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Regina Elena: la lotta ai tumori prosegue senza sosta

OSNA (One Step Nucleic Acid Amplification = Amplificazione in unica fase degli acidi nucleici), è una tecnica innovativa che consente una diagnosi intraoperatoria di metastasi nel linfonodo sentinella. Questo permette al chirurgo, in caso di presenza di metastasi, di eseguire la asportazione immediata dei linfonodi in toto evitando il secondo intervento. Questa nuova tecnica operativa è stata presentata a Roma lunedì 21 aprile, nel corso della cerimonia per i 75 anni degli IFO, Istituti Fisioterapici Ospitalieri che comprendono il Regina Elena e il San Gallicano. Presenti all’evento Giuseppe Petrella, presidente del Consiglio di indirizzo e verifica degli IFO; Livia Turco, Ministro della Salute; Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio; Augusto Battaglia, assessore alla Sanità del Lazio; Luigi Canali, Presidente della commissione Sanità del Lazio; Wanda Ciaraldi, Presidente della commissione Risorse umane del Lazio; Marino Nonis, direttore generale degli IFO. 


La nuova tecnica di diagnosi si basa su un metodo biomolecolare volto al riconoscimento delle metastasi linfonodali nel carcinoma mammario. Ciò rende OSNA una metodica assolutamente affidabile che valuta il linfonodo sentinella con una tecnica oggettiva e non soggettiva come l’istopatologia tradizionale che è patologo dipendente. I vantaggi garantiti dal metodo di diagnosi OSNA sono: l’affidabilità, è un metodo molto preciso, che consente di analizzare tutto il linfonodo in un solo test; è un test rapido che, al contrario dei metodi tradizionali, è in grado di riconoscere, durante l’intervento chirurgico per il tumore mammario, le metastasi anche piccole presenti nel linfonodo sentinella e contribuisce ad evitare un secondo intervento chirurgico.
In caso di risultato positivo, il medico asporterà tutti i linfonodi ascellari, mentre in caso di risultato negativo l’intervento si concluderà con la sola asportazione del linfonodo sentinella oltre al tumore mammario.
Il linfonodo sentinella è definito quale prima stazione linfonodale colpita da una eventuale metastasi a partenza dal tumore mammario primitivo. Lo stato istologico dei linfonodi ascellari è il fattore prognostico più importante per la sopravvivenza dei pazienti con cancro della mammella. Nei sistemi tradizionali durante l’intervento chirurgico, il linfonodo sentinella viene individuato, asportato ed inviato per esame istologico definitivo. Nel caso in cui venga trovata una metastasi, la paziente deve essere ricoverata una seconda volta e vanno asportati tutti i linfonodi dell’ascella. Se si ha a disposizione una metodica che consente di analizzare il linfonodo sentinella durante l’intervento chirurgico, in caso di positività, si potrà procedere immediatamente alla linfonodectomia ascellare, evitando così il disagio della paziente per un secondo intervento.
Con le metodiche tradizionali attualmente in uso, l’esame istologico estemporaneo del linfonodo sentinella è possibile, ma gravato da un tasso elevato di falsi negativi che oscilla dal 5% al 52%. Pertanto in molti centri l’esame istologico del linfonodo sentinella viene eseguito solo dopo l’intervento chirurgico. Solo presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano è in uso una metodica affidabile, con esame intraoperatorio di tutto il linfonodo, che comunque comporta, essendo più complessa, un allungamento dei tempi di esecuzione dell’intervento e costi superiori. Altri centri, hanno utilizzato la metodica ma con un numero di sezioni inferiori, quindi con una analisi meno precisa, per cui spesso le metastasi più piccole non potevano essere individuate. Le procedure standard, basate sulle linee guida della FONCaM (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario), prevedono l’esecuzione dell’esame solo dopo la conclusione dell’intervento chirurgico, con esame accurato e campionamento mediante sezioni ottenute ogni 200 micron, questo allo scopo di poter raggiungere dei risultati più accurati e conclusivi.
Il problema è che nelle procedure standard il risultato dell’esame è disponibile solo dopo alcuni giorni dall’intervento chirurgico e nel caso in cui venga riscontrata una metastasi, è necessario richiamare la paziente e procedere con un secondo intervento per asportare i linfonodi ascellari.
Nelle cellule del tessuto mammario, è presente una molecola definita “marker”, che normalmente non è presente nei linfonodi normali. Si tratta della citocheratina 19 (CK19). Le citocheratine appartengono alla famiglia di proteine filamentose e sono strumenti particolarmente utili nel campo della diagnostica oncologica. Quando vengono riscontrate nelle cellule proliferanti o apoptotiche, le citocheratine risultano essere dei marcatori utili di derivazione tumorale. OSNA è in grado di rilevare e di analizzare anche le più piccole quantità di questa sostanza marker attraverso un approccio biologico molecolare molto sensibile, che permette, individuando la CK19 nel linfonodo, di identificare o escludere metastasi entro 30 minuti. OSNA è stato sperimentato in studi clinici condotti da prestigiose istituzioni internazionali, dimostrando di essere in grado di riconoscere anche le metastasi più piccole e di presentare un’accuratezza pari a quella dell’esame istologico al microscopio. Essendo il test OSNA non solo molto accurato, ma anche rapido (30-35 minuti), è possibile durante l’intervento chirurgico, eseguire la metodica ed avere risultati affidabili in tempi ragionevoli. I presupposti scientifici sono disponibili in letteratura con lavori editi da prestigiose riviste internazionali.


Durante la cerimonia solenne per i 75 anni IFO, Umberto Veronesi ha tenuto la lettura magistrale, ripercorrendo la storia della lotta ai tumori in Italia, i percorsi paralleli degli Istituti Tumori di Roma e Milano, sottolineando la cronica carenza di fondi per la ricerca scientifica in Italia. Veronesi, eletto senatore alle recenti elezioni politiche, ha lanciato anche l’idea di cambiare nome agli Irccs. Non più Istituti di ricovero e cura, perché è ovvio che in questi Istituti si effettuano ricoveri e cure, com’è ovvio che qualsiasi cura è di carattere scientifico. Veronesi propone pertanto che siano chiamati semplicemente Istituti per la Ricerca Biomedica, un nome anche più facile da ricordare.

Autore: Redazione FNOMCeO

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