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Intervista esclusiva: Alberto Oliveti, l’Enpam e il futuro dei giovani medici

Proprio nei giorni in cui la Fondazione Enpam sta per inaugurare ufficialmente la sua nuova sede nazionale, abbiamo raggiunto il presidente dell’ente prevido-assistenziale del mondo medico. Desideravamo puntualizzare con Alberto Oliveti alcuni temi: come la Fondazione chiude l’annata, soprattutto cercando di capire se “il peggio è passato”, riferendoci ai tempi bui di accuse, scandali veri o ipotizzati e di tentativi (mai davvero tramontati) di accorpare l’Enpam ad altre realtà previdenziali nazionali.

Il presidente della Fondazione si è reso disponibile alle domande, lanciando soprattutto il messaggio più atteso dai medici e odontoiatri italiani: “Riaffermiamo la indisponibilità del nostro patrimonio a strade diverse da quella di sostenere la previdenza e l’assistenza istituzionale”. Rassicurando, nel frattempo, i giovani medici sul loro futuro.

Presidente Oliveti, il 2013 è stato un anno di grandi tensioni sociali ed economiche. Per la Fondazione Enpam è stato un anno in cui il lavoro ha proseguito sulla direttrice delle 3 grandi riforme che lei ha posto come obiettivo. Come l’Enpam si appresta a chiudere l’annata?
Con la consapevolezza di aver fatto parecchio strada su ognuno dei tre progetti di riforma, tanto che la loro conclusione appare ora alla vista. Sulla previdenza la riforma tesa a garantire una più lunga sostenibilità – mezzo secolo! – nella miglior adeguatezza possibile delle prestazioni e’ stata conclusa ed approvata dai Ministeri vigilanti.
Sul patrimonio stiamo completando la riforma della sua governance, finalizzata a mettere la prevedibile scadenza degli impegni previdenziali al centro degli investimenti patrimoniali sia finanziari che immobiliari, rifuggendo da rischiosità eccessive, da strumenti complessi e da commissioni di costo elevato.
Sulla riforma dello statuto, per una migliore rappresentatività delle categorie contribuenti al minor costo di rappresentanza possibile, stiamo attuando un percorso ben delineato di coinvolgimento dei livelli istituzionali della professione medica ed odontoiatrica per proporre ai ministeri vigilanti un progetto ampiamente condiviso.

I momenti più turbolenti della recente storia dell’Enpam sembrano oggi quasi superati. Non si parla più di commissariamenti, di inglobamenti, di scandali finanziari. Oggi lo stato di salute della Fondazione è un dato acquisito?
Direi proprio di sì ammesso che la situazione fosse così tragica come qualcuno aveva interesse a dipingere. La politica ha cambiato le regole della privatizzazione, spostando da quindici a cinquanta gli anni di equilibrio richiesto, pretendendo inoltre un calcolo che non computasse la riserva di un patrimonio costruito, come ben si sa,per essere destinato alle pensioni dei medici e dentisti e non alle casse dello Stato. Gli investimenti rischiosi del passato che siamo stati chiamati a gestire non sono più stati fatti con i nuovi modelli di investimento e man mano che arrivano a scadenza quelli che abbiamo in casa riducono anche grazie ai nostri interventi la loro potenziale perdita. Le dico solo un dato. Se oggi smettesse di entrare un solo euro di contributo o di provento patrimoniale alle sue casse, la fondazione avrebbe più di dodici anni di riserve per pagare le pensioni ai nostri pensionati e a coloro che nel frattempo lo diventassero, senza costi per le casse dello Stato che anzi attingono sempre più al nostro patrimonio. Il
confronto con la previdenza pubblica credo sia impietoso, eppure c’è chi continua a operare più o meno responsabilmente per riportarci lì.

Quale è allo stato attuale il rapporto dell’Enpam con la politica parlamentare e con le scelte governative? Soddisfatti delle scelte di "non" accorpare la Fondazione ad altre realtà prevido-assistenziali?
L’autonomia è il nostro obiettivo primario, per poter ben calibrare le nostre manovre di adattamento fine alle esigenze della demografia, dell’economia e del cambiamento professionale di questi anni. Funzionali a questo restano la indisponibilità del nostro patrimonio a strade diverse da quella di sostenere la previdenza e l’assistenza istituzionale e l’esigenza di studiare ogni possibilità di semplificazioni normative e di sinergie virtuose in materia.

Avete avviato l’Osservatorio lavoro: ci può dire quali sono gli obiettivi di questa attività?
L’Osservatorio sul lavoro sanitario nasce da una esigenza: avrebbe poco senso garantire mezzo secolo di sostenibilità alle generazioni future se non si tenesse in osservazione il cambiamento in corso del nostro lavoro, alla luce dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche, delle pratiche professionali e dei modelli organizzativi. Lavoro, formazione professionalizzante e previdenza sono strettamente collegate, Enpam è espressione piena di welfare dato che dai contributi sul lavoro in sanità scaturiscono le nostre pensioni e l’assistenza. Non poteva limitarsi a dimostrare tenuta nel tempo e rigore nella gestione, ma doveva porsi obiettivi di studio, previsione e sostegno del cambiamento professionale onde anticiparne le criticità prevedibili e accompagnarne lo sviluppo compatibile.

Il mondo dei giovani medici si chiede spesso se ha un futuro sia dal punto di vista della professione che dal punto di vista della previdenza. Cosa si sente di rispondere?
Certo che ha un futuro la professione più bella del mondo! Il nostro paese invecchia, le esigenze di salute crescono, la tecnologia evolve, come non vedere il lato positivo della questione? Ai giovani vorrei dire che sono il motore portante di questa grande possibilità di cambiamento, gli ostacoli da superare sono tanti ma la sfida e’ entusiasmante per chi ha voglia di mettersi alla prova, cercate in voi stessi questa motivazione. La previdenza deve tendere alla corrispettività tra il versato e il ricevuto anche nel passaggio generazionale, l’assistenza deve darsi anche un modello strategico di sostegno alle criticità formative e lavorative oltre che continuare bene a sostenere il bisogno, il patrimonio può anche investire in sviluppo professionale. Credo si debba perseguire con strumento legislativo la tempestiva inclusione degli studenti di Medicina che fanno lavoro professionalizzante nell’Enpam, per farli diventare protagonisti a pieno titolo del loro futuro previdenziale.

Per finire: ogni tanto in workshop o in dibattiti pubblici lei si riferisce allo "spirito di Fiuggi". A cosa si riferisce? E’ uno spirito che può guidare il mondo medico verso una nuova coscienza professionale e sociale?

 Non è il mio un tributo nostalgico a tempi che non verranno più, bensì un richiamo a quel sentimento di compartecipazione alle scelte e di responsabilizzazione alla tutela degli obiettivi condivisi da parte di tutte le componenti della grande famiglia medico ed odontoiatrica che poteva preludere ad un recupero dell’orgoglio medico per un rilancio della nostra professione. Non smetto di credere che ce la possiamo fare. Che vuole, sono fatto così!

Autore: Redazione FNOMCeO

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