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OMCeO Padova. III Modulo della Scuola di comunicazione in ambito sanitario: Il conflitto, l’aggressività e la violenza

Su 5000 medici intervistati* il 50% ha subito, nel corso del 2018, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica. Più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione potesse essere prevista.
Come può il medico gestire situazioni conflittuali e prevenire una relazione che può sfociare nella violenza verbale?


Padova, 11 novembre 2019. Il terzo e ultimo modulo della Scuola di Comunicazione in Ambito Sanitario organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Padova, che si terrà il 16 e 30 novembre dalle 9 alle 18, presso la sede dell’Ordine, affronta un tema di estrema attualità, che investe la professione medica, ma non solo.

I medici, sono sempre più esposti a situazioni conflittuali che a volte sfociano in forme di violenze relazionali difficili da contenere e da gestire. Situazioni impegnative, che rasentano l’aggressione verbale e la vera e propria violenza. Situazioni in cui ci si ritrova, molto spesso, senza rendersene conto. Perché si arriva a questo? Ma soprattutto cosa si poteva fare per evitare questi conflitti?

Farsi queste domande è lecito ed è fondamentale, perché per gestire il conflitto e prevenire la violenza è importante capire cosa sta succedendo e come utilizzare al meglio le proprie risorse.

«Con quest’ultimo appuntamento – afferma il professor Paolo Simioni, Presidente dell’Ordine patavino – diamo ai professionisti un’opportunità preziosa per accrescere il proprio “saper prendersi cura”. Sempre più spesso rabbia e frustrazione da parte di pazienti a parenti trovano sfogo proprio nel personale medico, infermieristico e socio-sanitario. Per un medico è importante saper gestire con competenza queste escalation di aggressività. Da un questionario proposto dalla Federazione nazionale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) nel settembre 2018 e presentato a giugno di quest’anno è emerso che il 50% degli intervistati ha subito, nel corso del 2018, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica. Più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione potesse essere prevista. Sono dati poco rassicuranti. E se a questo aggiungiamo che oltre il 38% degli operatori sanitari si sente poco o per nulla al sicuro e più del 46% è abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni, il quadro si fa ancora più drammatico. Ben vengano quindi opportunità come queste che ci aiutano a consolidare la nostra preparazione non solo scientifica, ma soprattutto comunicativo-relazionale».

Ecco dunque che l’Ordine dei Medici di Padova ha deciso di dedicare il terzo modulo della Scuola di Comunicazione a questo delicato tema che riempie spesso le cronache dei giornali.

Due le sessioni previste in cui verranno forniti strumenti concreti per favorire l’acquisizione di abilità comunicativo–relazionali che consentano ai professionisti medici di governare la complessità delle comunicazioni e delle relazioni di cura anche quando la cornice in cui si svolgono è improntata ad aggressività e conflitto. Sabato 16 novembre con Paolo Ragusa, Responsabile formazione e comunicazione Centro Psicopedagogico per la Pace e gestione conflitti si cercherà di imparare ad attivare processi di consapevolezza del proprio coinvolgimento emotivo nelle situazioni conflittuali e gestire le proprie risorse per riuscire a trasformare le contrarietà e saperle distinguere dalla violenza.

«Il contrasto è una risorsa – spiegano la dott.ssa Maria Assunta Patrizia Longo e la dott.ssa Antonella Baù che coordinano la Scuola – Evitarlo significa privarsi di una possibilità di apprendimento. Il contrasto ci da informazioni su noi stessi, sulle nostre relazioni sociali e professionali, implica l’attivazione di processi di consapevolezza. É importante imparare a gestirlo e soprattutto imparare a gestire le proprie potenzialità per trasformare le contrarietà in qualcosa di positivo, in crescita e sviluppo personale. Serve una competenza conflittuale».

Al secondo evento, sabato 30 novembre invece, con Rosa Revellino Giornalista e Responsabile Ufficio Stampa Ordine dei Medici di Torino, Domenico Devoti, Psicologo Psicoterapeuta e Noemi Urso, Esperta di comunicazione digitale, si punta sul tema del linguaggio per stimolare l’autoriflessività e dare strumenti utili di riconoscimento delle spie e degli allarmi linguistici all’interno delle comunicazioni professionali, in modo da offrire spunti di riflessione e strumenti di tutela e autotutela. Perché un contrasto, un conflitto, non è fatto solo di gestualità, postura, atteggiamento, ma anche di linguaggio. Quali sono le caratteristiche e tratti specifici della violenza verbale? Cosa riconosciamo e cosa ci travolge? Quali parole feriscono? E come si pongono le istituzioni nella gestione della violenza?
«Punizione, prevenzione, protezione – concludono le due coordinatrici – sono le tre P su cui ad oggi ruota il tema della violenza. Al centro del dibattito l’assenza del riconoscimento dell’Altro. Un tema quindi che non è di pertinenza esclusiva della professione medica. Il linguaggio è uno strumento di autopercezione e di rappresentazione emotiva».

Alcuni dati dal questionario FNOMCeO:

Hanno risposto più di 5000 professionisti sanitari, per la maggior parte (il 73%) medici, seguiti da ostetrici (5%) infermieri (3%) odontoiatri (3%) e altri operatori, e in maggioranza (il 56%) donne. il 78% degli intervistati non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza. Il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento “abituale”, il 12% “inevitabile”, quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento “inevitabile”, il 42% lo considera “abituale”.

 

* questionario proposto dalla Federazione nazionale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) nel settembre 2018

 

Ulteriori informazioni sono disponibili a questo link.

Autore: Redazione

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