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Testamento biologico: riprende l’iter parlamentare

A distanza di cinque mesi dalle elezioni politiche, nella commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, si è riavviato l’esame dei disegni di legge sul Testamento biologico. Un lavoro che era stato già sviluppato nel 2006 e che era stato interrotto a seguito dello scioglimento delle Camere.

Dunque, si riparte da capo, anche se si presuppone che non dovrebbe andar dispersa la mole di attività che in materia era stata svolta nella precedente gestione della commissione, dove il lavoro si preannuncia anche questa volta difficile. Infatti, sono nove i disegni di legge sul tema. Due saranno i possibili percorsi: arrivare ad un testo unificato o prendere uno solo dei ddl come testo base su cui lavorare. Il relatore Raffaele Calabrò (Pdl), auspica che si arrivi in tempi brevi a un testo condiviso, ma la materia non è semplice e le posizioni restano contrapposte: dopo il “no” del presidente della Conferenza episcopale italiana, Giuseppe Betori, all’autodeterminazione del paziente, è arrivato nei giorni scorsi, infatti, un nuovo pronunciamento della Cassazione che ribadisce, al contrario, come il rifiuto delle cure sia un “diritto” del soggetto. Ma anche la Consulta di Bioetica, così come vari parlamentari (sia della maggioranza, sia dell’opposizione) chiedono il rispetto pieno della libertà del cittadino di scegliere circa le cure terminali, includendo nella libertà di scelta anche trattamenti come idratazione e nutrizione artificiali; altre voci, come il Movimento per la vita di Carlo Casini e vari politici chiedono, invece, di non includere tali trattamenti per non favorire “forme mascherate di eutanasia”. C’è poi un altro nodo: il Testamento biologico deve essere o no vincolante per il medico?

“L’obiettivo della commissione– ha commentato Calabrò – è arrivare a un testo condiviso e in tempi contenuti. Credo che non possiamo più rimandare il tema delle dichiarazioni anticipate di trattamento. La commissione – ha detto – lavorerà con intensità e penso che nell?arco di pochi mesi si possa arrivare ad una definizione ultima”. Esprime invece “preoccupazione” Ignazio Marino (Pd): “Temo che si voglia procedere con un ddl che possa sottrarre al cittadino quel diritto sancito dall’articolo 32 della Costituzione”, ovvero che si possa escludere dalle scelte la possibilità di dire “no” a idratazione e alimentazione artificiali. E questo è il maggiore scoglio da superare anche   secondo la senatrice Laura Bianconi (PdL): “Sarà difficile arrivare ad un testo unico: ci sono ddl che sono aperti a qualsiasi iniziativa più o meno passiva di eutanasia e credo che la maggioranza non sia assolutamente propensa ad un’apertura del genere”.
Circa l’andamento dei lavori sui ddl sul testamento biologico, un chiarimento viene dal Presidente della commissione Sanità del Senato Antonio Tomassini (PdL): “Siamo soddisfatti di aver potuto attivare il provvedimento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Mantenendo fede agli accordi presi con la Camera, il Senato si occuperà di quanto attiene alle dichiarazioni anticipate; la Camera dei Deputati invece, di tutto quello che attiene alla terapie palliative incluse le terapie antidolore. La Commissione ha deciso anche di acquisire tutta la preziosa documentazione della XIV legislatura. Il relatore, senatore Calabrò, ha illustrato le caratteristiche dei vari DDL sottolineandone i punti di divergenza. Che sostanzialmente, a mio avviso, si riconducono ad un problema principale: l’idratazione e l’alimentazione rientrano nelle facoltà discrezionali degli individui? Gran parte della Commissione è di parere negativo, ma per altri è possibile. Mi pare invece generalizzato il no all’eutanasia. Tutti i gruppi hanno deciso, prima di affrontare la discussione generale, di fare un brevissimo ciclo di audizioni sui temi più controversi. Sono fiducioso che il Senato porti a termine in un tempo ragionevolmente breve una legge ormai indilazionabile”.


Ma proprio sul diritto all’autodeterminazione del paziente, il ddl di Umberto Veronesi contiene alcuni punti proprio su questo aspetto fortemente attenzionato dalle forze politiche. Lo spiega così lo stesso Veronesi:   “Nel mio disegno di legge è chiaramente indicata l’espressione di volontà di essere o non essere sottoposto a trattamenti di sostegno, compresa alimentazione e idratazione artificiale. Quest’ultimo è un elemento essenziale perché è su questo punto che la volontà del soggetto potrebbe essere equivocata?. A questo proposito, Veronesi ricorda che l’articolo 51 del Codice di deontologia medica afferma che “Quando una persona, sana di mente, rifiuta volontariamente e consapevolmente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle possibili conseguenze della propria decisione. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive”. Se dunque una persona, in piena consapevolezza, è “libera di rifiutare la nutrizione artificiale – sottolinea Veronesi – non è possibile sottrarre alla medesima persona la libertà di esprimere lo stesso rifiuto nelle dichiarazioni anticipate”. Tuttavia “è data la possibilità al medico che ha in carico il paziente di non seguire le indicazioni anticipate di volontà se queste contrastano con le sue convinzioni etiche, affidando quindi il paziente ad altri sanitari. Inoltre, lo stesso è contemplato qualora in uno specifico caso si rendessero disponibili nuove possibilità di terapie e di ricupero”. Veronesi afferma quindi come sia un “obbligo morale promulgare una legge perché l’Italia ha ratificato la Convenzione di Oviedo che lo contempla. Se l’autodeterminazione è un diritto una legge deve tutelarlo”.

E’ noto, comunque, che su questo tema, le opinioni diverse non sono soltanto tra maggioranza e opposizione, ma attraversano verticalmente i due schieramenti. Compreso il Partito Democratico, dove, per conto dei teodem, parla Paola Binetti che dice cose non in linea con Ignazio Marino, in un confronto che va in onda sia nelle austere stanze del Palazzo, sia in eventi pubblici su questi argomenti. Posizioni diverse tra Marino e Binetti anche sulla nutrizione e idratazione da praticare al paziente. Per Paola Binetti non si può sostenere  il diritto a morire; “nutrizione e idratazione – ha detto recentemente- sono forme di sostegno vitale da praticare sempre”. Per il senatore Marino, invece, scegliere di non utilizzare risorse e tecnologie che non possono servire a restituire la vita spetta al malato e non vanno praticate obbligatoriamente per legge. “Non si tratta di promuovere il diritto a morire – ha concluso Marino- ma di accettare la fine naturale di una vita”.

Di una soft law all’inglese parla il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che nei giorni scorsi si è recato in audizione nella commissione sanità del Senato: “Il Governo – spiega Sacconi – segue con attenzione i lavori del Parlamento. Pensiamo – aggiunge – che debba essere una soft law, una disciplina leggera che contenga soprattutto principi. E individui i soggetti chiamati alle responsabilità”.
          

Autore: Redazione FNOMCeO

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