Anelli e Iandolo, sul bollettino dell’OMCeO Varese il ricordo di Roberto Stella

A un anno dalla sua scomparsa, pubblichiamo di seguito l’articolo in ricordo di Roberto Stella a firma del Presidente FNOMCeO, Filippo Anelli e del Presidente Commissione Albo Odontoiatri, Raffaele Iandolo, pubblicato sull’ultimo bollettino dell’OMCeO di Varese.

 

Era l’undici marzo di un anno fa, quando arrivò la notizia che non avremmo mai voluto ascoltare: Roberto Stella, da qualche giorno ricoverato, dopo aver contratto il Covid, in terapia intensiva all’Ospedale di Como, non ce l’aveva fatta. Pochi giorni prima, il 21 febbraio, era con noi, al Comitato Centrale: in quell’occasione, avevamo varato il primo corso di formazione Ecm in Italia dedicato al nuovo Coronavirus. Roberto si era confermato, ancora una volta, un pioniere e un innovatore, intuendo che una patologia ancora sconosciuta avrebbe richiesto un aggiornamento continuo delle competenze, e spinse perché i contenuti fossero aggiornati con cadenza quindicinale. Tanto che, lo stesso corso, fu poi oggetto di un articolo sul Bmj, che porta la sua firma postuma. Nell’accomiatarsi, ci disse: “Chissà quando ci rivedremo”. Proprio il 21, infatti, si era registrata, a Vo’ Euganeo, la prima vittima italiana da Coronavirus: il comune diventava zona rossa, insieme a dieci comuni lombardi. E Roberto, da medico e da lombardo, capiva che sarebbe stato un percorso lungo e tormentato. Nessuno di noi, però, si aspettava che le sue parole fossero tanto tristemente profetiche.

Da quell’undici marzo, le bandiere della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sono rimaste a mezz’asta in segno di lutto. Fu subito chiaro che la sua scomparsa lasciava un vuoto incolmabile, sotto il profilo sia affettivo che professionale, e costituiva un tributo altissimo che la Professione aveva pagato. Oggi, a un anno di distanza, quel tributo si è moltiplicato all’infinito: sono 328, ad oggi, i medici e gli odontoiatri caduti per il Covid: di loro, 29 erano odontoiatri. Uno stillicidio senza fine di dolore e lacrime.

Di Roberto ricordiamo la grande umanità, la capacità professionale e il costante impegno nell’attività di formazione rivolta ai professionisti sanitari, nonché l’infinita dedizione che ha sempre mostrato nei confronti dei colleghi e della professione. Lo ricordiamo professionista appassionato, pronto a mettersi a servizio dei colleghi; marito e padre esemplare, amico sincero. Medico di famiglia capace di curare e prendersi cura senza limiti, come lo ha definito il suo Ordine: vicino, come tutti i medici, ai pazienti che lo avevano scelto. Ed è stata propria questa vicinanza, questa familiarità, questa intimità e cordialità di rapporti con le persone, insieme alla mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale a causare l’infezione e a provocare la strage dei sanitari.

Sono ad oggi oltre 120mila gli operatori sanitari contagiati.

Un numero altissimo, che ora, con le vaccinazioni, è finalmente in decrescita percentuale ma che è il segno che qualcosa, soprattutto all’inizio, non ha funzionato. Non eravamo pronti a una pandemia, che pure era attesa da anni e che era stata preannunciata, mesi prima, dal salto di specie del virus. Virus che ha trovato, però, la strada spianata. La pandemia di Covid ha messo in luce e amplificato carenze e zone grigie preesistenti nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, frutto di decenni di tagli lineari e di politiche alimentate da una cultura aziendalistica che guardava alla salute e ai professionisti come costi su cui risparmiare e non come risorse sulle quali investire.

Senza strumenti di protezione individuale, senza una pianificazione dei percorsi riservati ai malati di malattie infettive, il virus ha contagiato i sanitari e ha infettato gli ospedali, i presidi, gli ambulatori dei medici di famiglia. È entrato nelle Rsa, nelle varie comunità, provocando malattia e morte.

I medici e i professionisti della salute, nonostante tutto e tutti, non si sono tirati indietro, fedeli al loro giuramento, ai loro ideali e ai loro valori. È questo il segreto di una grande professione: orientare al bene il grande potere che deriva dalle conoscenze possedute. Sono circa 2 milioni e mezzo le persone che sono guarite dal Covid grazie anche al fondamentale contributo di tutti gli operatori della sanità in una pandemia che ha fatto fermare il mondo e che continua a mietere vittime sia tra la popolazione che tra i medici.

I medici hanno tenuto fede al loro Giuramento, ai principi contenuti nel loro Codice di Deontologia. Si sono impegnati, con un atto solenne all’inizio della Professione, a curare tutti, senza discriminazione, ad avere cura dei propri pazienti in ogni emergenza, a curarli senza arrendersi mai.

Per noi medici “Ogni vita conta”, l’esercizio della Professione medica e odontoiatrica impone sempre un rapporto di reciprocità con la persona, spesso una persona che soffre. Nell’alleviare il dolore e nella cura della sofferenza si scopre il senso, la vocazione di essere medici: ossia fare il bene, operare per il bene della persona e della comunità. Tutte le competenze acquisite, le abilità possedute per esercitare questa straordinaria Professione hanno un’unica finalità: fare il bene; il bene della persona e di tutti i cittadini, senza distinzione alcuna. Il medico diventa così uno strumento fondamentale della democrazia del bene, ossia garante di quei diritti che rappresentano il bene per ogni persona.

Si tratta di valori che vengono messi in pratica sempre, ma che sono diventati drammaticamente evidenti durante l’emergenza da Covid-19.

Lo aveva compreso già Ippocrate nel 400 avanti Cristo quando aveva chiesto ai suoi seguaci di regolare il tenore di vita per il bene dei malati secondo le proprie forze e il proprio giudizio, astenendosi dal recar danno e offesa. Oggi come allora, la professione testimonia questa dedizione, anche a costo della vita, garantendo con le proprie conoscenze ad ogni uomo il diritto che la nostra Costituzione definisce fondamentale: quello alla salute. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, recita l’articolo 2 della Costituzione e la professione medica grazie alle sue precipue competenze e ideali contribuisce a garantirli: il diritto alla salute, il diritto alla uguaglianza, il diritto all’equità, il diritto alla libera determinazione, il diritto alla libertà della scienza. I medici, i professionisti italiani sono la spina dorsale del nostro Paese; rendono fruibili i diritti; consentono alla nostra democrazia di essere compiuta. A questi professionisti, a quelli della salute, ai medici, a Roberto Stella e a tutti quelli come che come lui hanno sacrificato la propria vita va la nostra eterna gratitudine.

Filippo Anelli (Presidente Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri)

Raffaele Iandolo (Presidente della commissione nazionale Albo Odontoiatri)

Autore: Redazione

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