Aodi: “Grazie di cuore, da parte delle nostre associazioni e dei nostri movimenti, a Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, per la loro voce che incarna la ricerca della verità. Tutelare giornalisti e professionisti della sanità significa difendere il diritto alla vita e all’informazione”
ROMA, 26 AGOSTO 2025 – L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), l’Unione Medica Euromediterranea (UMEM), la Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, attraverso il loro presidente Prof. Foad Aodi – medico, fisiatra, esperto in salute globale, giornalista internazionale, Direttore dell’AISC (Agenzia Britannica Internazionale Informazione Senza Confini), membro del Registro Esperti FNOMCEO, già quattro volte consigliere OMCeO Roma e docente a Tor Vergata – ringraziano pubblicamente Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, per la loro dichiarazione congiunta di condanna dei raid che hanno colpito ospedali e operatori dell’informazione.
I fatti: un orrore senza fine e 5 giornalisti morti
Ieri è stato colpito dall’esercito israeliano l’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, causando almeno venti vittime e numerosi feriti. Il raid ha preso di mira i piani superiori della struttura, compreso il tetto, dove si trovavano anche diversi giornalisti impegnati nella copertura del conflitto.
Secondo le ricostruzioni, tra i morti figurano il cameraman di Reuters Hossam al-Masri, il fotoreporter di Al Jazeera Mohammed Salama, il reporter indipendente Moaz Abu Taha, la giornalista Mariam Abu Daqa, collaboratrice di Independent Arabic e Associated Press, e Ahmed Abu Aziz, deceduto in seguito alle ferite riportate.
Il sindacato dei giornalisti palestinesi ha denunciato anche il ferimento di altri operatori, tra cui Hatem Omar Khaled(Reuters e altri media) e Jamal Badah (Palestine Today). Solo un giorno prima, in un raid distinto a Zikim, era stato ucciso l’operatore di Palestine Tv Khaled Al-Madhoun.
Le associazioni professionali parlano di una nuova escalation contro la libertà di stampa, che aggrava ulteriormente il bilancio del conflitto e mina la possibilità di una documentazione indipendente da Gaza.
Nelle ultime ore, inoltre, almeno 24 palestinesi sono morti dall’alba nei nuovi raid israeliani su Gaza. Le bombe hanno colpito quattro abitazioni a Gaza City, nei quartieri di Zeitoun e Sabra, e nella zona centrale dove tra le vittime c’è anche un bambino di due anni. Il bilancio complessivo dall’inizio della giornata sale a 29 morti. Intanto in Israele è scattata una vasta mobilitazione per la liberazione degli ostaggi: a Tel Aviv i manifestanti hanno bloccato l’autostrada Ayalon, mentre cortei e presidi si svolgono davanti ai ministeri e nelle principali città. Si registrano 303 morti per fame dall’inizio della guerra, tra cui 117 bambini, con tre nuovi decessi nelle ultime 24 ore.
Il massacro dei civili e dei professionisti
“Secondo le nostre ultime accurate indagini, ottenute dall’incrocio delle agenzie internazionali con il lavoro dei nostri corrispondenti (AISC NEWS E RADIO CO-mai Internazionale) sono stati uccisi 268 tra giornalisti e operatori dei media. Per quanto riguarda i professionisti sanitari L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma il nostro dato che il 95% degli ospedali di Gaza è danneggiato o fuori uso, privando la popolazione di cure essenziali”, afferma Aodi.
Le riflessioni di Aodi
Il Prof. Foad Aodi da medico e giornalista richiama con forza la dichiarazione congiunta di Carlo Bartoli e Filippo Anelli: “Hanno espresso con chiarezza un principio che facciamo doverosamente nostro: non si possono colpire giornalisti e medici, perché significa spegnere contemporaneamente il diritto alla salute e il diritto all’informazione. Sono due pilastri dei diritti umani universali, che in guerra diventano la prima linea di civiltà. Senza medici e senza giornalisti, i civili restano senza cure e senza voce. Ringraziamo Bartoli e Anelli per la loro presa di posizione netta e ribadiamo che la comunità internazionale deve tradurre queste parole in azioni concrete, immediate e verificabili.”
L’appello di Aodi e delle associazioni
“Quella di Bartoli e Anelli è una presa di posizione chiara e coraggiosa. Le loro parole dimostrano che la sanità e il giornalismo sono alleati nella difesa dei diritti umani: il diritto alla cura e il diritto alla verità. Quando muore un medico o un giornalista, muore una parte di civiltà”, dichiara Aodi.
“Da 25 anni con AMSI portiamo avanti battaglie sanitarie e sociali a difesa dei più fragili e, come giornalisti internazionali, denunciamo le violazioni del diritto umanitario. Oggi chiediamo alla comunità internazionale di proteggere chi salva vite e chi racconta la verità. Non possiamo permettere che droni e bombe continuino a colpire medici, pazienti e reporter. Serve un’azione immediata e verificabile.”
Inoltre il Prof. Aodi ricorda di essere in costante contatto sia con i medici esponenti dell’UMEM in Palestina, sia con i colleghi giornalisti internazionali.
Le proposte operative
1 Protezione degli ospedali e dei media: garantire la sicurezza di strutture sanitarie e redazioni locali, con una mappatura condivisa che impedisca raid su obiettivi civili.
2 Corridoi umanitari verificati: accesso sicuro per evacuazioni mediche, convogli sanitari e giornalisti indipendenti.
3 Tutela dei professionisti della verità: creazione di un osservatorio internazionale per monitorare violenze e pressioni sui giornalisti in zone di conflitto.
4 Difesa degli operatori sanitari: protezione effettiva per medici e infermieri, con un sistema di allerta rapida contro gli attacchi.
5 Task force euromediterranea: medici e giornalisti della diaspora impegnati in tele-consulti, formazione e informazione verificata.
Le conclusioni di Aodi
“Acqua, cure e libertà di stampa sono la vera linea del fronte della pace. Chi uccide un giornalista o un medico non colpisce solo un individuo, ma un intero popolo e il suo futuro. Difendere i professionisti della salute e dell’informazione significa difendere la verità e la dignità umana. Non servono slogan, ma corridoi sanitari, protezione dei reporter e investimenti seri nella cooperazione internazionale.”
RIEPILOGO ORRORE GAZA (Dati CO-mai, Umem, Aisc News aggiornati al 26 agosto 2025)
Dal 7 ottobre 2023:
• 62.730 morti
• 157.820 feriti
• 9.000 dispersi
• 15.600 feriti e malati hanno bisogno di cure all’estero, tra cui 3.800 bambini
• 268 giornalisti uccisi
• 1320 tra medici e professionisti sanitari uccisi
Ufficio stampa AMSI – Uniti per Unire – AISC NEWS
www.unitiperunire.org – www.amsimed.org – www.aisc.news
Autore: Redazione