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Libano, struttura sanitaria colpita, Anelli (Fnomceo): “Cura è potente antidoto alla guerra, chiediamo rispetto del diritto umanitario internazionale”

“La difesa della dignità umana rappresenta il fondamento di una pace giusta e duratura, che è l’unico realismo possibile”


“Non ci stanchiamo di ripeterlo: quando un ospedale viene bombardato, quando un medico viene ucciso mentre presta soccorso non è solo una violazione del diritto internazionale. È una ferita inferta all’umanità intera”.

Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, a seguito del raid aereo israeliano che – secondo quanto riportato dal Ministero della salute libanese – ha “preso di mira il centro di assistenza sanitaria di base della città di Burj Qalawiya”, uccidendo “12 medici, paramedici e infermieri” e ferendo un operatore sanitario. Sempre secondo il Ministero, l’attacco è stato “il secondo contro il settore sanitario in poche ore”, dopo quello a Sawaneh che ha ucciso due paramedici affiliati a Hezbollah e al suo alleato Amal. Poco fa la stessa fonte, in un comunicato, ha affermato che i raid israeliani hanno ucciso 26 operatori sanitari e ne hanno feriti altri 51 dall’inizio del conflitto tra Israele e Hezbollah, lo scorso 2 marzo.

“Solo due giorni fa – ricorda Anellieravamo a Perugia e poi ad Assisi, per firmare e consegnare nelle mani del Custode del Sacro Convento di San Francesco il Manifesto “Medici e pace”. Un Manifesto che non è solo un documento, ma rappresenta una scelta: la scelta dei medici di non restare neutrali di fronte alla negazione della vita”.

“San Francesco – aggiunge – non predicava una pace astratta. Parlava di una pace concreta. Di una pace che nasce dall’incontro con l’altro. Una pace che si costruisce curando le ferite del mondo. La medicina è, nella sua essenza più profonda, questo: cura delle ferite. Per questo ogni atto medico è un atto di pace, ed è un potente antidoto alla guerra”.

“Nel riferimento ad Assisi – prosegue Anellie alla figura di San Francesco, a ottocento anni dalla sua morte, si riconosce un messaggio universale: il rispetto della vita, la tutela dei più fragili, il rifiuto della violenza come strumento di relazione tra le persone e tra i popoli. Per questo i principi riaffermati nel nostro Documento risuonano all’unisono con l’appello di Papa Leone a far cessare il fragore delle bombe, affinché si oda la voce dei popoli. E con le parole dell’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Domenico Battaglia che, nella sua ‘Lettera ai mercanti di morte’, sottolinea che ‘dietro ogni contratto c’è una carne aperta, dietro ogni firma c’è una scuola svuotata, un ospedale abbattuto, un volto cancellato’. Il Vangelo mette un Bambino al centro, ammonisce il Cardinale. Ebbene, anche la Medicina mette al centro le persone, con un’attenzione particolare per i più fragili. La cura è un impegno civile prima ancora che professionale, e la difesa della dignità umana rappresenta il fondamento di una pace giusta e duratura, che è oggi, veramente, l’unico realismo possibile, mentre è follia credere che la guerra salvi, che si possa incendiare il mondo senza bruciare, tutti”.

“Per questo – conclude Anellii medici italiani ripudiano la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e chiedono il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, inclusa la protezione effettiva degli operatori sanitari. Ogni ospedale distrutto porta con sé morti indirette, per l’annientamento dei sistemi sanitari. Colpire chi cura significa colpire la dignità umana e negare il diritto alla salute”.

Ufficio Stampa Fnomceo
informazione@fnomceo.it
Roma, 14 marzo 2026

Autore: Ufficio Stampa FNOMCeO

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