Atto medico: ripartire da Ippocrate

Il convegno affronta un tema cruciale del dibattito politico-deontologico: quali sono le finalità di questo evento? Com’è maturatal’idea di organizzare questa tavola di discussione, a Brindisi?

Nella Sanità italiana vi è sempre maggiore difficoltà delle persone ad accedere alle cure appropriate e, al contempo, cresce il disagio dei medici e degli altri operatori sanitari nello svolgere il proprio ruolo professionale.
Tutto ciò a causa di molteplici fattori: una programmazione e una gestione aziendalistica della sanità con attenzione prevalente agli aspetti economici e a volte anche agli “affari”, una tecnostruttura centrale e regionale spesso burocratica e vessatoria, una artificiosa contrapposizione tra professioni sanitarie, una gestione del contenzioso spesso futile e pretestuoso. Questi ed altri fattori stanno minando alla base la qualità dell’assistenza e la stessa professione medica. Tutto ciò ripropone con forza la necessità di momenti collegiali di riflessione e di iniziativa sull’ autonomia e responsabilità del medico. La scelta di organizzare uno di questi momenti di incontro della professione a Brindisi è nata dal confronto tra gli Omceo di Puglia, Regione del Sud dove alcune problematiche assistenziali e professionali hanno assunto caratteri di vera e propria emergenza.

La definizione di atto medico sembra essere stata ostaggio, anche ultimamente, di una sorta di “ermeneutica filosofica” che rischia di confondere. Come si può uscire da questo eccesso di “concentualizzazione”? 

Sull’atto medico, ovvero la definizione legislativa delle competenzee dei doveri del medico, si è aperta una grande e chiassosa discussione, a volte per motivi estranei alla questione in se’. Si oscilla tra posizioni “neocorporative” per la riconquista di un tramontato “prestigio” e tra fughe verso nuovi modelli organizzativi, che di innovativo hanno solo il contenimento dei costi e l’abbassamento della qualità delle cure. Nella definizione dell’atto medico bisogna ripartire dal significato ippocratico dell’agire del medico e, quindi, dalla professione medica, intesa come relazione paritaria tra medico e persona, che non abbia nessun condizionamento se non quello del bene e interesse della persona assistita.

Doveri e competenze del medico: tra deontologia e legislazione. Un quadro di dibattito che sembra riassumere perfettamente uno scenario sempre più complesso: quali gli strumenti per far chiarezza? Il codice deontologico, recentemente rieditato, che spazio ha in questo clima tormentato?

Il nuovo codice deontologico, rispetto al precedente, ha meglio definito le competenze e i doveri, l’autonomia e la responsabilità del medico. Serve adesso proseguire sulla strada indicata dal Codice per una definizione dell’agire medico, possibilmente anche per via legislativa, prendendo anche come riferimento di massima la definizione di atto medico dell’Unione Europea Medici Specialisti. In un momento di grandi cambiamenti della Società e della Sanità, il Convegno di Brindisi si pone come un momento di riflessione e di confronto sull’autonomia e responsabilità del medico, definendone competenze e doveri, a salvaguardia dell’universale diritto alla salute delle persone.

(Programma dell’evento)

Autore: Redazione FNOMCeO

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