Spesa sanitaria: in Italia solo l’1% investito in ICT

Report n. 29/2011    

IN ITALIA SOLTANTO L’1% DEL BUDGET DELLA SPESA SANITARIA, VIENE INVESTITO PER “L’ICT”

Il settore sanitario spende complessivamente 920 milioni di euro all’anno per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, soltanto l’1% circa del budget di spesa totale. Una somma relativamente modesta, se rapportata agli standard europei, ma soprattutto molto variabile nelle diverse aree del Paese.

Infatti, il Nord Est spende il 25% del totale, il Nord Ovest il 39%, il Sud e le Isole il 19% e il Centro il 17%. Questo significa che al Nord la spesa ICT (Information and Communication Technology in sanità) pro capite è in media di 21 euro, contro i 9 euro circa per abitante di Sud e Isole. Il dato risulta ancora più polarizzato a vantaggio del Nord, se si distinguono le strutture sanitarie ad alto budget ICT (più di 2 miloni e mezzo di euro all’anno) concentrate nell’83% dei casi nel Nord Italia, da quelle a basso budget (meno di un milione di euro annui) che invece sono situate nel 36% dei casi al Sud e nelle Isole.

Grandi differenze anche tra le diverse tipologie di strutture: le Asl assorbono il 48% della spesa totale, le Aziende Ospedaliere il 31%, gli ospedali privati il 15% e gli Ircss solo il 6%. Esclusa questa ultima voce, numericamente ridotta, salta agli occhi il maggior sforzo compiuto dalle strutture pubbliche rispetto a quello delle realtà private.

Gli autori della ricerca realizzata dall’Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano, che ha coinvolto un campione di direttori generali amministrativi e sanitari di 176 strutture sanitarie pubbliche e private su tutto il territorio nazionale, tra Asl, aziende ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e ospedali privati, sottolinea come l’investimento ICT rappresenta una leva fondamentale per migliorare al tempo stesso qualità ed efficienza dei servizi sanitari.

Non a caso, le Regioni italiane virtuose si caratterizzano per un livello di spesa ICT pro capite quasi doppio rispetto a quelle che non lo sono. Da questo fanno derivare una classificazione in quattro categorie:

  • Virtuose: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Hanno già livelli elevati di budget  ICT, ma dovranno continuare a investire in ICT per garantire un’innovazione sostenibile del sistema sanitario;
  • Poco virtuose: Lazio e Molise. L’ICT, oggi molto poco sfruttata, deve essere utilizzata per abilitare una trasformazione radicale del sistema sanitario;
  • Alta qualità e alti costi: Trentino Alto Adige, Friuli, Valle d’Aosta e Liguria. L’innovazione ICT deve servire per migliorare l’efficienza e porre i costi sotto controllo;
  • Bassi costi e bassa qualità del servizio: le altre regioni. L’innovazione in ICT deve migliorare l’efficacia e la qualità percepita.

La ricerca indica anche in quali ambiti viene utilizzata l’ICT e in quali sarà soggetta a sviluppo nel futuro. Sono considerati ambiti “consolidati” la gestione delle risorse umane e i sistemi di business intelligence, dove si sono già raggiunti alti livelli di maturità e dunque non  si prevedono per il futuro ulteriori investimenti rilevanti. Sono invece ambiti “strategici”, con alta maturità e per cui sono previsti ulteriori investimenti nei prossimi tre anni, la cartella clinica elettronica (CCE), la gestione amministrativa e i sistemi di integrazione con il fascicolo sanitario elettronico.

Infine, la gestione informatizzata dei farmaci e il supporto alla relazione con il paziente sono indicati come ambiti “emergenti”: non hanno ancora raggiunto un notevole sviluppo ma si prevedono elevati investimenti per il futuro.
Ancora marginali, e dunque non oggetto di investimenti nel breve periodo, i sistemi di clinical governance, la conservazione sostitutiva, la medicina sul territorio e la fatturazione elettronica.

Tra le difficoltà dello sviluppo dell’ICT in Italia, la ricerca mette in evidenza soprattutto la frammentazione del sistema decisionale. “Capita spesso – scrivono gli autori – che un’innovazione possibile non trovi applicazione a causa della mancanza di un ‘autore’ che dal punto di vista organizzativo prenda l’iniziativa, assumendosi oneri e responsabilità”.

Roma 04/07/2011

Autore: Redazione FNOMCeO

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