Report: troppi parti cesarei in Italia

Report n. 3/2013    

TROPPI CESAREI IN ITALIA IL 43% INUTILI CON UNO SPRECO DI OLTRE 85 MILIONI L’ANNO

Su un campione di 1.117 cartelle cliniche esaminate, nel 43% dei casi il parto cesareo non è giustificato. "Questa indagine – ha detto il ministro  Balduzzi – è una conferma positiva del buon funzionamento del sistema sanitario nazionale per quanto riguarda gli strumenti disponibili per intervenire, ma anche un campanello di allarme perchè nonostante le linee guida esistenti per fare bene le cose abbiamo questi risultati. L’inappropriatezza del parto cesareo è qualcosa che va a incidere pesantemente sulla salute della donna, quindi, è evidente che bisogna intervenire".

L’abuso del ricorso al parto cesareo secondo l’indagine, è omogeneo da un punto di vista geografico: le cartelle cliniche non coerenti con le schede di dimissione ospedaliera o non valutabili per assenza di documentazione sono infatti il 44% di quelle esaminate in Lombardia, il 74% di quelle oggetto dell’indagine nelle Marche, il 44% nel Lazio, il 56% in Puglia e il 78% in Sicilia.

Nel 2010 il 29% delle nuove mamme ha avuto un parto cesareo. Si stima uno spreco di 85 milioni di euro con un 43% di parti cesarei molto probabilmente ingiustificati.

"Ci sono comportamenti opportunistici", ha detto il ministro Renato Balduzzi alla presentazione dell’indagine a Roma. Infatti, ha ricordato Carlo Perucci dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, le strutture ospedaliere percepiscono dalle Regioni un rimborso aggiuntivo di 1.139 euro per ciascun parto cesareo oltre a quello previsto per il parto naturale, che ammonta a 1.318,64 euro.

"Nel 2012 la percentuale di parti cesarei sul totale dei parti e’ scesa al 28 per cento circa ma si tratta di una media che resta ampiamente al di sopra di quella europea".

In conclusione, le particolari condizioni del feto che rendono necessario un parto cesareo hanno una frequenza nazionale del 8%, ma ci sono strutture in cui la media è il 20% e altre in cui addirittura si supera il 50% dei casi. L’indagine che sarà coordinata e approfondita anche dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali mira a frenare il fenomeno degli interventi non giustificati.

Roma, 21/01/2013

Autore: Redazione FNOMCeO

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