OMCeO Venezia. 25 novembre: fiocco bianco per i medici contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre 1960 nella Repubblica Domenicana tre attiviste della resistenza al dittatore Rafael Trujllo, le sorelle Mirabal, furono stuprate, torturate, massacrate di botte, strangolate e gettate in un precipizio. La data di quella morte feroce fu scelta, quarant’anni dopo, dalle Nazioni Unite come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il 25 novembre è quindi fortemente simbolico e va ricordato.
Il nostro Paese non brilla per la sua capacità di affrontare il problema della violenza domestica e di genere, tanto che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha di recente (rapporto GREVIO: gennaio 2020) condannato l’Italia per gli ostacoli all’accesso alla giustizia da parte delle donne vittime di violenza, per gli scarsi finanziamenti ai Centri antiviolenza e per le insufficienti azioni di prevenzione.

Da gennaio a settembre di quest’anno ci sono stati 51 femminicidi: 51 donne sono state uccise perché mogli, conviventi, ex, fidanzate, figlie. La pandemia non ha fatto che aggravare la situazione della violenza domestica. Nelle famiglie che si sono ritrovate a convivere forzatamente 24 ore su 24 la violenza maschile, spesso latente, si è manifestata in modo nettamente superiore rispetto agli stessi mesi degli anni precedenti: da marzo a giugno 2020 le telefonate al 1522, numero verde nazionale contro la violenza, sono state 15.000, più del doppio rispetto allo stesso periodo nel 2019 (fonte Istat). La crescita delle richieste di aiuto ai Centri Antiviolenza tramite chat è quintuplicata, passando da 417 a 2.666 chiamate.

La casa si è rivelata un luogo pericoloso per troppe donne e troppi bambini e bambine, dando ragione a un vecchio slogan che diceva: la violenza ha le chiavi di casa.

Noi medici siamo tra le figure che con più probabilità possono venire a contatto con queste situazioni: attraverso telefonate insistenti per dei malesseri vaghi, la richiesta di antidolorifici e psicofarmaci ripetuta, l’uso saltuario di alcol o di sostanze, gli accessi ripetuti al Pronto Soccorso, i tentati suicidi. Sono tutti campanelli d’allarme che, al di là della continua preoccupazione per il Covid 19, devono farci porre attenzione a problemi altri, ma non meno determinanti per la salute delle e dei nostri assistiti.
Un bambino o una bambina vittima di maltrattamenti o che assiste alla violenza in famiglia, può presentare segnali di malessere e disagio psicologico che sono sì aspecifici, ma quando questi segnali si presentano in modo ricorrente, dobbiamo avere il sospetto che quel nostro piccolo paziente possa vivere l’esperienza della violenza in casa.

A proposito della pandemia e dei problemi di violenza domestica correlati, vorrei proporre la riflessione fatta da un uom, Daniele Bouchard, dell’Associazione Maschile Plurale. Bouchard osserva come nella gestione della attuale pandemia il Comitato tecnico-scientifico nazionale all’inizio sia stato composto da 20 uomini e zero donne, i quali hanno adottato il proprio approccio maschile, poco sensibile a ciò che le donne subiscono sistematicamente.
Poteva invece essere l’occasione per porsi delle domande rispetto ai ruoli di genere cui si è abituati e nei quali si è costretti, dato che solo una nuova autocomprensione del maschile potrà veramente contrastare la violenza di genere. Bouchard fa questa proposta: “Da uomo, vorrei invitare gli altri uomini a fare di questo 25 novembre l’occasione per ripensare alle nostre relazioni con le donne, per affrontare i confitti, che sono parte integrante del nostro essere relazionale e liberare le nostre relazioni dalla violenza, che troppo spesso le condiziona e che, se riconosciuta, può essere eliminata”.

Impegnarsi in questo senso è un compito che i Colleghi uomini possono assumersi aderendo alla Campagna Internazionale del Fiocco Bianco, nata in Canada nel 1991, movimento di uomini e ragazzi che si oppongono alla violenza di genere e che in solidarietà con le donne vogliono alzare la voce contro ogni forma di violenza domestica e di genere.
Appuntare dal 25 novembre al 10 dicembre (giornata mondiale dei diritti umani) sul camice questo piccolo segno, spiegandone il significato a chi lo chiedesse, può dare l’avvio a una relazione di aiuto importante e liberatoria.

Alessandra Cecchetto,
Coordinatrice Commissione Pari Opportunità OMCeO Venezia

Per info: https://www.whiteribbon.ca/


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Autore: Redazione

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