Nicolino D’Autilia risponde sul rischio clinico

Dottor D’Autilia, in che modo il carico di lavoro degli operatori sanitari può essere connesso ad un aumento del rischio clinico?


E’ indiscutibile che la cura dei pazienti richieda grande capacità di ascolto, di relazione e di attenzione alle problematiche sanitarie connesse alla patologia dichiarata. Se il sanitario è stanco, tutte queste abilità si riducono in maniera significativa e il rischio di incorrere in errori, ovviamente, tende a crescere.


E allora quali aspetti organizzativi possono essere migliorati per prevenirlo e gestirlo, il rischio clinico?


C’è molto da fare in termini organizzativi, anche se il continuo richiamo alla razionalizzazione delle risorse impedisce, nei fatti, passi avanti rilevanti. Alla base del cambiamento non può non esserci una riscrittura dell’orario di lavoro che consenta il giusto e doveroso ristoro dopo una notte di guardia o un turno di molte ore. La direttiva europea in questo senso è piuttosto chiara.


Cosa ne pensa di istituire camere di conciliazione ed arbitrato tra medico e paziente per una risoluzione extragiudiziale delle vertenze?


Vi sono già nel nostro paese alcune pregevoli iniziative in questo senso.  Anche a Modena stiamo partendo proprio in questi giorni con una Camera di Conciliazione. L’obiettivo è trasparente: favorire percorsi alternativi alla via giudiziaria nelle controversie in campo sanitario. La mia esperienza di presidente dell’Ordine (ormai da 12 anni) mi permette di valutare molti aspetti del contenzioso che possono essere risolti in modo congruo e soddisfacente per entrambe le parti, medico e cittadino, utilizzando uno strumento agile e rapido nelle risposte come la camera conciliativa. Sono fiducioso.


 

Autore: Redazione FNOMCeO

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