Nota unitaria degli OMCeO dell’Emilia Romagna

Il medico fonda la propria attività su valori irrinunciabili: rispetto della dignità della persona, tutela della salute, equità, indipendenza e responsabilità professionale. Ogni paziente viene visitato e assistito senza alcuna discriminazione legata a età, sesso, religione, orientamento politico, condizione sociale o provenienza. Questo principio, è il presupposto essenziale della relazione di cura: il medico non giudica, non seleziona, non esclude, ma si prende cura.
L’art. 24 del Codice di deontologia medica impone al medico l’obbligo di rilasciare certificazioni sanitarie veritiere, precise e diligenti, basate su rilievi clinici diretti o documentati. Il certificato deve attestare fatti oggettivamente riscontrati, garantendo la corrispondenza tra lo stato di salute e quanto dichiarato. Il rilascio del certificato è strettamente legato alla tutela della salute del paziente.
Nella fattispecie della certificazione per la valutazione di idoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), la visita è svolta secondo criteri rigorosamente clinici: comprende un’anamnesi accurata, la valutazione delle condizioni fisiche e psichiche attuali, l’eventuale presenza di patologie acute o croniche, disturbi psichiatrici, condizioni di vulnerabilità, traumi o fragilità che possano risultare incompatibili con il trattenimento. La certificazione deve descrivere in modo obiettivo lo stato di salute, specificando eventuali controindicazioni o limitazioni, senza esprimere valutazioni sull’opportunità o meno del provvedimento amministrativo in sé.
Il medico non “autorizza” il trattenimento: attesta esclusivamente se, in base alle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, sussistano o meno elementi di incompatibilità sanitaria.
Le indicazioni fornite dal medico non devono essere utilizzate come strumento di legittimazione o di responsabilità politica. Il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica.
Strumentalizzare l’atto medico per attribuirgli una funzione di garanzia dell’ordine pubblico o di giustificazione politica significa snaturarne il senso e compromettere l’autonomia e la responsabilità professionale
Difendere questa distinzione significa tutelare sia l’etica della professione sia i diritti fondamentali delle persone assistite.

Dott.ssa Gaia Saini Presidente OMCEO Ravenna
Dott. Maurizio Grossi Presidente OMCEO Rimini
Dott. Michele Gaudio Presidente Omceo ForlI’ Cesena

Autore: Redazione

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