Vaccini: l’informazione che passa dall’esperienza personale

Un recente articolo pubblicato sul New York Times (vedi), racconta l’esperienza personale della vaccinazione contro l’Herpes Zoster alla quale si è sottoposta l’autrice dell’articolo: la giornalista Jane E. Brody che il “Time” ha definito “sacerdotessa della salute” (High Priestess of Health): si tratta di una brillante laureata in biochimica che a 24 anni, subito dopo l’acquisizione del titolo accademico, aveva deliberatamente scelto di fare la giornalista per mettere al servizio della gente, “per aiutarla a rimanere in buona salute”, le sue conoscenze scientifiche. (http://janebrody.net/bio.html).

La lettura dell’articolo pubblicato dal quotidiano americano offre un’occasione per entrare direttamente in contatto con le modalità di tutela della salute in vigore Oltreoceano. Si apprende infatti che: “La vaccinazione è stata sorprendentemente semplice e meno costosa di quanto mi aspettassi (il prezzo di listino senza il contributo dell’assicurazione è di $ 280 per le due dosi). Tutto ciò di cui ho avuto bisogno è stata una ricetta del mio dottore. L’ho portata alla mia farmacia, dove un farmacista dello staff mi ha somministrato il vaccino. Assumerò la seconda dose nello stesso modo a maggio. La mia assicurazione Medicare Parte D ha coperto la spesa con un co-pagamento di $ 40 per ogni dose. (Il costo può essere maggiore se il vaccino viene somministrato nell’ambulatorio medico, quindi meglio controllare prima)”.

È certamente documentata la condivisione delle motivazioni medico sanitarie che hanno portato la giornalista a sottoporsi a questo tipo di vaccinazione: “Di recente ho sentito una discussione tra i membri di YMCA (acronimo di Young Men’s Christian Association, Associazione Cristiana dei Giovani, un’organizzazione religiosa che sostiene i giovani e le loro attività) che hanno subito attacchi devastanti di Fuoco di Sant’Antonio, tra cui una donna che aveva quasi perso un occhio e un’altra che è rimasta con un dolore cronico di tipo nervoso. Questa è stata la spinta di cui avevo bisogno per decidermi a richiedere il nuovo vaccino Shingrix contro l’Herpes Zoster, approvato dalla Food and Drug Administration lo scorso ottobre. L’approvazione è avvenuta dopo una sperimentazione che ha coinvolto 16.600 persone ed ha dimostrato che il prodotto era molto più efficace del primo vaccino, Zostavax, che avevo già utilizzato una decina d’anni prima. I Centers for Disease Control and Prevention raccomandano infatti che le persone di età pari o superiore a 50 anni, comprese quelle precedentemente immunizzate con Zostavax, ora assumano anche il vaccino Shingrix”.

Seguono poi indicazioni sulle caratteristiche medico-scientifico-sanitarie innovative di questa pratica vaccinale rispetto alla precedente versione. Tali indicazioni circolano anche da noi ma soltanto come comunicazione istituzionale diretta o ripresa dalle pagine di cronaca e dalle rubriche dedicate alla salute. Citiamo per esempio il materiale informativo del Ministero della Salute (vedi) e quello della Regione Toscana (vedi).

“In seguito all’infezione primaria, che si manifesta come varicella -si dice nella comunicazione della Regione Toscana- il virus diventa latente nei gangli sensitivi craniali e del midollo spinale, e, soprattutto con l’aumentare dell’età (in particolare a partire dai 50 anni) e/o con la riduzione della risposta immunitaria cellulo-mediata, può riattivarsi dando luogo alle manifestazioni nervose e cutanee a distribuzione dermatomerica tipica dell’HZ. La localizzazione più frequente dell’HZ è a livello toracico, con rash cutaneo e nevralgia. La forma che coinvolge la branca oftalmica del nervo trigemino, spesso definito come HZ oftalmico, rappresenta invece il 10-20% dei casi di HZ…”

La scelta dello stile comunicativo è certamente molto lontano dall’approccio diretto e colloquiale usato dalla Brody nel rivolgersi ai lettori ultra cinquantenni entrati in contato in precedenza con il virus della varicella e quindi a rischio di Fuoco di Sant’Antonio.

“Gli studi- afferma la giornalista del New York Times- hanno indicato che oltre il 99 per cento degli americani di più di 40 anni ha avuto la varicella, anche se non se ne ricorda, secondo la dott.ssa Rosanne M. Leipzig, geriatria presso la Icahn School of Medicine dell’ospedale Mount Sinai di New York. Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie raccomanda però che le persone con più di 50 anni ricevano il nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster, indipendentemente dal fatto che ricordino o meno di aver avuto la varicella da bambini. Anche coloro che non hanno mai avuto la varicella ma hanno assunto il vaccino contro la malattia possono infatti essere sensibili al fuoco di Sant’Antonio perché questo vaccino contiene un virus vivo indebolito. Però occorre dire che il rischio di essere colpiti da Herpes Zoster per coloro che hanno ricevuto il vaccino contro la varicella è molto inferiore a quello di chi ha avuto l’infezione naturale.

Se non sei sicuro di aver fatto la malattia o non ti ricordi se ti hanno vaccinato, puoi anche fare un esame del sangue per verificare l’immunità alla varicella, ma il risultato non può distinguere tra anticorpi generati in seguito a malattia o a vaccinazione. Quindi, anche se il risultato del test fosse positivo, la dottoressa Leipzig afferma che sarebbe saggio assumere ugualmente il vaccino contro il Fuoco di Sant’Antonio perché potresti ospitare il virus vivo in forma silente ma in grado di scatenare la malattia”.

In un’epoca di mentalità “No Vax”alla ribalta, in Italia e anche in molte altri paesi europei, la capacità di comunicare in modo preciso e attendibile è fondamentale ma può diventare strategica soltanto se è coniugata con un’efficacia espositiva capace di convincere.

Il giornalismo “made in Usa” può costituire un valido esempio soprattutto quando consiglia di farsi carico- nel processo comunicativo- di dubbi, perplessità, indecisioni, e paure dell’interlocutore.

Fonte:

Torinomedica.org

Autore: Redazione

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