Disagio medico: un fenomeno multifattoriale

Report. n. 21/09

DISAGIO MEDICO: UN FENOMENO MULTIFATTORIALE

Il Vice Ministro della Sanità ha recentemente affermato di voler reinserire “l’umanizzazione della medicina” fra le attività di ECM per gli operatori Sanitari.
Il Prof. Ferdinando Pellegrino psichiatra a Salerno, Consigliere naz.le SIMP e docente universitario, da alcuni anni sta lavorando molto, anche lui con eventi ECM, focalizzati sugli aspetti “emozionali” della professione medica.
Egli è un vero esperto del fenomeno Burn-out (in inglese significa “bruciarsi”) avendo sulla materia scritto molti libri e pubblicato articoli scientifici particolarmente significativi (Lo stress lavorativo come ottimizzarlo – Errore e stress lavorativo – Valorizzare le risorse umane – Una professione che cambia).
Recentemente insieme ai suoi collaboratori ha condotto un’ indagine su 4.500 operatori sanitari italiani (in prevalenza Medici del pronto soccorso – di medicina generale – anestesisti – psichiatri – ginecologi – pediatri – odontoiatri – infettivologi e trapiantologi) per verificare la perdita di idealismo lavorativo, di energia, di motivazioni, di aspettative e verificare al contempo il grado di affaticamento o di frustrazione derivante dalla mancata ricompensa attesa.
L’età media del campione è di 45 anni con una prevalenza del sesso maschile (58,7%), si tratta per lo più di persone coniugate (72,7%) e con una posizione lavorativa stabile.
Il 13,8% del campione si ritiene completamente soddisfatto dell’attività professionale, il 63,9% lo è abbastanza, il 19% poco e il 3,4% è insoddisfatto.
La gratificazione lavorativa appare nel complesso soddisfacente e la professione è giudicata utile (69,2%), creativa (16,8%), noiosa (3,1%) affascinante (30,9%), frustrante (17,7%), monotona (9,7%). Ciò indica che, contrariamente a quanto si possa ritenere, buona parte dei Medici lavora con entusiasmo e crede nella propria professionalità.
Tuttavia questi stessi operatori ammettono che la professione può essere fonte di stress e causa di disagio psicologico e malessere fisico (ansia, tensione, depressione, irritabilità, insonnia, stanchezza). Molti, pur conservando un giudizio positivo, vivono in prima persona gli effetti negativi legati allo stress professionale e riconoscono che tale stress può ripercuotersi negativamente sul proprio ambiente famigliare e quindi sulla vita privata. Il 46,4% ritiene di riuscire a dedicare a se stesso e alla propria famiglia un tempo sufficiente, contro il 53,2% che ritiene di non aver a disposizione tempo sufficiente.
Esistono poi patologie legate alla c. d. “COSTRITTIVITA’ ORGANIZZATIVA” o comunque al mondo del lavoro che comporta inevitabili conseguenze sul piano della produttività individuale e aziendale . L’individuo rende di meno, si assenta più facilmente dal lavoro, può commettere errori professionali è più “cinico” nei confronti dell’utenza e meno disponibile nei confronti della azienda (ospedale).

Nel campione assai interessante la tabella che riguarda le cause dello stress lavorativo:

a) La burocrazia 81,0%
b) Esercitare la propria attività in branche della medicina non affini ai propri interessi e/o alle proprie competenze       33,2%
c) Essere sovraccarichi di lavoro 49,4%
d) Lavoro in strutture mal gestite amministrativamente 48,3%
e) Avere rapporti insoddisfacenti con i colleghi 20,2%
f) Avere una insufficiente autonomia decisionale 17,5%
g)Avere problemi famigliari o relazionali 10,5%
h)Essere scarsamente retribuiti 30,1%
i)  Non avere la possibilità di collaborare e di scambiare idee con i colleghi 27,6%
l)  Non avere spazi e tempi istituzionalmente prefissati per la propria crescita professionale 41,3%
Il fenomeno del burn-out proprio per le implicazioni sociali connesse e il numero sempre maggiore di potenziali interessati (insegnanti – poliziotti – vigili del fuoco – sacerdoti, religiosi – operatori di volontariato) è stato inserito dal Ministro del Welfare tra l’elenco delle malattie professionali definito come “patologia da disfunzione dell’organizzazione lavorativa (disturbo dell’adattamento cronico e disturbo post-traumatico cronico da stress).
Ma il fenomeno per la professione medica in generale comporta ripercussioni negative sul rapporto medico-paziente e rende insostenibile un rapporto empatico con il paziente in quanto l’empatia presuppone propensione all’ascolto, disponibilità umana e una tranquillità d’animo che può concretizzarsi solo se il medico ha una piena consapevolezza del proprio essere e una padronanza delle tensioni e frustrazioni emotive correlate a vicende umane e professionali.
Gli Ordini e la Federazione di fronte a tale fenomeno così negativo per la salute pubblica e per la stessa professione devono perseguire l’obiettivo, come ha sottolineato il Presidente Dr. Bianco, di “Prendersi cura di chi cura” al fine di tutelare il benessere e la salute dei medici intervenendo su tutti i complessi determinanti il “disagio medico”.

P.S. Come sempre chi fosse interessato ad approfondire, la documentazione completa è a disposizione presso il Centro Studi e Documentazione della FNOMCeO

Roma, 13/05/2009

Autore: Redazione FNOMCeO

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