La Suprema Corte ha affermato che la condotta del medico, il quale compie atti incidenti sulla sfera sessuale del paziente, dopo avergli consapevolmente fornito informazioni inesatte, reticenti o incomplete, così precludendo al medesimo l’effettivo esercizio del diritto fondamentale ad autodeterminarsi, integra gli estremi della violenza sessuale con abuso di autorità, perché strumentalizza la sua posizione di preminenza per costringere il soggetto passivo a subire tali atti.
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