Nel caso di specie alcuni medici ospedalieri, operando all’interno degli spazi preposti alla libera professione intramuraria, vengono accusati di aver visitato numerosi pazienti senza la preventiva prenotazione tramite i canali ufficiali (CUP) e senza il versamento delle tariffe previste in favore dell’azienda sanitaria. Nello specifico, i professionisti avrebbero utilizzato materiali sanitari (gel, carta medicale, guanti) ed energia elettrica per il funzionamento dell’ecografo, erogando le prestazioni durante l’orario di servizio e distogliendo così le proprie energie lavorative dai compiti istituzionali. Si delinea un complesso confine tra l’appropriazione indebita di risorse pubbliche, l’abuso delle funzioni d’ufficio e la configurazione di condotte ingannatorie ai danni dell’amministrazione. Pertanto, la Suprema Corte perviene alla decisione di annullare la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello, la quale dovrà: verificare la sussistenza o meno di un interesse pubblico nella prestazione erogata per distinguere tra peculato d’uso, abuso d’ufficio (depenalizzato) o indebita destinazione di beni (art. 314-bis c.p.), e accertare la presenza di concreti artifizi e raggiri per sostenere l’accusa di truffa, non potendosi limitare alla sola constatazione del disservizio o della violazione degli orari.
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