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Giorgio Napolitano festeggia i 60 anni del CUAMM

Cosa fare per sconfiggere la miseria? Scendere dalle spalle dei poveri. Innamorarsi degli ultimi. La poetica è quella dell’ultimo miglio: essere a fianco di chi non ha le parole per dirlo. "Questa è la nostra storia, essere là dove vive la gente": loro, i Medici con l’Africa CUAMM l’hanno messa tutta in sessant’anni di dedizione, attenzione, collaborazione, per la redenzione sanitaria dei popoli di quella terra nera, di fame e di miseria. Operai discreti ma tenaci della buona Italia. Mossi dalla "cocciutaggine del mulo e il coraggio di chi non si arrende". Sobri. Non condizionati dalle convenzienze. Mai hanno navigato nell’oro o fatto affari. Per questo sono rimasti liberi. Poveri ma liberi.

Sessant’anni fa nasceva il Collegio universitario aspiranti medici missionari. Oggi il CUAMM – che ha festeggiato a Padova questo suo compleanno – è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta nella Penisola e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. "Con la sua presenza alle celebrazioni di questo anniversario, il presidente Giorgio Napolitano ha voluto pubblicamente riconoscere ciò che abbiamo fatto e che continuiamo a fare in e con l’Africa. Sessant’anni sul campo – ricorda il direttore don Dante Carraro -, sessant’anni di fatti e non di parole. Le uniche usate sono state quelle per avvicinarsi alla gente, aiutarla quando la quotidianità si fa dramma. Mai per autocelebrarci. Per questo il momento di festa è volutamente concentrato, ampio invece il programma di azioni destinate a far sempre più conoscere la realtà nella quale operiamo".

La potenza è quella dell’innamoramento. Autentico, tenace, che serba in cuore il dono d’amore. "Grazie per quello che avete fatto e continuate a fare", ha scandito il Capo dello Stato stringendo la mano ai volontari, a tutti e idealmente a ciascuno. Al via la grande campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi "Questa è una foto di guerra", raffigurante il parto, momento clou ad altissimo rischio sanitario. La volontà è rilanciare sul futuro (sms solidale al 45592, fino al 25 novembre) per trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, il fascino e la sfida di una grande
storia di servizio a favore degli ultimi. In bella mostra una targa, coniata dalla Zecca dello Stato, che riporta l’ammirazione del presidente della Repubblica per la densa organizzazione umanitaria che ha sede in via san Francesco. E cinquantatrè di quei sessant’anni hanno avuto, come guida, un nome e un cognome: quello di Luigi Mazzucato, occhi chiari, personalità dolce, piglio di ferro. Da ieri dottore in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace, laurea honoris causa conferitagli in un’affollatissima Aula Magna del Bo, vestita a festa.

"Direttore illuminato e infaticabile, schivo e carismatico: la sua figura e la sua opera – ha scandito il magnifico rettore Giuseppe Zaccaria – interrogano in profondità le nostre coscienze sia individuali che istituzionali. Don Luigi ha offerto una chiara e limpida risposta ai temi di equità dedicando tutta la sua vita alla promozione del diritto alla salute attraverso il volontariato in Africa, promuovendo una cultura della solidarietà e della sensibilità verso i più poveri nel mondo, combattendo una battaglia civile per l’affermazione dei diritti e della dignità umana".

E la meravigliosa intuizione, che fu del professor Francesco Canova e dell’allora vescovo di Padova Girolamo Bortignon, si è tradotta in 4350 anni – mettendo le ore in fila una dopo l’altra delle migliaia di operatori che hanno prestato opera pro CUAMM – di servizio con gli occhi rivolti agli ultimi, i più malati, i più soli. "Sono un piccolo uomo – ha esordito don Mazzucato, riconoscente con la tempra tenace dei suoi 83 anni -, un piccolo uomo con una missione: andare là dove non c’è nessuno, dove gli aiuti non arrivano o stentano ad arrivare, il distretto, il villaggio, la comunità familiare, là dove il bisogno è reale ed è sconosciuto, dimenticato, là dove il lavoro silenzioso, quotidiano, non fa notizia. La nostra storia è di operai instancabili della salute, medici, volontari invisibili".

Centodieci i viaggi compiuti da don Luigi in terra africana, faccia a faccia con l’Aids in Uganda, i genicidi in Rwanda, la guerriglia in Mozambico, le lacrime di madri, padri, figli in Guinea Bissau, Ghana, Zambia. "L’Africa non è impotente, tutto quello che chiede è lo spazio per respirare e per prosperare". La città potrà incotrare l’Africa sul listòn alla bella mostra "Nera Madre". Perchè l’Africa, ha ammonito il dottor Mazzucato, "non rimanga all’ultimo posto, ma si alzi, prenda la sua coperta e cammini".

Autore: Redazione FNOMCeO

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