I tumori spaventano di più in tempi di crisi

Report n. 02/2012

I TUMORI SPAVENTANO DI PIU’ IN TEMPO DI CRISI

Le terapie sono nettamente migliorate e garantiscono più rapidamente il ritorno alla vita "normale". Ma per i malati di tumore è lunga la lista delle sfide ancora da vincere: quasi tutti sono convinti che ci siano forti disparità territoriali nei servizi erogati; il supporto psicologico e materiale arriva quasi completamente dalla famiglia, e in particolare dalle donne (madri o mogli); i servizi sociali sono pressoché inesistenti; il rientro al lavoro è difficile, a volte impossibile. E le nubi all’orizzonte sono tante. Su tutte, la paura che la stretta sui bilanci pubblici legata alla crisi restringa l’accesso alle cure più innovative, che l’economia prevalga sulla salute.

A scandagliare opinioni e aspettative dei pazienti oncologici è la ricerca “Ad alta voce”, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Censis e la Favo (Federazione italiana delle associazioni del volontariato oncologico) e realizzata con il sostegno di Roche e il contributo determinante dei volontari. L’indagine, ha coinvolto 1.033 pazienti e oltre 700 familiari. E rivela uno spaccato da cui la politica e le amministrazioni, se volessero, potrebbero trarre molte indicazioni pratiche.

Rientrano in attività e alla quotidianità in breve tempo, circa quattro mesi (dieci anni fa erano mediamente 17 mesi), ma 274mila si ritrovano senza lavoro. Il Censis ha stimato che sono dunque 274mila i malati oncologici che nel corso della loro vita hanno perso il lavoro, in seguito a dimissioni o licenziamento. Di questi, 85mila hanno avuto un problema simile negli ultimi cinque anni.

Dall’indagine, emerge che l’82,5% dei malati ha qualcuno che lo assiste, nel 62,3% dei casi si tratta del coniuge o convivente. Un terzo dei familiari ha più di 65 anni e il 6,7% dei malati è totalmente non autosufficiente. Tornano rapidamente alla vita attiva, prosegue il Censis, ma la vita dei pazienti oncologici non è più come prima della malattia a causa di una serie di problemi psicofisici che persistono: fragilità e tendenza alla facile commozione (57,9%), apatia, debolezza e perdita delle forze (54,7%), dolori e disturbi fisici (52,9%), perdita del desiderio sessuale (47,6%), ansia (46,7%), problemi relativi all’aspetto fisico (42,2%).

Il tumore è sempre più una patologia di massa, per il numero di persone coinvolte e per gli ambiti toccati, che vanno molto oltre il sanitario, con i servizi sociali, il mondo del lavoro, le tutele. Ed è il futuro a spaventare di più, e stavolta in modo trasversale alle aree geografiche i malati di tumore. Il 29,5% teme che le difficoltà di bilancio condizionino la disponibilità delle terapie più mirate e con meno effetti collaterali (la priorità assoluta per l’avvenire indicata dal 73,7% dei pazienti), il 25,7% ha paura delle differenze tra i territori in particolare per le cure più innovative, come i farmaci biologici. Il 40% è preoccupato dall’allungarsi delle liste d’attesa per esami e controlli, il 33% da quelle per le terapie.

Roma 16/01/2012

Autore: Redazione FNOMCeO

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