La questione medica e la politica

01 APR – Gentile direttore,
mi è molto piaciuta la recente riflessione di Antonio Panti. In maniera chiara e precisa ci mette sotto gli occhi da dove veniamo, a che punto siamo arrivati e, stiamo cercando di capire,  dove vogliamo andare. Giustamente ci dice che i medici non vivono in un sistema estraneo a tutti gli altri sistemi; i medici convivono ed interagiscono con il mondo dei pazienti/utenti, con il mondo delle altre professioni sanitarie, con le loro certezze ed insicurezze umane,  ma, soprattutto, sono condizionati dalle scelte politiche. Devono, quindi, confrontarsi con tutte queste variabili.

Sulla questione medica e sulla sanità tutta, le strade giuste da seguire le troveremo solo se discutiamo vis a vis con la Politica, tutta. Per avere la certezza di quale sarà la strada che seguiremo da qui a 20 anni è necessario che tutta la politica si sieda con noi, discuta e scelga la via. Poi con noi si impegni a realizzare quello che si è scelto.

Non possiamo avere un solo interlocutore politico o cercarci una sola sponda perché correremmo il rischio di avere “riforme sanitarie” ad ogni cambio di colore politico al governo. La Sanità, come la scuola o la magistratura, è una parte importante della Politica che ha in mano le sorti delle persone, ne condiziona il futuro. Su di essa dobbiamo tutti scegliere la strada da seguire in maniera competente e condivisa. Abbiamo visto cosa è accaduto alla scuola che ha subito decine di riforme, che l’hanno portata ad essere in uno stato confusionale.

Finora nel dibattito sulla questione medica, come su molti argomenti politici, il grande assente è proprio il pensiero politico. Ognuno dei politici nostrani si investe del potere di avere la ricetta giusta, la bacchetta magica che mette tutto a posto al momento delle elezioni. Poi all’atto, partorisce il topolino, che con gli altri topolini partoriti prima, erode le gambe alla seggiola Stato.

Io sono laureata 1983. Eravamo agli albori del SSN, quando ho sostenuto l’esame di Patologia Generale nel 1978. Il mio professore Stelio Varrone. all’epoca, bocciava in miei colleghi sul colesterolo HDL, ritenuto da noi studenti un argomento ostico e difficile. Molto di quello che oggi è pratica comune nella medicina, io, all’Università non l’ho proprio studiata. Questo per dire che la Medicina è una scienza in continuo divenire, che la formazione di un medico non finisce mai e quindi la Politica ha il dovere di sostenerci sul come gestire la formazione in una materia così rapida nell’evoluzione delle conoscenze, pensando procedure snelle e attuabili in breve tempo. Come Stato non possiamo permetterci i ritardi e le lentezze biblici della politica attuale.

Quando mi sono laureata il budget era materia che studiava mia sorella, iscritta alla facoltà di Economia e Commercio. Ora la gestione del budget è entrata nella mia pratica quotidiana e non può essere ignorata nelle scelte mediche che compio. Da medico, per attenermi alle risorse che mi sono state assegnate perseguo quello che ritengo utile al paziente, cioè compio scelte appropriate, secondo me,  a curarlo al meglio senza disperdere risorse. L’appropriatezza delle scelte è la seconda stampella  del mio fare medico, insieme alla conoscenza. Tutto questo, sicuramente in maniera maldestra, l’ho dovuto imparare da sola; mi sono inventata, insieme ai colleghi con cui opero, procedure per perseguire appropriatezza.

Nonostante tutto però, noi medici del secolo scorso ci siamo caricati sulle spalle, insieme a tutte le altre professioni sanitarie, il SSN e lo abbiamo portato ai livelli attuali. Condivido quindi il pensiero di Panti quando dice che io non devo combattere contro gli infermieri o contro i tecnici di laboratorio. Se con loro combattiamo la nostre piccole battaglie quotidiane per il bene delle persone di cui ci prendiamo cura, insieme a loro, dobbiamo chiederci cosa vogliamo fare delle nostre professioni e con loro confrontarci con chi ci deve dare risposte, cioè  lo Stato e quindi la Politica.

Per me quindi, come professionisti medici, dovremmo chiedere gli Stati Generali della Sanità in Italia.
La politica però su questo è assente, sorda a qualsiasi input. In parlamento siedono colleghi medici in tutti gli schieramenti, come sicuramente siedono colleghi di tutte le altre professioni sanitarie. Quando la politica parla di sanità, negli ultimi anni sembra di assistere però alla guerra tra guelfi e ghibellini (vedi le ultime schermaglie sui vaccini riportate anche sulle pagine di QS). Ho la sensazione che la politica non abbia idea di cosa voglia fare della nostra professione né della Sanità tutta. Dobbiamo essere noi, quindi, a costringerla a sedersi con noi attorno al tavolo degli stati generali.

Vincenza Truppo
Dirigente medico I livello UOC Medicina di Laboratorio – Ospedale di Rovigo


Pubblicato su QuotidianoSanità

Autore: Redazione

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