Rapporto Eurispes 2012: gli italiani e i temi etici

Report n. 13/2012

GLI ITALIANI E I TEMI ETICI
EURISPES – Rapporto Italia 2012

Il Rapporto Eurispes “Italia 2012” recentemente pubblicato, tra i vari argomenti trattati, mette in risalto il pensiero degli italiani sui problemi etici e le loro scelte, che sempre di più caratterizzano la propria vita:

  • Introduzione del testamento biologico

Tra i temi etici più dibattuti, grande favore incontra l’istituzione del testamento biologico con il 65,8% dei favorevoli, ai quali fa da contraltare il 30,9% dei contrari. Questo documento racchiude la volontà di un individuo in merito alle terapie mediche cui accetta o meno di sottoporsi in un futuro in cui potrebbe non essere in grado di esprimere la sua precisa volontà. Avendo forti implicazioni di carattere morale e religioso, e in mancanza di una regolamentazione giuridica il tema si alimenta dei casi che di volta in volta si propongono all’attenzione della pubblica opinione.

  • L’eutanasia divide l’opinione pubblica

L’interruzione volontaria della vita di un essere umano che versa in gravi condizioni di salute, l’eutanasia, vede infatti gli intervistati spaccarsi in un 50,1% di quanti sono favorevoli e un 46,6% di coloro che viceversa sono contrari a tale pratica.

  • Contrari al suicidio assistito

Tra le questioni etiche sollevate dalle cronache più recenti, il suicidio assistito riscuote il 71,6% di pareri contrari e appena il 25,3% di quelli favorevoli. Il suicidio assistito viene praticato in alcuni paesi e si differenzia dall’eutanasia per il ricorso all’ausilio di pratiche mediche non di “fine vita”, ma in totale assenza di malattie, per una scelta volontaria e lucida di porre fine alla propria esistenza per ragioni estranee allo stato di salute.

  • Utilizzo della pillola abortiva

Nel 58% dei casi l’introduzione della pillola abortiva RU-486 accoglie favori positivi (contro il 39,3% dei non favorevoli). La tanto discussa pillola, permette l’interruzione di gravidanza entro i primi due mesi di gestazione senza bisogno di intervenire chirurgicamente.

  • Madri “attempate” e mamme-nonne

Il tasso di fertilità è passato da 1,26 del 2000 a 1,40 del 2010. In generale si evidenzia inizio di una tendenza a fare più figli, ma in età avanzata. Quanto all’età, si registra un aumento dell’età media delle donne al primo figlio, infatti in un anno si è passati da un’età media di 31,1 anni nel 2008 ad un’età media di 31,2 anni nel 2009. L’età delle donne al momento del parto, inoltre, è in aumento; dal 2000 al 2009 la fascia d’età in cui sono più numerose le donne che hanno un figlio resta quella compresa tra 30 e 34 anni, seguita da quella di 25-29 fino al 2007. Dal 2008 le madri 35-39enni diventano più numerose delle 25-29enni.
Apparentemente il dato relativo all’aumento dell’età della madre al momento del parto sembra poco sensibile, in realtà è reso significativo dal fatto che da una parte si registra un calo delle nascite, dall’altra un aumento di bambini nati da donne in età più avanzata. In percentuale la fascia d’età 30-34 anni è la più rappresentativa nel periodo 2000-2009 e gradualmente crescono anche le fasce d’età 35-39 e 40-44, seppur lievemente. Infine un dato non più trascurabile, visto il lento, ma progressivo aumento, è quello delle madri 45-49enni e ultracinquantenni.

  • Per il divorzio breve un plebiscito

Gli italiani si schierano, nella misura dell’82,2% in favore del divorzio breve, ovvero la possibilità di avvalersi delle norme comunitarie ottenendo, in presenza di consensualità e in assenza di prole, la possibilità di porre fine al matrimonio entro un anno, limitando logoranti lungaggini e superando la fase dei tre anni che va dalla separazione legale alla possibilità di chiedere il divorzio. Ad essere contrario è invece il 15,8%. È chiaro che su questo tema esiste un forte “effetto immedesimazione”, se non per il vissuto personale, almeno per quello di amici, parenti, ecc. in considerazione dell’alto tasso che la fine dei matrimoni fa registrare da anni nel nostro Paese, insieme alla litigiosità che accompagna in genere la fine di un unione. Probabilmente se si ponesse lo stesso quesito ipotizzando il divorzio breve anche in presenza di figli nella coppia, i risultati sarebbero molto differenti.

Roma 23/04/2012

Autore: Redazione FNOMCeO

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