Report sul VI rapporto “Osservasalute”

Report. n. 9/09

VI RAPPORTO “OSSERVASALUTE”

  • PREMESSA

E’ uscito in questi giorni il VI Rapporto “Osservasalute” relativo all’anno 2008 edito dall’Osservatorio Nazionale per la salute nelle Regioni Italiane.
Il 2008 viene definito un anno con più ombre che luci che ha visto da una parte un consolidamento nella salute generale degli italiani, dall’altro l’aggravarsi di profonde differenze nelle “performance” dei sistemi sanitari regionali, sia in funzione di determinanti di tipo geografico che di fattori economici e sociali.
Altro elemento determinante è la crisi finanziaria globale che si riflette pesantemente anche nel settore sanitario, con l’aggravante di non aver più il punto di riferimento solido e costante di un Ministero “dedicato” con gravi conseguenti incertezze nell’affrontare interrogativi complessi che necessitano di risposte tempestive ed articolate.
In estrema sintesi il rapporto tenta di dare risposte concrete e dunque come rispondere alle crescenti disuguaglianze geografiche, economiche e sociali; come sia possibile garantire servizi sanitari di valore in un’epoca di scarse risorse economiche; come sia possibile garantire adeguati investimenti in formazione e ricerca e come cercare di rispondere alle crescenti sfide dell’innovazione tecnologica.

  • IL MERITO DELLA RICERCA

Trattandosi di un Rapporto di 500 pagine, gli argomenti (tanti) potranno solo essere velocemente “sfiorati” per consentire, a chi interessato di approfondirli successivamente.

  • LA POPOLAZIONE

Il saldo totale  nazionale è pari al + 7,4 per mille; Bolzano + 11,6 per mille detiene il record positivo, la Basilicata il record negativo – 1,3 per mille.
Il saldo naturale totale è pari a + 0,8 per mille è sempre Bolzano a detenere il primato + 3,0 per mille mentre è la Liguria a possedere il record negativo.
Il saldo migratorio totale è pari a + 6,6 per mille questa volta prima è la Toscana  + 10,2 per mille ultima la Basilicata – 0,8 per mille.
Confermate ovviamente la stazionarietà della natalità e l’aumento della mortalità + 8,7 per mille. Si nasce di più a Bolzano + 11,2 per mille e si muore di più in Campania + 9,9 per mille.
Per quanto riguarda più da vicino la natalità dal 2000 al 2006, quanto al numero medio di figli per donna si è passati da 1,256 a 1,350, l’età media per lo stesso periodo è passata da 30,4 a 31; i figli di straniere sono passati da 6,4 del 2000 a 13,5 del 2006 ( prima è l’Emilia Romagna con 21,6).
La speranza di vita per i maschi è passata dai 77,1 anni del 2002 ai 78,4 del 2007 ( prima le Marche 79,3), per le femmine dagli 83,0 anni del 2002 agli 83,8 del 2007 (1° sempre la Regione Marche con 84,9 anni). 17,8 uomini hanno speranza di vita a 65 anni contro 21,5 femmine; a 75 anni le speranze di vita sono 10,9 per gli uomini e 13,3 per le femmine.
Per le cause di mortalità maschile i tumori che nel 2001 erano pari al 41,28 per 10.000 abitanti, si sono ridotti nel 2006 a 38,81; le malattie del sistema circolatorio sono passate dal 51,78 del 2001 a 42,13 del 2006; le malattie dell’apparato respiratorio sono passate da 10,09 per 10.000 abitanti del 2001 a 9,04 per 10.000 abitanti del 2006.
Le malattie dell’apparato digerente sono passate dal 5,80 per 10.000 abitanti del 2001 a 4,81 del 2006; le cause violente di morte dal 6,67 del 2001 a 5,63 del 2006.
Per le femmine i tumori sono passati da 21,23 del 2001 sempre per 10.000 abitanti a 20,27; le malattie del sistema circolatorio dal 35,5 del 2000, al 28,79 del 2006; le malattie dell’apparato respiratorio da 3,81 (2001) a 3,49 (2006); per la malattie dell’apparato digerente dal 3,40 del 2001 al 2,90 del 2006; per le cause violente di morte dal 3,09 del 2001 a 2,49 del 2006.
Dal 1992 al 2002 si è assistito ad un aumento dei decessi per la malattia di Alzheimer.
I maschi da 1.760 decessi del 1992 a 4.007 degli anni 2000 – 2002, le femmine da 2.885 del 1992 a 7.035 degli anni 2000 – 2002.

  • FATTORI DI RISCHIO, STILI DI VITA E PREVENZIONE

Il fumo rappresenta la prima causa di morte evitabile.
In Italia i fumatori sono 12 milioni e l’età media alla quale le persone iniziano a fumare è di 16 anni. Si fuma più al Sud rispetto alle regioni settentrionali.
Un numero consistente di individui consuma bevande alcoliche secondo modalità e in quantità tali da risultare a “maggior rischio”. Nei giovani a rischio entro i 18 anni i valori di prevalenza sono segnalati superiori al 10%. Tassi di prevalenza più elevati di anziani a rischio, sia tra gli uomini che tra le donne, si registrano tra le Regioni del Nord.
L’alimentazione rappresenta, poi, un utile indicatore degli stili di vita della popolazione La sorveglianza nutrizionale deve diventare il fulcro della politica sanitaria soprattutto per finalità preventive. In questi ultimi tempi il problema del sovrappeso e dell’obesità, soprattutto nei bambini, sta assumendo un importanza crescente sia per le complicazioni dirette sulla salute del bambino stesso, sia perché tali condizioni rappresentano un rilevante fattore di rischio soprattutto per le malattie metaboliche e neoplastiche dell’età adulta. Sempre in tema di prevenzione, le vaccinazioni sona tra i più importanti strumenti di sanità pubblica; l’anagrafe vaccinale informatizzata rappresenta uno strumento importante per i programmi di vaccinazione ed il loro monitoraggio. (sugli argomenti seguono tabelle e dati importanti).

  • INCIDENTI

Nel mondo muoiono circa 5 milioni di persone all’anno per incidenti.
L’OMS prevede che entro il 2020 saranno sempre più rilevanti nelle cause di morte di tutta la popolazione: morire per incidente stradale sarà la sesta causa di morte.
Un quarto delle morti al mondo sono dovute ad incidenti stradali ed il 90% di questi avviene in paesi a medio – basso reddito.
Vengono riportati i dati ISTAT- ACI (2008) nei quali si rileva, comunque, una diminuzione generale del numero di morti rispetto al 2006 (-9,5%) e dei feriti (-2,1%).
Ogni giorno in Italia si verificano, in media 633 incidenti stradali, che provocano la morte di 14 persone e il ferimento di altre 893.
Per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro il 2007 ha portato ad una riduzione delle morti “bianche” di circa il 10%.
Gli incidenti sul lavoro analizzati per settore di attività e per area geografica evidenziano che il tasso infortunistico è complessivamente più alto tra i lavoratori stranieri (9,3%) rispetto a quello  degli italiani (3,4%). Il tasso infortunistico più elevato si registra in agricoltura. Un breve cenno viene fatto anche all’incidenza degli incidenti domestici.

Nella seconda parte del rapporto “Sistemi Sanitari Regionali e la qualità dei servizi” vengono riportati i dati relativi al personale medico ed odontoiatrico del SSN diviso per regioni (2005 – 2006) e al personale infermieristico, sempre per regione, nonché, per i medici ospedalieri, il confronto con altri Paesi Europei in rapporto al numero degli abitanti (57 milioni e 300 mila abitanti 100.000 medici ospedalieri, pari a 1,7 per 1.000 abitanti).
Seguono le forme di associazionismo medico e la distribuzione percentuale di MMG in associazione per Regioni (anni 2007-2008 e le varie forme di assistenza (domiciliare integrato – territorio – presidi residenziali socio assistenziali – residenze protette, assistenza farmaceutica territoriale – cure palliative –  assistenza ospedaliera).
Quanto all’assistenza ospedaliera essa rappresenta ancora il fulcro del nostro sistema di cura, anche se i tassi di ospedalizzazione tendono verso una lieve diminuzione sia per i ricoveri in regime ordinario che per quelli in regime Day Hospital, mentre è in aumento l’attività di lungodegenza. La diminuzione dei tassi di ospedalizzazione è anche molto dovuta al trasferimento verso il Day Hospital e la Day Surgery delle attività meno complesse e/o potenzialmente inappropriate. A questo trend si è aggiunto quello del trasferimento delle attività di Day Hospital in “setting” assistenziali extradegenza (ambulatorio e Day Service) che hanno contribuito a ridurre ulteriormente il tasso di ospedalizzazione in generale. Su tutti gli argomenti sono riportati interessanti tabelle e dati riferiti ad anni diversi e alle varie Regioni.
L’ultimo capitolo è dedicato ai trapianti. L’attività di donazione si è più che triplicata con un incremento medio anno del 14,5%. Da una attività sporadica e occasionale, sia pure con punte di rilievo, si è passati ad una consolidata attività clinico-assistenziale con diversi centri di eccellenza che hanno permesso al nostro Paese di assumere, in ambito europeo ed internazionale, posizioni di assoluto rilievo.
L’aumento di attività non è stato l’unico obiettivo raggiunto dalla rete trapiantologica, l’Italia ha guadagnato una posizione di leadership a livello internazionale nella qualità degli interventi effettuati.
Ma accanto agli importanti risultati ottenuti, vanno rilevate alcune criticità prima fra tutte l’incapacità del sistema italiano di far fronte al costante aumento delle richieste assistenziali, per cui il numero dei pazienti in lista d’attesa resta triplo rispetto rispetto a quello dei trapianti effettuati in un anno.

P.S. Come sempre chi fosse interessato ad approfondire, la documentazione completa è a disposizione presso il Centro Studi e Documentazione della FNOMCeO

Roma 11/3/2009

Autore: Redazione FNOMCeO

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