: https://www.youtube.com/live/dR3NJzdqMa4?si=6woTi2kDKwSoOdqd
Ufficio Stampa FNOMCeO
informazione@fnomceo.it
13 marzo 2026
Autore: Ufficio Stampa FNOMCeO
