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“Garantire a ogni medico una formazione completa”: intervista a Filippo Anelli

Conto alla rovescia per le tradizionali Giornate baresi di Approfondimento sulla Formazione del Medico, che – organizzate dall’Ordine dei Medici di Bari in partnership con la Fnomceo – da quattro anni a questa parte si propongono come il più autorevole appuntamento sulla Formazione del Medico in Italia. L’edizione di quest’anno, la quarta, appunto, sarà focalizzata sull’Educazione Continua in Medicina, a sedici anni dall’avvio del programma. Mai come in questi giorni, però, la formazione del medico è protagonista del dibattito pubblico: è notizia ‘fresca di stampa’ il raddoppio, tanto auspicato dalla Fnomceo, delle borse per il Corso Specifico di Formazione in Medicina Generale, mentre ancora non si spegne l’eco dei test per l’ingresso alla facoltà di Medicina. Sulla Formazione del Medico a tutto campo siamo quindi andati a fare un approfondimento insieme al presidente della Fnomceo – che è anche il presidente dell’Omceo di Bari – Filippo Anelli.


 Si sono svolti pochi giorni fa i test per l’accesso a Medicina, e, come ogni anno, si accende il dibattito sulla necessità di superare o meno il numero chiuso. Secondo il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, “è un tema che affronteremo certamente, come affronteremo l’ammissione rispetto alle richieste delle professioni del futuro, anche relativamente alle specializzazioni in Medicina, per riempire i vuoti che ci sono”.  E torna in auge il ‘modello francese’, con iscrizione libera e sbarramento al secondo anno. Cosa ne pensa la Fnomceo?

Che senso ha aprire a tutti se molti laureati non trovano uno sbocco né formativo né lavorativo? Quello di Medicina è un percorso formativo particolare che, dopo sei anni, non dà sbocchi lavorativi, a meno che non si prosegua la formazione con la specializzazione o con il corso per la Medicina Generale. Sono dieci-quindicimila i giovani colleghi che, anche quest’anno, non riusciranno ad accedere né alle scuole di specializzazione né al corso per la Medicina Generale, andando a ingrandire il cosiddetto limbo formativo: uno stop forzato, uno sperpero di vita e di risorse fatto di inoccupazione e sottoccupazione, con gravi riflessi sul piano sociale. Dieci-quindicimila giovani che non possono pensare al futuro, a una stabilità professionale ma anche familiare e di vita. Non mi sembra giusto che lo Stato non garantisca a chi, con grandi sacrifici e volontà, intraprende il percorso per diventare medico di poter completare la formazione e poter, dopo dieci anni, fare il medico. È per questo che, prima di abolire il numero chiuso, dobbiamo garantire un futuro a questi dieci-quindicimila colleghi. Aprire ora significherebbe illudere tantissimi giovani, privando di un futuro non solo loro stessi e le loro famiglie, ma lo stesso Servizio Sanitario Nazionale, che si troverebbe con un numero insostenibile di laureati formati a metà, e sottraendo ai cittadini un’assistenza efficace e di qualità. Senza contare che, anche per le università, un’apertura in massa al primo anno non sarebbe, allo stato attuale, sostenibile. Con le strutture di oggi, garantire una formazione di qualità al primo anno a tutti gli iscritti (i candidati ai test di Medicina e Odontoiatria sono stati, quest’anno 67mila, a fronte di 9.779 posti a Medicina e 1.096 a Odontoiatria) sarebbe infatti molto difficile.

Per l’anno accademico 2018/2019 si profila l’inizio del percorso che porterà alle prime ‘laurea abilitanti’: a che punto siamo?

Sì, l’intenzione della Conferenza permanente dei presidenti di Consiglio del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, pienamente condivisa e supportata dalla Fnomceo, è quella di permettere già agli studenti che quest’anno si iscriveranno al quinto anno di svolgere il tirocinio al quinto e sesto anno, così come previsto dal decreto ministeriale. Il questo modo, nel luglio 2020 si potrebbe tenere la prima sessione della cosiddetta ‘laurea abilitante’ in Medicina.

E come dovrebbe svolgersi il Tirocinio pre lauream?   

Il Tirocinio potrà essere svolto in maniera abbastanza flessibile.  Dovrà avere una durata di tre mesi, uno per ogni area (medica, chirurgica, della Medicina generale)  ed essere espletato durante gli ultimi due anni di corso, purché il candidato abbia sostenuto tutti gli esami fondamentali dei primi quattro anni. La Conferenza ha individuato tre raccomandazioni per rendere uniformi i criteri del tirocinio: utilizzare sia il quinto sia il sesto anno; posizionare il mese da svolgersi nell’ambito della Medicina generale al sesto anno; utilizzare ai fini del tirocinio le attività formative professionalizzanti già programmate al V e VI anno per le aree medica e chirurgica. In ogni caso, abbiamo chiesto al Miur un tavolo congiunto per il coinvolgimento degli Ordini nei tutoraggi pre lauream. In particolare, auspichiamo di arrivare a un protocollo d’intesa tra gli Ordini, l’Università e il Ministero per il reclutamento dei Medici di Medicina generale che andranno a fare da tutor sul territorio e per la determinazione degli obiettivi formativi e dei criteri di valutazione.

Superati tutti gli esami, espletato il tirocinio, il medico si laurea e, subito dopo, può conseguire l’abilitazione. A questo punto, è pronto per accedere alla professione?

La formazione del medico, come dicevamo, è una formazione molto particolare, che non si conclude con la laurea e con l’abilitazione. Per questo, chi inizia questo cammino deve essere consapevole che non ha davanti a sé sei anni di studi ma almeno dieci.

Per poter completare il suo percorso formativo, il giovane medico deve, dopo l’abilitazione, scegliere se frequentare il Corso Specifico di Formazione in Medicina Generale, triennale; o se accedere alle scuole di specializzazione. In entrambi i casi, l’accesso è per concorso, e i posti sono limitati, in quanto legati alla disponibilità di borse e di contratti. Per quanto riguarda la Medicina Generale, come Fnomceo, grazie alla determinazione del ministro Grillo e al lavoro prodromico del ministro Lorenzin, siamo pochi giorni fa riusciti ad arrivare al traguardo storico del raddoppio delle borse, che saranno, quest’anno, duemila contro le novecentoottantasette dell’anno scorso. Ci stiamo battendo affinché anche i contratti di specializzazione possano aumentare, con una programmazione seria e mirata a colmare le carenze previste per alcune branche, come – secondo i dati dell’Anaao – pediatria, chirurgia, ostetricia, medicina interna, cardiologia e ortopedia.

Il vero goal che ci prefiggiamo, in realtà, è una riforma del sistema formativo, per la quale a ogni medico che inizia il suo percorso immatricolandosi all’Università sia offerta la possibilità di portarlo a termine sino alla specializzazione o al conseguimento del titolo per la Medicina Generale. È su questo che, insieme al ministero della salute, stiamo lavorando.

Nel frattempo, per tamponare la grave carenza di medici di famiglia e specialisti che si profila per i prossimi anni, avete formulato alcune proposte…

Certamente. In un incontro al Ministero della Salute, che si è svolto il 29 agosto scorso, in un clima di grande condivisione e sintonia di intenti, abbiamo portato all’attenzione del Sottosegretario Armando Bartolazzi e dei dirigenti alcune proposte.

La priorità resta, come dicevamo, l’aumento, dopo quello, già ottenuto, delle borse per la Medicina Generale, dei contratti di formazione specialistica. C’è poi la questione delle borse e dei contratti che ogni anno vanno sprecati, per rinuncia dei vincitori, per “fughe” verso specializzazioni più gradite o per altri motivi: un’emorragia di circa 500 borse l’anno. La Fnomceo, trovando anche qui piena corrispondenza nel Ministero, ha chiesto il recupero delle risorse non utilizzate per finanziare nuove borse per la formazione post-laurea. Inoltre, ha proposto che si prendano in considerazione anche i contributi delle fondazioni, come l’Enpam, per il finanziamento di ulteriori borse di formazione in medicina generale e specialistica.

Per dare una risposta immediata alle gravi carenze di personale abbiamo condiviso la necessità di individuare strumenti normativi che consentano di avvalersi, per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, degli specializzandi dell’ultimo anno, anche negli ospedali di insegnamento. A tale proposito, sarebbe auspicabile una modifica dei contratti di formazione lavoro dei medici specializzandi e della medicina generale, in modo da consentire un miglior utilizzo dei medici in formazione nei processi assistenziali, riducendone le incompatibilità e rivedendo l’equiparazione del trattamento tributario. Per il settore del 118 la Fnomceo ha chiesto di modificare la Legge Balduzzi, in linea con le richieste delle Organizzazioni sindacali, creando un percorso formativo peculiare, così come già previsto dal DPR 270/2000, per l’accesso all’emergenza territoriale. Modifica, questa, che consentirebbe anche di dare una risposta concreta all’occupazione di tanti medici che oggi garantiscono il servizio pur in maniera precaria.

La vostra ipotesi di applicare pienamente la possibilità di ridurre per un tempo massimo di un anno il corso di formazione specifica della medicina generale, ai sensi del comma 2 bis art. 24 del D. Lvo 368/99, ha innescato un acceso dibattito tra i giovani medici …

Si parla qui di dare applicazione a una legge comunitaria: la Fnomceo, in quanto Ente sussidiario dello stato, deve garantire che, se si deciderà di farlo, ciò sia fatto nel migliore dei modi, a tutela della salute dei cittadini. Probabilmente le notizie uscite sulla stampa hanno privilegiato le necessità di sintesi, non riuscendo a cogliere appieno la complessità del messaggio. Si tratta in ogni caso di un progetto che dovrà essere attentamente valutato e studiato in tutti i suoi aspetti. Sicuramente non c’è, da parte nostra, la volontà di una diminutio del Corso di Medicina Generale, che andrà anzi valorizzato e ripensato. Si lavorerà affinché il titolo sia accademico, rilasciato dall’Università ed equiparato alla specializzazione, ma coinvolgendo e valorizzando tutta l’esperienza formativa accumulata in questi anni dalle Regioni, dagli Ordini e dalla Medicina Generale.

Il precariato è, come accennava, l’altra grave piaga del nostro Servizio Sanitario Nazionale: nell’ambito della continuità assistenziale, ad esempio, circa la metà dei medici in servizio è in condizione precaria. Come risolvere la questione?

Appare sempre più improcrastinabile l’esigenza di un recupero del ruolo del personale medico precario, che, soprattutto nei servizi di continuità assistenziale, ma sempre più anche negli Ospedali,  oggi consente al servizio sanitario nazionale di poter garantire in maniera idonea la tutela della salute dei cittadini.

Michela Molinari, Ufficio Stampa Fnomceo

Autore: Ufficio Stampa FNOMCeO

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