Sistema universitario: facoltà di Medicina in evidenza

Report n. 14/09    

LE PROFESSIONI SANITARIE E LA FACOLTA’ DI MEDICINA IN EVIDENZA NEL RAPPORTO SULLO STATO DEL SISTEMA UNIVERSITARIO

Il Comitato Nazionale per la valutazione del sistema universitario, afferente al Ministero dell’Università e della Ricerca, ha terminato il IX Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario Italiano.
Dal Rapporto si possono estrapolare dati sicuramente interessanti circa la domanda e l’offerta di formazione universitaria nel nostro Paese.
Il numero totale di iscritti alle Università è praticamente stabile da quattro anni e conta circa 1 milione 800 mila unità; dopo un triennio di aumento generalizzato degli immatricolati, con la punta massima raggiunta nell’anno accademico 2004/05 a circa 338 mila unità è iniziata una progressiva diminuzione che si attesta nel 2006/07 sulle 308 mila unità; ogni dieci studenti iscritti, quattro sono fuori corso; il 20% è la quota relativa agli “abbandoni”, per ogni 5 studenti immatricolati, uno lascia gli studi dopo il primo anno; per ogni 5 iscritti, uno risulta “inattivo” (non ha sostenuto alcun esame o acquisito crediti); la facoltà con gli studenti più “regolari” sono quelle dove vi sono prove di selezione all’ingresso e accessi programmati.
Rispetto alla media europea il gettito dei laureati nel nostro Paese risulta considerevolmente elevato: nel 2007 così come nel 2005 e nel 2006 il gettito dei laureati supera le 300 mila unità (300.131 nel 2007301.376 nel 2006301.298 nel 2005).
Ancora sui dati: uno su sei (17,9%) si laurea con due anni di ritardo, mentre aumenta dal 6,2% all’11% (dal 2006 al 2007) la percentuale di coloro che si laureano 3 anni oltre la durata regolare degli studi.
La percentuale dei laureati “regolari” nei corsi di laurea delle professioni Sanitarie ad accesso programmato a livello nazionale risulta decisamente superiore alla media degli altri corsi di primo livello, infatti il 63,2% del totale dei laureati in tali corsi, ottiene il titolo nei tempi previsti, il 22,8% invece impiega un anno in più.
Vi sono poi i laureati “precoci” quelli che si laureano prima del tempo che sono stati nel 2007 oltre 11.800 che rappresentano il 4% del totale dei laureati ed il 6,8% dei laureati triennali.
Scienze Politiche, Sociologia e Medicina e Chirurgia  sono le facoltà dove il fenomeno è più diffuso; a Scienze Politiche i “precoci” rappresentano il 20% del totale, a Sociologia il 10,5% e a Medicina il 23%.
Diminuisce, per la prima volta dopo dieci anni, il numero dei docenti di ruolo (in calo di 1100 unità); aumentano invece i ricercatori di circa 900 unità.
Tra il personale docente cresce la presenza femminile, nel 1998 gli uomini erano 35.990 e le donne 13.957 (27,9 del totale), nel 2007 gli uomini sono 41.564 e le donne 20.409 (32,9% del totale).
Tra i ricercatori è in atto una progressiva evoluzione verso la parità di genere; la percentuale delle donne è superiore in tutte le aree disciplinari. Tuttavia, a causa della lentezza di tale processo, la presenza di donne nella qualifica più alta (Professori Ordinari) è ancora inferiore ad una su cinque (18%).
Uno studio molto analitico e particolareggiato è stato effettuato sugli “abbandoni”.
La facoltà di Medicina e Chirurgia detiene il primato dei non abbandoni e quindi della continuità degli studi: 4,6% è la media nazionale degli studenti che lasciano al 1° anno, contro il 26,6% di Matematica, il 20% di Scienze Politiche il 19,5% di Ingegneria, il 18,5% di Economia.
Stesso primato per quanto riguarda gli iscritti “inattivi” solo il 9,4%. Per quanto riguarda invece gli immatricolati “inattivi”, anno accademico 2006/07 la facoltà di Medicina e Chirurgia  è seconda (7,0%) solamente ad Architettura (6,5%).

P.S. Come sempre chi fosse interessato ad approfondire, la documentazione completa è a disposizione presso il Centro Studi e Documentazione della FNOMCeO

Roma 27/04/2009

Autore: Redazione FNOMCeO

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