Report: spesa sanitaria e medici

Report. n. 2/2010

SPESA SANITARIA E MEDICI

La spesa sanitaria pubblica misura quanto viene destinato per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni sanitarie (inclusi tutti i suoi costi: servizi amministrativi, interessi passivi, imposte e tasse, premi di assicurazione e contribuzioni diverse). La spesa sanitaria pubblica complessiva è stata nel 2008 pari a quasi 109 miliardi di euro, corrispondente al 6,55 per cento del Pil e a circa 1.800 euro annui per abitante.

  • L’Italia nel contesto europeo

La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore rispetto a quella di altri importanti Paesi europei. A fronte dei poco più di 2 mila dollari pro capite in parità di potere d’acquisto spesi in Italia nel 2007, la Francia ne spende 2.844, la Germania 2.758 dollari e il Regno Unito 2.446. Spagna, Paesi Bassi, Grecia e Portogallo hanno livelli di spesa per abitante inferiori a quelli italiani.

  • L’Italia e le sue regioni

Nel 2007, il valore più elevato di spesa pro capite è stato raggiunto dalle regioni del Centro (1.787 euro); il valore più basso si registra nel Mezzogiorno (1.679 euro). La regione che spende di più è la provincia autonoma di Bolzano (2.139 euro), seguita dal Molise (1.947 euro) e dal Lazio (1.925 euro). La Liguria, regione con un’elevata quota di anziani, si colloca al sesto posto della graduatoria (1.881 euro). Le regioni in cui la spesa sanitaria pubblica per abitante è più bassa sono le Marche (1.601 euro), la Lombardia (1.633 euro) e la Sardegna (1.634). I livelli di spesa pro capite sono dunque molto variabili, a testimonianza sia di condizioni socio-economiche diversificate, sia di diversi modelli per la gestione del sistema sanitario regionale.

Su base nazionale, dei 1.703 euro annui pro capite di spesa sanitaria pubblica, 657 (il 38,6 per cento) vengono erogati da strutture private in regime di convenzione e 936 (il 54,9 per cento) vengono erogati dal servizio sanitario pubblico.

Il regime in convenzione è particolarmente rilevante nel Nord-ovest (40,9 per cento) e nel Mezzogiorno (40,2), mentre nel Nord-est prevalgono le prestazioni dirette (59,4 per cento). Le regioni che più fanno ricorso al regime in convenzione sono il Lazio (45,5 per cento), la Lombardia (44,9) e la Puglia (42,4 per cento). La spesa in convenzione nazionale è indirizzata in prevalenza verso l’assistenza farmaceutica (circa il 30 per cento) e verso le prestazioni fornite dalle case di cura private (poco meno del 24 per cento); un’altra importante voce è quella dell’assistenza medica (25,2 per cento) e in particolare di quella generica (15,6 per cento).

Le maggiori differenze tra le ripartizioni si registrano nel ricorso alle prestazioni fornite dalle case di cura private: nel Nord-ovest, in particolare in Lombardia, la spesa per questa voce raggiunge quasi il 28 per cento del totale, mentre al Centro sfiora il 26 per cento. Nel Mezzogiorno, invece, risulta elevato il ricorso all’assistenza medico-specialistica (quasi il 12 per cento del totale della spesa in convenzione) e all’assistenza protesica e per cure balneotermali (13,7 per cento).

  • Spesa sanitaria delle famiglie

Le famiglie contribuiscono alla spesa sanitaria totale per il 21,9 per cento.     

Nell’area europea il finanziamento pubblico dei servizi sanitari rappresenta la scelta prevalente. L’Italia, con riferimento alla quota pubblica di spesa sanitaria, si allinea ai maggiori paesi dell’area Ue.

Nel 2007, le famiglie hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,9 per cento, in calo di poco più di due punti percentuali rispetto al 2001. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale e ammonta a 479 euro per abitante.

La spesa sanitaria complessiva rappresenta l’8,4 per cento del Pil e viene finanziata per 6,5 punti percentuali con risorse pubbliche mentre i restanti 1,8 punti sono coperti attraverso risorse dirette delle famiglie. Il contributo delle famiglie alla spesa sanitaria complessiva risulta in leggero calo tra il 2001 e il 2007, mentre la spesa complessiva si accresce di oltre mezzo punto percentuale di Pil; questo incremento è stato interamente finanziato attraverso un aumento della spesa pubblica. Il peso in percentuale del Pil è leggermente più alto nel Mezzogiorno (2,0 per cento) rispetto al Centro-nord (1,8 per cento), ma la differenza va attribuita soprattutto al divario di reddito tra le due ripartizioni; le regioni in cui la quota è più elevata (superiore ai due punti percentuali di Pil) sono Calabria, Molise, Friuli-Venezia Giulia e Campania.

Considerando invece la distribuzione della spesa sanitaria tra le due componenti, pubblica e privata, il contributo delle famiglie alla spesa sanitaria totale è relativamente più basso nel Mezzogiorno (17,6 per cento) che nel Centro-nord, dove si attesta al 24,0 per cento con una punta del 25,1 per cento nel Nord-ovest. La maggiore partecipazione delle famiglie alla spesa sanitaria totale si registra in Friuli-Venezia Giulia (27,4 per cento), seguito da Emilia-Romagna (26,2 per cento) e Piemonte (26,1 per cento); ai livelli più bassi si collocano invece tutte regioni del Mezzogiorno, tra le quali spiccano Basilicata, Sicilia e Sardegna.

Anche per la spesa sanitaria delle famiglie per abitante si conferma una spesa delle famiglie del Mezzogiorno (359 euro pro capite) minore rispetto a quella del Centro-nord (543 euro): anche questo è un aspettto dei differenziali di reddito.

A scala regionale la distanza che separa la regione dove le famiglie spendono di più rispetto a quella dove si spende di meno è ancora più evidente. A fronte dei 290 euro pro capite che le famiglie spendono in Basilicata, in Friuli-Venezia Giulia si tocca un livello più che doppio (647 euro).
Subito dopo il Friuli-Venezia Giulia si trovano Emilia-Romagna,  Piemonte e Valle d’Aosta (intorno ai 600 euro per abitante); sui livelli di spesa pro capite bassi si collocano, accanto alla Basilicata, altre tre regioni del Mezzogiorno: Sicilia (338 euro pro capite), Sardegna (341) e Puglia (360).

Medici per abitante

Il numero di medici praticanti in Italia è tra i più alti d’Europa     

  • L’Italia nel contesto europeo

Nel 2007 a livello europeo l’Italia si pone ai primi posti per il numero di medici sul totale della popolazione residente. I medici, generici e specializzati, che operano all’interno di strutture sanitarie pubbliche e private, sono 363,5 ogni centomila abitanti. Tra i paesi comunitari il primo posto spetta al Belgio, che ha 401,6 medici ogni centomila abitanti, seguito dall’Austria e dalla Lituania (con valori rispettivamente pari a 374,2 e 371,1). I valori più bassi si osservano in Polonia (219,1) e Romania (222,0). Va rilevato che non sono disponibili i dati di cinque paesi, fra cui i Paesi Bassi e la Francia.

  • L’Italia e le sue regioni

II sistema sanitario italiano negli ultimi anni è stato oggetto di numerosi interventi finalizzati, principalmente, a ridurre la spesa nel rispetto dei criteri di efficacia ed efficienza. La serie storica nazionale mette in evidenza in modo inequivocabile questo orientamento delle politiche, il numero di medici per centomila abitanti, infatti, tra il 2002 e il 2007, si è quasi dimezzato, passando da 616,7 a 363,5.

Le regioni del Nord, a eccezione dell’Emilia-Romagna e della Liguria, avevano già nel 2002 una dotazione inferiore a quella media nazionale e nel 2007 presentano valori anche minori di 300. Il Centro, al contrario, parte da dotazioni molto elevate e a tutt’oggi presenta l’offerta maggiore, dovuta soprattutto al contributo del Lazio, con 511,1 medici per centomila abitanti. Dotazioni significative si osservano anche in Umbria e Toscana. Infine il Mezzogiorno presenta un’offerta che si aggira intorno alla media nazionale, ma con valori piuttosto diversi nelle singole regioni. La Basilicata mostra un andamento che si allinea con quello delle regioni settentrionali, con valori contenuti nel 2002 che si riducono sensibilmente nel 2007 attestandosi su 207,3 medici per centomila abitanti. La Sicilia, al contrario, dimostra una certa inerzia rispetto agli orientamenti che prevalgono a livello nazionale e nel 2007 presenta ancora 425,0 medici ogni centomila abitanti.

Fonti:
Istat, Indagine sulle forze di lavoro
Eurostat, Public health

P.S. Come sempre chi fosse interessato ad approfondire, la documentazione completa è a disposizione presso il Centro Studi e Documentazione della FNOMCeO

Roma, 15/01/2010

Autore: Redazione FNOMCeO

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