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Annarita Frullini intervista Flavia Franconi, coordinatrice della W20 Equity in Health Commission

Flavia Franconi, coordinatrice della W20 Equity in Health Commission, al termine degli incontri di luglio del G20 pensa che parlare di Medicina di Genere in questo contesto sia stato utile?

Mi chiedo invece quale vuoto avremmo avuto se nel Women20 (W20) con donne rappresentanti dei venti Paesi più industrializzati, riunite per discutere di questioni come l’emancipazione sociale, economica e politica delle donne, non si fosse parlato anche di Medicina di Genere, declinata per superare le diseguaglianze di salute e di donne e scienza.

Perché ancora oggi rimane un “pregiudizio di disuguaglianza scientifica”?

Per la mancanza di dati di alta qualità sulle donne. Nonostante l’impegno di tanti, a livello individuale e istituzionale. Vi sono leggi negli Stati Uniti e in Italia e anche Horizon Europe ha indicato la necessità di analisi di intersezionalità di genere e sesso.

È necessario che i governi finanzino piani strategici per conoscere la “normalità delle donne” oggi ancora sconosciuta e sottorappresentata.

La conoscenza della “normalità” consentirà di avere farmaci e dispositivi medici più appropriati per tutte le persone. Per promuovere la ricerca basata sul sesso e sul genere è necessario adottare misure con un sistema di obblighi e incentivi per le aziende con studi multidisciplinari e intersettoriali.

Come potrà essere attuata una ricerca medica sensibile al genere?

I leader del G20 nella ripresa dalla pandemia dovranno garantire finanziamenti adeguati ed equi per il benessere di tutti, rafforzando i sistemi di assistenza sanitaria pubblica che dovrebbero essere sensibili al sesso-genere.

A tutti indipendentemente dalla identità sessuale, disabilità, età, diversità e requisiti del ciclo di vita, senza pregiudizi o stigma, andranno offerte la migliore prevenzione e le migliori cure.

La promozione dell’assistenza sanitaria gratuita universale è essenziale perché le situazioni generate da Covid-19 hanno già diminuito l’accesso alla prevenzione e alle cure.

Saranno necessari il contributo strategico e la visione di donne e uomini ben collegati al sistema di welfare.

Quale cultura di genere ipotizza?

Per superare il pregiudizio di genere, così a lungo presente, è necessario integrare le competenze di genere nei curricula degli operatori sanitari, nei Paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo.

Sono anche necessarie politiche di trasformazione per affrontare le disuguaglianze ed eliminare la discriminazione di genere nei guadagni, e rimuovere le barriere e supportare l’accesso allo sviluppo professionale e ai ruoli di leadership.

Linda Laura Sabbadini, Presidente W20, parla di sorellanza e di una nuova visione del mondo con lo sguardo di donna. Condivide questo pensiero?

Ho sperimentato che solo sostenendosi a vicenda le donne, superando le differenze, possono cambiare profondamente il mondo.

Anche la solidarietà è necessaria per migliorare le condizioni delle più vulnerabili e deprivate di diritti. Dovremmo abbattere i muri della resistenza culturale verso l’uguaglianza di genere: possiamo cominciare a farlo in sanità.

Il W20, confronto arricchente, con la capacità di visione da angolazioni diverse, non è finito e tanta vitale partecipazione potrà modificare le relazioni di potere nel vivere sociale.

 

Intervista a cura di Annarita Frullini

Autore: Redazione

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