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Una nuova sede a cinque stelle per l’Ordine dei Medici di Cosenza

Si aprono le porte a vetri automatiche e si ha l’impressione di essere nella hall di un grande hotel a cinque stelle. Al centro della hall, una vera e propria reception che divide due aree: a sinistra uffici e stanze per il Presidente e il Vice-Presidente dell’Ordine, a destra una tecnologica sala congressi da 200 posti a sedere, ma ampia da contenere altrettante persone in piedi. Tutto è stato studiato all’insegna della razionalità e della funzionalità. L’effetto d’insieme è straordinario, si percepisce che nessun particolare è stato trascurato.

Si presenta così la nuova sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi Odontoiatri della provincia di Cosenza. Una novità nella città e per la città dei Bruzi. La nuova sede sorge in via Suor Elena Aiello 23, di fronte alla Città dei Ragazzi, dispone di parcheggi auto, è a un passo dallo svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, ma allo stesso tempo è nel centro della città.

E il Presidente dell’OMCeO di Cosenza Eugenio Corcioni, spiega con soddisfazione: “Siamo arrivati a questo risultato grazie a un grande impegno e a un grande lavoro, nonché grazie a un notevole investimento finanziario”. Corcioni non nasconde il proprio entusiasmo, parla della nuova sede, ma al tempo stesso modera per l’intera mattinata gli interventi della prima e della seconda sezione: professione e sanità. Sala piena per tutta la durata dell’evento, nella domenica del 12 dicembre, con una partecipazione straordinaria di medici e cittadini. “Questa sede – afferma Corcioni – vogliamo che diventi un luogo di dibattito e di cultura e in questo senso i medici offrono la struttura alla città di Cosenza”.

Sul tema della professione, gli interventi di Amedeo Bianco, Presidente della FNOMCeO, e di Alberto Oliveti, Vice-Presidente vicario dell’ENPAM. “Auguri e complimenti per la splendida struttura – ha esordito Bianco – perché anche questo è un modo per dare sempre più dignità alla professione. Come Federazione siamo impegnati per esaltare la dimensione civile e sociale della professione, per dare un’identità forte, convinti come siamo che una buona sanità contribuisce a fare anche un buon Paese”. Bianco ha poi richiamato un’altra mission della Fnomceo: “Vogliamo essere non solo buoni medici, ma anche buoni cittadini, con i propri diritti e i propri doveri, ma vogliamo anche difendere i diritti dei cittadini e delle comunità. Siamo una professione attenta ai cambiamenti della società. Chiediamo però maggior rispetto per la nostra professione. La nostra Costituzione è bellissima perché non parla di cittadini, ma di individui che hanno il diritto alla salute”. Un esempio è la barra dritta della Federazione sulla vicenda Brunetta, in particolare per quanto riguarda i certificati online; “Si è udito un tintinnar di manette e uno sventolio di fogli di licenziamento. Ma qual è il Paese che tratta così male i propri professionisti?”. Bianco ha poi concluso: “I piani di rientro impongono dei sacrifici, ma salviamo le cose preziose, il patrimonio del SSN e uno di essi è la nostra professione che si vuole sviluppare nel segno dell’autonomia e della responsabilità: il Codice deontologico è la nostra piccola Costituzione nell’ambito della grande Costituzione”.

Alberto Oliveti ha inquadrato la previdenza per la professione nello scenario italiano e mondiale: “Stiamo perseguendo l’obiettivo di affermare il principio della solidarietà, soprattutto verso due tipologie di medici: coloro che potrebbero perdere la propria autosufficienza e i giovani medici. Il tema dei giovani è particolarmente stringente e ruota attorno a un punto di fondo: come le nuove leve possono affrontare le sfide del futuro? Una di queste sfide è la formazione. L’Enpam è sensibile a queste tematiche e lancio qui l’idea di un Patto tra generazioni perché i giovani abbiano la convenienza a stare nel sistema e non solo l’obbligo di legge”. Oliveti ha così delineato la situazione di questo momento: “Noi puntiamo a garantire il massimo di pensione possibile e per fare questo siamo impegnati per la tenuta del sistema: occorre un punto di equilibrio tra contributi versati e pensioni da percepire in base alla speranza di vita di ognuno, altrimenti il carico resterà sui giovani di oggi, anziani domani. Nello scenario italiano e mondiale, si colloca la situazione previdenziale: con una contribuzione che in media va dai 35 ai 65 anni, può reggere il sistema in rapporto all’aumentata aspettativa di vita? L’altra sfida è quella della previdenza integrativa”.

“La sanità calabrese al bivio tra regole, sprechi e fabbisogni: come coniugare il piano di rientro con la giusta allocazione delle risorse e con la necessità di nuovi modelli organizzativi”. Tema complesso per la seconda sezione dell’evento, introdotto sempre da Corcioni in maniera diretta e precisa, rivolto al Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. “Il piano di rientro – ha detto Corcioni – è duro, lacrime e sangue. Nei mesi scorsi abbiamo assistito alla protesta dei Sindaci e delle comunità contro le chiusure di alcuni ospedali. Occorre capire che il PdR agisce su una realtà che non è uguale in tutte le aree della Calabria, dove la quota capitaria non è omogenea come non è omogenea l’offerta sanitaria. L’Ordine dei Medici è per una consultazione più operativa per creare modelli e percorsi assistenziali diversi: la professione, la politica, i cittadini per vedere un’alba nuova in Calabria. Bisogna pensare a tagli selettivi e non indiscriminati”. Per quanto riguarda la questione precari, Corcioni ha indicato alcuni punti: “Le cinque province calabresi devono avere pari dignità ed equità di trattamento, considerando la complessità della vasta provincia cosentina, che va dal Tirreno allo Jonio. Ci sono 400 medici nelle funzioni di Guardia medica, un servizio da rilanciare, ripensando le postazioni e la distribuzione dell’orario. Non è pensabile che si lavori solo la notte. L’Ordine darà il suo contributo per un PdR non punitivo e soltanto contabile, per introdurre elementi di equità e per rilanciare alcuni progetti, come il nuovo ospedale di Cosenza, di cui si è sempre parlato, ma senza alcuna progettualità. L’attuale ospedale dell’Annunziata ha il ruolo di Hub, ma è rimasto quello di 70 anni fa”.

Toccante la testimonianza di Pietro Morrone, precario nell’Azienda ospedaliera di Cosenza, che ha descritto la realtà lavorativa vissuta da tanti medici che, pur essendo impegnati in servizi impegnativi in ospedale, non hanno alcuna prospettiva di futuro. In precedenza, Gianluigi Scaffidi, direttore generale vicario dell’assessorato alla salute della Regione Calabria, aveva fornito i macrodati del Piano di rientro, da lui definito “piano di razionalizzazione e di riorganizzazione”. Scaffidi ha poi ricordato che il PdR prevede 241 azioni da compiere in tre anni, e “va attuato, anche se sottoscritto dalla precedente Giunta. Su 22 ospedali 18 sono da riconvertire e sugli altri 4 si deciderà il da farsi”.
Giuseppe Scopelliti ha concluso sostenendo che “la sanità è tema di confronto e scontro politico, ma questa è la stagione della responsabilità da parte della politica. Intendo dare un messaggio coerente e serio, senza demagogia, senza populismo. Stiamo intervenendo sugli sprechi, che erano tanti. Puntiamo sulla qualità dei servizi e delle prestazioni. La politica deve dare gli indirizzi, ma sui territori devono agire i manager per garantire il diritto alla salute dei cittadini”. Sulla questione dei precari, Scopelliti ha proposto: “Assumo l’impegno per una proroga e successivamente per i concorsi. Nel 2011 non ci saranno le condizioni per stabilizzare, forse nel 2012, se nel 2011 riusciremo a fare alcune cose, come ad esempio chiudere i mille posti letto di ricoveri inappropriati. Ci aspettano scelte difficili e coraggiose. La vicenda dell’Asl di Vibo Valentia (sciolta per infiltrazioni mafiose) era nota da tempo, da prima che si insediasse la commissione d’accesso a gennaio 2010, si sapeva degli interessi della ‘ndrangheta. Sul PdR la partita si gioca sui tempi. Gradualmente risolveremo tutto, anche la migrazione sanitaria che ci costa 230 milioni all’anno, un fenomeno che si può contenere valorizzando le professionalità locali”.

In sala i Presidenti degli Ordini delle altre province calabresi: Pasquale Veneziano di Reggio Calabria, Vincenzo Ciconte di Catanzaro, Enrico Ciliberto di Crotone, Michele Soriano di Vibo Valentia. Presenze bipartisan dei politici nazionali e locali: Mario Tassone, Roberto Occhiuto, Michele Trematerra, Giacomo Mancini junior, i fratelli Antonio e Pino Gentile, Fausto Orsomarso. Presente anche il Prefetto di Cosenza Antonio Reppucci, che ha ricordato il ruolo di ‘mediazione’ della Prefettura nel sedare alcune proteste che avrebbero potuto determinare disordini. Ha portato il saluto il Sindaco di Cosenza Salvatore Perugini, che ha lanciato la proposta di istituire presso l’Università della Calabria, l’Unical ad Arcavacata, a pochi chilometri dalla nuova sede dell’Ordine dei Medici, la Facoltà di Medicina che manca e che potrebbe operare in sinergia con il nuovo ospedale di Cosenza, per il quale il Comune è impegnato a individuare l’area in cui dovrà sorgere.

Autore: Redazione FNOMCeO

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