Cassazione Civile Sez. Lavoro Ord. N. 8447/2020 – Ex Medici Condotti

La Suprema Corte ha affermato che “gli ex medici condotti tuttora con rapporto non esclusivo con le A.S.L., in ragione della loro libera scelta di non esercitare la relativa opzione, permangono in una posizione giuridica differenziata rispetto al restante personale medico del servizio sanitario nazionale, mantenendo, in particolare, il trattamento retributivo omnicomprensivo originariamente previsto dall’art. 110 del d.P.R. 20 maggio 1987, n. 270, con esclusione degli ulteriori emolumenti previsti dalla contrattazione collettiva per i dirigenti medici del servizio sanitario nazionale con rapporto esclusivo di dipendenza con la A.S.L., tra cui l’indennità di specificità medica”.

FATTO E DIRITTO 1. la Corte d’Appello di Bari, adita dalla A.S.L. di F., in riforma della sentenza del Tribunale di primo grado, che aveva accolto il ricorso, ha respinto la domanda proposta dagli odierni ricorrenti, eredi di S. A. ex medico condotto, la quale aveva chiesto la condanna dell’Azienda Sanitaria al pagamento della somme asseritamente dovute a titolo di indennità di specificità medica, ex art. 54 del CCNL 5 dicembre 1996 per l’area della dirigenza medica e veterinaria del S.S.N; 2. la Corte territoriale, ricostruito il quadro normativo e contrattuale, ha ritenuto decisivo ed assorbente, rispetto ad ogni altra questione, il fatto che l’originaria ricorrente avesse optato, nel transitare alle dipendenze della USL, per il trattamento economico onnicomprensivo di cui all’art. 110 d.P.R. n. 270/1987, cui la successiva contrattazione collettiva aveva escluso si dovessero aggiungere ulteriori emolumenti; 3. avverso questa sentenza M. B. e D. P. B., eredi di A. S., hanno proposto ricorso per cassazione affidato a nove motivi al quale la ASL Fg ha resistito con controricorso; Considerato Sintesi dei motivi 4. i ricorrenti, con i primi otto motivi di ricorso, formulati ai sensi degli artt. 360 n.3 cod. proc. civ., 1362 e seg. cod. civ., 63, comma 5, d.lgs. n. 165/2001, denunciano la violazione e falsa applicazione di numerose disposizioni di legge e di contratto collettivo (allegato n. 6 tavola 3 c) di cui all’art. 13, comma 1, CCNL 3.11.2005; artt. 36, 45 e 48 dello stesso CCNL; art. 70 CCNL 5/12/1996; artt. 37, 43 e 46 C.C.N.L. 8/6/2000; art. 2909 cod.civ.; art. 30 d.P.R. n. 761/1979; art. 110 d.P.R. n. 270/1987; artt. 6 e 13 CEDU; artt. 24,111 e 113 Cost.; art. 54 CCNL 5/12/1996; art.4 CCNL 5/7/2006; art. 1418 cod.civ.; art. 45 d.lgs. n. 165/2001; art. 112 c.p.c.); 5. con il nono motivo denunciano, in relazione all’ art. 112 cod.proc.civ., ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 4 cod.proc.civ., nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla domanda di nullità delle disposizioni dei CCNL richiamate nei precedenti motivi, se interpretate nel senso di ritenere lo stipendio dell’ex medico condotto di natura omnicomprensiva con esclusione del diritto a percepire l’indennità di specificità medica; 6. i ricorrenti sostengono che: la Corte territoriale ha erroneamente interpretato le clausole contrattuali riguardanti l’indennità di specificità medica e il trattamento i N. R.G. 24297 2015 onnicomprensivo riconosciuto in favore degli ex medici condotti; l’indennità di specificità medica prescinde dall’esclusività ed è attribuita a tutti i dirigenti medici, anche se a tempo definito, tanto che nell’allegato n. 6, tavola 3, del CCNL 2005 l’indennità è inclusa nel trattamento fondamentale dei dirigenti medici a tempo definito e rapporto di lavoro non esclusivo; la locuzione “trattamento onnicomprensivo” non può più essere intesa nell’accezione di cui all’art. 110 d.P.R. n. 270/1987, perché la norma ha cessato di produrre effetti a seguito dell’annullamento da parte del TAR Lazio dell’art. 133, comma 2, del d.P.R. n. 384/1990 e, quindi, l’espressione contenuta nel CCNL 8.6.2000 era da intendersi come sinonimo di “trattamento tabellare”; 7. addebitano alla sentenza impugnata la violazione dell’art. 2909 c.c. per non avere riconosciuto il valore di giudicato della sentenza del TAR Lazio n. 640/1994, confermata dal Consiglio di Stato, che aveva ritenuto ingiustificato il trattamento retributivo differenziato, rilevando che gli ex medici condotti, divenuti dipendenti delle unità sanitarie locali, possedevano uno “status” non diverso da quello degli altri dirigenti medici; 8. asseriscono che la Corte territoriale, nel negare il diritto all’indennità di specificità medica, ha violato il principio della parità di trattamento sul quale si era formato il giudicato, ponendosi in contrasto con gli artt. 6 e 13 della CEDU nonché con gli artt. 24, 111, 113 Cost. che garantiscono l’effettività della tutela giurisdizionale; 9. richiamano le disposizioni contrattuali che disciplinano la struttura della retribuzione dei dirigenti medici di primo e secondo livello nonché la graduazione delle funzioni ed insistono nel sostenere che l’indennità spetta a tutti i dirigenti medici e veterinari, in quanto è volta a compensare lo svolgimento di attività di cura, diagnosi e tutela della salute pubblica, mentre l’esclusività del rapporto è remunerata dalla diversa indennità prevista dall’art. 42, sicché la stessa deve essere riconosciuta agli ex medici condotti, non essendo in discussione la loro qualità di dirigenti medici; 10. imputano alla Corte territoriale di avere violato l’art. 54 del CCNL 1996, l’art. 37 del CCNL 8.6.2000, l’art. 36 del CCNL 2005 con i quali si è sottolineata la peculiarità della funzione medica, che costituisce “non solo il perno produttivo dell’attività aziendale ma anche il fine istituzionale di essa” e che perciò è stata compensata con una specifica indennità, che costituisce un istituto di carattere generale del trattamento economico fondamentale e ribadiscono che gli artt. 48 CCNL 2005 e 4 CCNL 2006 nel richiamare il trattamento economico onnicomprensivo si riferiscono allo stipendio tabellare, al fine di escludere la dinamica degli incrementi contrattuali lordi N. R.G. 24297 2015 previsti per le voci stipendiali, ed a conferma di detta interpretazione evidenzia che gli ex medici condotti percepivano comunque anche altre indennità, come la r.i.a., l’indennità integrativa speciale, l’elemento distintivo della retribuzione,l’una tantum ex lege n. 438/1992; 11. asseriscono che l’interpretazione delle clausole contrattuali fatta propria dalla Corte territoriale viola il principio della parità di trattamento sancito dall’art. 45 del d.lgs. n. 165/2001 e, quindi, rende nulle le clausole stesse per violazione di norma imperativa; addebitano alla Corte di Appello (nono motivo) di avere omesso di pronunciare (art. 112 c.p.c.) sulla dedotta questione di nullità delle clausole dei contratti collettivi richiamati negli altri motivi di ricorso; esame dei motivi 12. i motivi, da trattare unitariamente in ragione della loro connessione logico giuridica, sono infondati perché la sentenza impugnata è conforme all’orientamento ormai consolidato di questa Corte, secondo cui “gli ex medici condotti tuttora con rapporto non esclusivo con le A.S.L., in ragione della loro libera scelta di non esercitare la relativa opzione, permangono in una posizione giuridica differenziata rispetto al restante personale medico del servizio sanitario nazionale, mantenendo, in particolare, il trattamento retributivo omnicomprensivo originariamente previsto dall’art. 110 del d.P.R. 20 maggio 1987, n. 270, con esclusione degli ulteriori emolumenti previsti dalla contrattazione collettiva per i dirigenti medici del servizio sanitario nazionale con rapporto esclusivo di dipendenza con la A.S.L., tra cui l’indennità di specificità medica” (Cass. n. 1487/2014 e negli stessi termini in fattispecie sovrapponibili a quella oggetto di causa Cass. n. 16303/2017; cfr. anche Cass. 29625/2019, Cass. n. 28833/2018, Cass. n. 27222/2017, Cass. n. 27221/2017, Cass. n. 26168/2017, Cass. n. 6057/2016;); 13. con le richiamate decisioni, alla cui motivazione si rinvia ex art. 118 disp. att. cod.proc. civ., si è rimarcata la posizione giuridica differenziata degli ex medici condotti, che non abbiano optato per il rapporto esclusivo, rispetto al restante personale medico del servizio sanitario nazionale e, pertanto, è stata esclusa l’eccepita violazione delle norme costituzionali e sovranazionali nonché del principio di parità di trattamento di cui all’art. 45 d.lgs. n. 165/2001; 14. è stato evidenziato che gli ex medici condotti, in ragione di una loro libera scelta, sono titolari di un doppio rapporto, convenzionale e dipendente, sicché è razionale la scelta della contrattazione collettiva di mantenere il trattamento retributivo onnicomprensivo originariamente previsto dal d.P.R. n. 270/1987;N. R.G. 24297 2015 15. è stato richiamato il principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, alla stregua del quale l’art. 45 del d.lgs. n. 165/2001 fa divieto al datore di lavoro pubblico di riconoscere trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in sede di contrattazione; 16. è stato osservato (Cass. 16303/2017, Cass. 163202/2017) che non è pertinente il richiamo al D.P.R. n. 384 del 1990, art.110, riguardante in generale le indennità del personale medico e veterinario, essendo il trattamento omnicomprensivo di costoro disciplinato dal D.P.R. n. 270 del 1987, art. 110, e, conseguentemente, nessuna preclusione, sub specie di violazione del giudicato, può svolgere nel giudizio in esame la sentenza del Tar più volte invocata dalla parte ricorrente; 17. è stato rilevato (Cass. 16303/2017, Cass. 163202/2017) che la più recente giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato sent. n. 4769 del 2013), nel decidere sulla domanda, già respinta dal T.A.R., di un ex medico condotto transitato alla A.S.L. che chiedeva il riconoscimento del diritto agli scatti di anzianità, in aggiunta al trattamento omnicomprensivo annuo di cui al D.P.R. n. 270 del 1987, art. 110, ha confermato l’interpretazione del giudice del merito precisando che la norma ora citata, attribuendo agli ex medici condotti che non abbiano scelto il “tempo pieno” o il “tempo definito”, un trattamento del tutto peculiare, “omnicomprensivo”, esclude l’aggiunta di ulteriori emolumenti, anche se legati all’anzianità di servizio, e si giustifica, dal punto di vista sistematico con la diversità degli obblighi di servizio e le diverse potenzialità di produzione di reddito consentite dal mantenimento di rapporti convenzionali fino a 1400 assistiti; 18. è stato anche affermato (Cass. n. 29625/2019) che l’art. 1, comma 456 della L. n. 205/2017 nel prevedere che “in ottemperanza alle sentenze del tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio, sezione 1-bis, n.640/1994, e del Consiglio di Stato, sezione IV giurisdizionale, n. 2537/2004, e per il completamento degli interventi perequativi indicati dal Ministero della salute con atto DGPROF/P/3/ I.8.d.n.1 del 16 giugno 2017, e’ autorizzata la spesa di 500.000 euro per l’anno 2018 e di un milione di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Il Ministero della salute, con apposito decreto, individua i criteri di riparto de!le risorse tra i soggetti beneficiari nel limite della spesa autorizzata e assicura il relativo monitoraggio”, non ha riconosciuto il diritto degli ex medici condotti a percepire l’indennità della quale qui si discute, né ha impegnato le amministrazioni a liquidare l’indennità stessa con efficacia retroattiva, essendosi limitata a prevedere uno stanziamento di somme, da ripartire N. R.G. 24297 2015 secondo criteri che il Ministero della Salute avrebbe dovuto individuare con finalità perequative e che, allo stato, non risultano precisati; 19. i principi affermati nelle decisioni sopra richiamate, condivisi dal Collegio, non sono scalfiti dalle prospettazioni difensive sviluppate dai ricorrenti nel ricorso; 20. conclusivamente, il ricorso va rigettato con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo; 21. ai sensi dell’art. 13 c. 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto. P.Q.M. La Corte Rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in C 4.500,00 per compensi professionali, C 200,00 per esborsi, oltre 15% per spese generali forfetarie oltre Iva e CPA. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso norma del comma 1- bis, dello stesso articolo 13, se dovuto.

Autore: Anna Macchione - Ufficio Legislativo FNOMCeO

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