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Salute globale: intervista a Ennio Guido e Giovanni Pittoni

Abbiamo posto alcune domande ad Ennio Guido, gastroenterologo e  membro dell’Associazione “Il Faro” (www.ilfaroonlus.it), formata da volontari con il fine di realizzare obiettivi di solidarietà.


Lei è membro dell’Associazione Il Faro, che si occupa di volontariato anche a livello internazionale. Può illustrarci un progetto che vi sta particolarmente a cuore?


La  nostra è una piccola Associazione nata nell’Aprile 2000 dall’incontro di un gruppo di amici, in buona parte operatori sanitari, con lo scopo di realizzare obiettivi in ambito solidale, che per le loro caratteristiche non potevano essere raggiunti dalla sola iniziativa dei singoli partecipanti. Sino ad ora abbiamo realizzato 9 progetti sanitari tra Camerun  Uganda ed India, 2 progetti per favorire lo sviluppo sociale in CIAD (scuole  pozzi magazzini di stoccaggio delle sementi e organizzazione di comunità di formazione agricola) e 2 progetti di  educazione ala multiculturalità e all’uso delle risorse non rinnovabili nelle scuole  di Villorba di Treviso e di Padova. Tutti i progetti realizzati sono stati  per  noi egualmente importanti e portati avanti con inalterato entusiasmo. E tutti caratterizzati da una scelta comune: entrare in contatto con gli altri  in una  catena di solidarietà senza malcelati protagonismi. Abbiamo spesso fatto da trait d’union tra chi ci dava la sua disponibilità per spettacoli musicali o teatrali di raccolta fondi nel nostro territorio e chi a migliaia di chilometri di distanza li utilizzava per progetti mirati, dettati da una profonda conoscenza delle necessità dei beneficiari, fosse egli un gesuita missionario, un amico medico ormai diventato “africano” per scelta o un’altra associazione magari con caratteristiche a noi complementari. Si raggiungevano così spesso due obiettivi: lavorare “qui” per aumentare  la consapevolezza e la sensibilità verso il Sud del Mondo e lavorare “là” su progetti più o meno piccoli, ma  sicuramente utili. Per chiudere il cerchio, i benefattori venivano costantemente informati sugli “eventi successivi”. Un circolo virtuoso che  fino ad ora  ci ha portato fortuna.


Nella vostra Regione sono molte le associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, nate per portare aiuto anche di tipo medico nei paesi più poveri. Come sono coordinati i progetti delle singole associazioni di volontariato? Qual è il rapporto dell’Ordine con tali associazioni?


Stiamo lavorando presso l’Ordine dei Medici di Padova da circa 3 anni  con lo scopo di creare un tavolo di incontro tra le varie Associazioni  che lavorano nella Cooperazione Internazionale. L’obiettivo è ambizioso: partendo da  una maggiore conoscenza reciproca, fissare degli obiettivi comuni che possano  spaziare  da una azione sul nostro territorio per aumentare la consapevolezza sul concetto di Salute Globale, a un intervento standardizzato sull’iter formativo culturale e professionale dei volontari, alla creazione di un database comune  di professionisti in cooperazione disponibili per i singoli progetti svincolati dall’associazione di appartenenza ed infine al disegnare  insieme dei progetti di cooperazione che possano far tesoro in sinergia dell’esperienza delle singole associazioni. Da questo gruppo è nata anche una proposta di legge regionale per il volontariato che è stata approvata in finanziaria 2008 dalla Regione Veneto e l’iniziativa del Convegno  che si terrà a Praglia il 30-31 maggio.


La vostra Regione ha progetti particolari, anche a livello legislativo, per concretizzare una politica di cooperazione internazionale?


Grazie al costante impegno e alla determinazione del gruppo di coordinamento dell’Ordine di Padova, il Consiglio Regionale Veneto con la Legge Finanziaria regionale per il 2008 ha approvato un articolo ad hoc che viene incontro alle esigenze dei medici che fanno cooperazione internazionale: l’art. 75 della Finanziaria stabilisce infatti che “la Regione Veneto promuove la fruizione di aspettative retribuite per il personale medico ed infermieristico dipendente da strutture sanitarie pubbliche, università, ospedali classificati e IRCS (istituti di ricerca a carattere scientifico)“. Naturalmente l’attività di cooperazione dovrà essere gestita da ONG, ONLUS o associazioni di volontariato afferenti alla Regione Veneto e medici ed infermieri potranno usufruire al massimo di 30 giorni all’anno cumulabili in un unico periodo per un massimo di 90 giorni in un triennio.
Un passo in avanti di importanza notevole per chi dedica parte del suo tempo alla cooperazione sanitaria decentrata, anche se l’Ordine di Padova spera che in futuro tali misure siano estendibili anche al personale sanitario convenzionato e tali benefici non debbano, come stabilisce l’articolo in questione, essere sospesi per i 3 anni successivi al loro effettivo godimento.


 

Autore: Redazione FNOMCeO

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