19 Agosto 2026. “Apprezziamo l’impegno della Giunta Decaro nell’affrontare il tema delle liste d’attesa e nel cercare di rendere più efficiente il sistema sanitario cittadino. Questo impegno, tuttavia, si scontra con le cifre drammatiche di un sistema sotto pressione. Oltre il 60% delle prestazioni viene ormai effettuato nel privato e oltre il 40% dei cittadini non si rivolge più al pubblico. Serve un intervento statale perché le Regioni, da sole, non possono farcela. L’aumento dell’età media e delle patologie croniche porterà a un progressivo aumento delle prestazioni e dei bisogni sanitari.” – dichiara Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari e della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, citando i dati della recente indagine commissionata all’Istituto Piepoli dalla FNOMCeO, secondo cui il tempo medio di attesa dichiarato supera i due mesi, attestandosi a 2,3 mesi. Di chi ha avuto bisogno di una prestazione, il 41% dichiara di essersi rivolto a una struttura privata a pagamento, il 32% ha ottenuto la prestazione tramite il Servizio Sanitario Nazionale nei tempi previsti, mentre il 27% è passato dal SSN ma con tempi molto lunghi. Solo il 13% ha fatto ricorso all’intramoenia.
“ll dato più preoccupante – continua Anelli – non è tanto che cresca il ricorso al privato. Il problema è che, per molti cittadini, il Servizio Sanitario Nazionale non rappresenta più il primo punto di riferimento quando nasce un bisogno di salute. Chi può permetterselo si rivolge direttamente al privato. Chi non può, aspetta o rinuncia. Abbiamo a che fare con un problema di fiducia delusa, di aspettative tradite, di diritti negati, che non si può gestire come un semplice problema organizzativo”.
“Per esempio, condividiamo la scelta di affidare la presa in carico allo specialista, evitando che il cittadino debba tornare dal medico di famiglia; tuttavia, questo meccanismo rischia di esaurire la disponibilità dei medici per le prime visite, allungando ulteriormente i tempi di attesa. – commenta Anelli – Il ricorso allo specialista deve essere motivato e valutato caso per caso anche nelle visite di controllo, per riservare le prestazioni di secondo livello alle situazioni di reale necessità: trasformare tutte le patologie croniche in gestione diretta da parte degli specialisti non è praticabile e rischia di peggiorare, non di migliorare, le liste d’attesa. Anche i limiti temporali imposti alla validità delle ricette, pur nell’intento di correggere alcune anomalie, rischiano di irrigidire ulteriormente il sistema, con il pericolo di un abbandono delle cure da parte dei cittadini e un aggravio di lavoro per i medici di famiglia”.
“Il punto di svolta – conclude il Presidente Anelli – non è mettere sotto ulteriore pressione medici già ampiamente sfibrati, ma elaborare un piano nazionale di sostegno alla professione medica. Fin dal 2021 abbiamo parlato di Questione medica, perché senza maggiori risorse e senza un numero maggiore di professionisti non si risolverà il problema delle liste d’attesa. Come Ordine chiediamo il rispetto delle prerogative della professione e delle nostre autonomie, ma siamo come sempre disponibili a offrire il nostro contributo attraverso un confronto aperto con la politica. Chiedo al Governatore Decaro di farsi promotore in Conferenza Stato Regioni di un confronto con il governo sulle liste d’attesa, valorizzando il ruolo dei medici e di tutti i professionisti della salute”.
Autore: Redazione
