Aggiornamento 04.02.2020:

I posti disponibili per il webinar sono esauriti

Per coloro che non hanno potuto aderire si renderanno disponibili i contenuti sul portale FNOMCeO tramite registrazione del webinar DOPO lo svolgimento dell’evento.

Questo accesso successivo non permette l’erogazione di crediti ECM.


La Medicina di Genere sta evidenziando in maniera crescente numerose e importanti differenze di genere presenti nella incidenza, sintomatologia e gravità di molte malattie, comprese la risposta terapeutica e le reazioni avverse ai farmaci.

Tali differenze stanno emergendo anche nel contesto della pandemia da Covid-19. Un approfondimento genere-specifico nell’infezione da SARS COV-2 potrebbe contribuire al miglioramento della salute in uomini e donne attraverso una maggiore appropriatezza nella diagnosi e nelle cure con vantaggi sia per il malato che per la sostenibilità del Sistema Sanitario.

Su questi temi si concentrerà il webinar “COVID-19 e differenze di genere”, organizzato dalla Commissione Medicina di Genere della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici – FNOMCeO e accreditato nell’ambito del programma di Educazione Continua in Medicina (4 i crediti ECM erogati), in programma sabato 27 febbraio dalle 9 alle 13.

Di seguito le indicazioni per partecipare al webinar (scaricabili anche in allegato).

Saranno accettate le prime 200 adesioni pervenute.


Come partecipare al webinar ECM?

  1. Per iscriversi al webinar cliccare sul link di Zoom fornito da FNOMCeO: https://zoom.us/webinar/register/WN_7uESGtIuTFiJzymTMznhVw
  2. Compilare i campi del modulo che si apre con: Nome, Cognome, Codice Fiscale (fare attenzione che sia digitato correttamente), Professione, e-mail; cliccare poi su “Register”.

Completata l’iscrizione si riceverà una email di conferma con il link («click here to join») che consente l’accesso al webinar il giorno dell’evento.

Si consiglia di compilare il modulo di iscrizione qualche giorno prima dell’evento per assicurarsi della funzionalità e della corretta installazione di Zoom sul proprio dispositivo.

Come comportarsi il giorno del webinar

Sono disponibili due videotutorial che spiegano come accedere al webinar il giorno dell’evento via pc o via smartphone. Attenersi alle indicazioni date sul come porre domande date all’inizio dalla segreteria e usare solo il canale prescelto.

  • Videotutorial che spiega come partecipare al webinar tramite PC: https://youtu.be/UZGaKF0vQSg
  • Videotutorial che spiega come partecipare al webinar tramite smartphone: https://youtu.be/7YEbB9mYgFQ

 

Come accedere al questionario ECM una volta terminato il webinar?

Il questionario ECM sarà disponibile sulla piattaforma http://www.fadinmed.it/ il giorno seguente a quello del webinar. Si consiglia comunque di registrarsi, se non lo si è già fatto, alla piattaforma www.fadinmed.it almeno due giorni prima della sessione webinar, per avere certezza di non avere poi problemi di accesso.

  • Se non sei registrato:

                Clicca in alto a destra su “Registrati”, completa tutte le voci richieste, al termine della registrazione riceverai una e-mail di conferma.

  • Se sei registrato, il giorno seguente al webinar:

                Vai in www.fadinmed.it clicca in alto a destra su “Accedi” e inserisci il tuo ID e PIN.

La piattaforma FADINMED è accessibile solo ai medici e odontoiatri iscritti alla Federazione.

Se hai seguito almeno il 90% del tempo del webinar, cliccando sul titolo del corso potrai accedere al questionario ECM cliccandoci sopra. Si ricorda che il questionario sarà online solo per tre giorni e c’è un tentativo solo di superamento, secondo le norme Agenas degli eventi accreditati come Videoconferenza RES.

Per ottenere i crediti è obbligatorio compilare anche il questionario di gradimento. L’attestato ECM è scaricabile dalla pagina personale della piattaforma FADINMED.

Per informazioni scrivi a gestione@fadinmed.it

Il nuovo report mensile elaborato dalla Consulenza statistico attuariale rileva alla data del 31 dicembre un aumento di quasi 27mila casi rispetto alla fine di novembre (+25,7%). A conferma dell’impatto più intenso della seconda ondata dell’epidemia, il 57,6% delle denunce è concentrato nel trimestre ottobre-dicembre


ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 dicembre sono 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. A rilevarlo è il 12esimo report nazionale sulle infezioni di origine professionale da nuovo Coronavirus elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, da cui emerge un incremento di 26.762 casi (+25,7%) rispetto al monitoraggio precedente al 30 novembre, di cui 16.991 riferiti a dicembre, 7.901 a novembre e altri 1.599 a ottobre, complice la seconda ondata dell’epidemia, che ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo.

In novembre il record negativo con quasi 36mila infezioni segnalate all’Istituto. Oltre 75mila denunce, pari al 57,6% del totale, sono concentrate nel trimestre ottobre-dicembre contro le circa 50mila (38,5%) del trimestre marzo-maggio. Novembre, in particolare, con quasi 36mila denunce è il mese del 2020 col maggior numero di casi segnalati all’Istituto. Nei mesi estivi tra la prima e la seconda ondata si era invece registrato un ridimensionamento del fenomeno, con giugno, luglio e agosto al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori, e una leggera risalita a settembre (poco più di 1.800 casi, pari all’1,4%), che lasciava prevedere la ripresa dei contagi dei mesi successivi.

I morti sono 423, in maggioranza uomini (83,2%) e con un’età tra i 50 e 64 anni (70,2%). I casi mortali denunciati al 31 dicembre sono 423, 57 in più rispetto alla rilevazione del mese precedente e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,6% rispetto ai morti da Covid-19 comunicati dall’Iss alla data del 31 dicembre. A differenza del complesso delle denunce, per i casi mortali è la prima ondata dei contagi ad avere avuto un impatto più significativo della seconda. Quasi otto decessi su 10 (79,0%), infatti, sono avvenuti nel trimestre marzo-maggio contro il 18,0% del trimestre ottobre-dicembre. I casi mortali riguardano soprattutto gli uomini (83,2% del totale) e le fasce di età 50-64 anni (70,2%) e over 64 anni (19,9%).

Sette lavoratori contagiati su 10 sono donne. Prendendo in considerazione il complesso delle denunce, il rapporto tra i generi si inverte. Il 69,6% dei contagiati, infatti, sono donne, la cui quota nel mese di dicembre sale al 71,6%. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,2% delle infezioni di origine professionale denunciate riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (37,0%), under 34 anni (19,0%) e over 64 anni (1,8%). L’85,7% dei contagi riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,3% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,9% dei contagiati stranieri), peruviani (14,0%), albanesi (7,9%), ecuadoregni (4,7%) e moldavi (4,2%).

Un quarto dei decessi nel settore della sanità e assistenza sociale. Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 68,8% delle denunce e un quarto (25,2%) dei decessi codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono il 9,1% delle infezioni denunciate e il 10,7% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio, il trasporto e magazzinaggio, le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…).

Più colpiti infermieri, operatori socio-sanitari e medici. L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi con il 38,7% delle denunce (in tre casi su quattro sono donne), l’82,2% delle quali relative a infermieri, e il 10,0% dei casi mortali codificati. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,2% delle denunce (l’80,9% sono donne), i medici con il 9,2% (il 48,0% sono donne), gli operatori socio-assistenziali con il 7,4% (l’85,1% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (tre su quattro sono donne). Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (4,1%, di cui il 68,9% donne), addetti ai servizi di pulizia (2,3%, il 78,3% donne), conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 91,9%) e direttori e dirigenti amministrativi e sanitari (0,9%, di cui il 45,8% donne).

L’incidenza del fenomeno nelle varie fasi della pandemia. Con riferimento all’analisi dei dati per mese di accadimento, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie tra le prime due fasi dell’epidemia e una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri), per esempio, dal 39,2% del primo periodo è passata al 23,5% del trimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,2% nel trimestre ottobre-dicembre, così come i medici, scesi dal 10,1% nella fase di “lockdown” (fino a maggio compreso) al 5,4% in quella “post lockdown” (da giugno a settembre), per poi registrare l’8,8% nella seconda ondata dei contagi tra ottobre e dicembre. Altre professioni, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, hanno invece visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza.

I maggiori incrementi percentuali rilevati in alcune province del Sud. L’analisi territoriale conferma che le denunce ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 47,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 28,4%), il 23,0% nel Nord-Est (Veneto 9,7%), il 13,8% al Centro (Lazio 5,6%), l’11,5% al Sud (Campania 5,4%) e il 4,2% nelle Isole (Sicilia 2,7%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono Milano (11,1%), Torino (7,5%), Roma (4,5%), Napoli (3,8%), Brescia e Varese (2,8%), Genova e Verona (2,6%), Bergamo, Cuneo e Monza e Brianza (2,1%). La provincia di Milano è anche quella con il maggior numero di contagi professionali denunciati nel mese di dicembre, seguita da Torino, Roma, Verona e Varese. Sono però le province meridionali di Vibo Valentia, Oristano e Sud Sardegna a registrare i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di novembre.

Nel Nord-Ovest più della metà dei casi mortali. Limitando l’analisi ai soli casi mortali, la percentuale del Nord-Ovest sale al 51,3% (prima la Lombardia con il 37,6%), mentre il Sud con il 18,9% dei decessi (Campania 9,5%) precede il Centro (13,9%), il Nord-Est (12,1%) e le Isole (3,8%). Le province che contano più decessi dall’inizio della pandemia sono quelle di Bergamo (10,4%), Milano (9,2%), Napoli (6,6%), Brescia (6,1%), Roma (5,4%), Cremona (4,3%), Torino e Genova (entrambe 3,5%).

 

Pubblicato su Inail.it

Gennaio

Il Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere indice un Bando di Concorso per n. 1 premio per giovani ricercatori/ricercatrici impegnati/e in progetti riguardanti le differenze di sesso/genere nell’efficacia e nella sicurezza dei farmaci.

In allegato il bando.

È con grande soddisfazione che la Commissione Medicina di Genere della Federazione  apre questo canale comunicativo che ci auguriamo sia per tutti i colleghi proficuo, vivace e denso di contenuti.

Innanzitutto riteniamo importante presentarci e condividere con tutti Voi la nostra storia ed il nostro lavoro.

I vari Ordini dei Medici e Odontoiatri provinciali da più di dieci anni si stavano muovendo in maniera autonoma per creare conoscenza e cultura delle differenze di genere in campo medico. Allo scopo di governare le molteplici iniziative ordinistiche la FNOMCeO ha istituito nel 2015 una Commissione sulla Medicina di genere composta da esperti e da rappresentanti di Ordini provinciali. Questa commissione negli anni si è arricchita di varie professionalità e oggi siamo 32 tra colleghe e colleghi.

Commissione Medicina di Genere

Coordinatrice

Teresita MAZZEI

Referente FNOMCeO

Brunello POLLIFRONE

Esperti

Giovannella BAGGIO
Valter MALORNI
Raffaella MICHIELI
Annamaria MORETTI
Luisa ANTONINI
Mojgan AZADEGAN
Angela Maria BASCELLI
Loreley BIANCONI
Patrizia BIANCUCCI
Fabiola BOLOGNA
Ornella CAPPELLI
Antonina CARLINO
Anna Maria CELESTI
Rosa DONNALOIA
Caterina ERMIO
Domenica ESPUGNATO DE CHIARA
Anna Rita FRULLINI
Rosa Maria GAUDIO
Luciana INSALACO
Franco LAVALLE
Concetta LIBERATORE
Cristina MONACHESI
Umberto MOSCATO
Paola PEDRINI
Cecilia POLITI
Rita SALVATORI
Sabrina SANTANIELLO
Rosa Maria SCALISE
Chiara SCIBETTA
Maria Franca TEGAS

Tutti i componenti, suddivisi in sottogruppi, sono impegnati ad agire per i vari obiettivi che da anni ci siamo proposti, quali:

  • Diffondere conoscenza e cultura della medicina di genere fra tutti gli iscritti con la collaborazione degli Ordini provinciali.
  • Informare i cittadini.
  • Tenere i rapporti con le Istituzioni che costituiscono la Rete Nazionale ed Internazionale della Medicina di Genere.
  • Stimolare la ricerca clinica.

Fra questi scopi sono state evidenziate delle priorità: per rispettare a pieno il Codice Deontologico ogni medico dovrebbe conoscere i principali aspetti di questa relativamente nuova dimensione della Medicina che studia l’influenza del sesso (accezione biologica) e del genere (accezione sociologica) sulla fisiologia, fisiopatologia e patologia umana. Fino a pochi anni fa,  la formazione pre-laurea del medico e dell’Odontoiatra non prevedeva nessun insegnamento della Medicina di Genere. La nostra Commissione ha ritenuto di mettere a disposizione la propria rete di Ordini provinciali per colmare questa grave lacuna del sapere scientifico, organizzando numerosi corsi residenziali, seminari e prendendo parte a simposi organizzati nei congressi nazionali dalle più importanti società scientifiche (es: GISeG, SIMG, FADOI, SIF etc, etc).

Sempre per una formazione specifica e per l’aggiornamento post- laurea di medici e odontoiatri, è stato registrato un corso FAD sulla “Salute di Genere” che dal 20 Luglio 2018 al 24 Settembre 2020 ha avuto un grande successo, registrando ben 26.722 accessi. Più del 75% dei partecipanti ha valutato la qualità del corso come buona o eccellente, le valutazioni negative o critiche sono state inferiori al 2%. Questo corso FAD sarà disponibile sulla piattaforma FNOMCeO fino al 31 Dicembre di quest’anno.

E’ stata pianificata dalla Commissione la registrazione di un ulteriore corso FAD di approfondimento sulle malattie cardio vascolari sia per Medici che per Odontoiatri e sono stati programmati numerosi eventi ECM residenziali sia per l’anno 2019 che per l’anno 2020. Purtroppo negli ultimi mesi molti di questi sono stati annullati per la pandemia da SARS-COV-2.

Sicuramente grazie al lavoro costante dei suoi vari sottogruppi la nostra Commissione costituisce una parte integrante della rete italiana ed internazionale che diffonde insieme all’Istituto Superiore di Sanità, a molte Società Scientifiche, alle Commissioni regionali e all’Università, un approccio basato sulle differenze di genere allo scopo di contribuire allo sviluppo di un sistema sanitario equo che assicuri una salute migliore a tutti i cittadini.

 

Teresita Mazzei
Presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Firenze
Coordinatrice della Commissione FNOMCeO sulla Medicina di Genere
Professore Farmacologia f.r. Università degli Studi di Firenze

Ottobre 2020

Luglio 2020

Aprile 2020

Gennaio 2020

 

La Medicina di genere MdG (o la medicina genere-specifica come oggi sempre più spesso si chiama) si occupa come noto di tutte le patologie presenti nell’uomo e nella donna, al di là delle patologie a carico degli organi riproduttivi. Il fine della MdG è migliorare l’appropriatezza diagnostico-terapeutica rendendo la medicina sempre più precisa (chiamata infatti medicina di precisione) e “gender-tailored”, cioè differenziata per uomini e donne a seconda delle loro specificità. Purtroppo, in base a numerose survey effettuate in varie regioni italiane ed in differenti circostanze, pochissimi sanno cosa sia ma MdG sia per quanto riguarda i cittadini che gli operatori sanitari, inclusi i medici. I più la considerano la medicina delle donne e spesso danno al termine una accezione femminista, di rivendicazione di diritti. Ma tra i molti “non so” vengono proposte anche altre definizioni quali MdG come una medicina alternativa (un “genere di medicina”) o come la medicina dei medici generici. Per questi motivi, negli ultimi anni sono state promosse numerose iniziative sia di divulgazione che di comunicazione finalizzate alla diffusione dei concetti generali della Medicina di Genere. Nel 2016, in occasione della prima giornata nazionale sulla salute della donna, è stata pubblicata sui “Quaderni del Ministero della Salute” la monografia dal titolo “Il genere come determinante di salute. Lo sviluppo della Medicina di Genere per garantire equità e appropriatezza della cura”. Nello stesso anno, per impegno comune del Centro di Riferimento sulla Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Studi Nazionale “Salute e Medicina di Genere” e il Gruppo Italiano “Salute e Genere” (GISeG), è nata la “Newsletter sulla Medicina di Genere” a diffusione Nazionale distribuita con cadenza trimestrale. Tale strumento editoriale promuove la diffusione delle informazioni sulla MdG e tende a sviluppare una Rete sempre più estesa ed interdisciplinare e a far crescere una coscienza biomedica e psicologica genere-specifica anche in ambito professionale. Il Centro di Riferimento per la Medicina di Genere-ISS ha infine preparato una serie di opuscoli divulgativi su varie patologie e sugli stili di vita per sottolineare le differenze tra uomini e donne in questi ambiti; gli opuscoli sono stati diffusi in occasione delle giornate sulla Salute della Donna (2016-2018) ed in numerose altre iniziative dedicate sia agli operatori sanitari, come corsi i ECM, che ai cittadini, per esempio durante le iniziative di comunicazione relative alla ricerca sanitaria in Italia. Sono stati inoltre prodotti video divulgativi sulla medicina genere-specifica, anche in collaborazione con Società scientifiche, pubblicati sul sito ISSalute.it, su YouTube e sulla pagina Facebook (https://it-it.facebook.com/medicinadigenereISS/) creata dal Centro dell’ISS e intitolata Sesso, Genere e Salute.

L’approvazione del Piano Nazionale per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere relativo alla Legge cosiddetta Lorenzin del 2018 introduce infine l’obbligo per tutte le regioni e le istituzioni sanitarie di costruire percorsi clinico-terapeutici genere-specifici e rende quindi necessaria una comunicazione attenta e documentata che fornisca al medico, all’operatore sanitario ed al cittadino strumenti concreti utili e condivisi che possano portare, nel lungo periodo, allo sviluppo di una medicina sempre più appropriata e personalizzata.

Che la comunicazione sia chiamata ad apportare un fondamentale contributo alla diffusione della MdG è rimarcato dall’averla inserita tra le 4 aree in cui il Piano stesso è articolato, indicandola come “leva strategica affinché la Medicina di Genere trovi piena attuazione e compimento”. La nuova sfida della comunicazione è quella di traslare il modello concettuale che riflette una cultura di tipo assistenzialista del welfare state verso la responsabilizzazione individuale e la collaborazione attiva del singolo, potenziando le sue conoscenze e rendendolo protagonista del processo di costruzione della sua salute. Questo intervento può incidere soprattutto sui fattori di rischio modificabili e quindi sulle azioni di prevenzione che una buona attività di comunicazione riesce ad innescare.

Il Piano parla di “diffusione” della MdG e la “diffusione” passa attraverso la divulgazione della conoscenza e delle informazioni corrette, da cui derivano stili di vita sani e percorsi appropriati di screening e di cura. L’auspicio è pertanto quello che i “contenuti” e le evidenze scientifiche sulla rilevanza clinica delle differenze di genere in medicina si possano diffondere su tutto il territorio nazionale attraverso specifiche strategie di comunicazione alla popolazione e a tutti gli operatori sanitari ma anche grazie al contributo di mass media a questa nuova dimensione della medicina.


In allegato, il documento integrale.

Il report INAIL sugli infortuni sul lavoro in Lombardia nei primi 7 mesi del 2020 si rivela – nell’ottica della Medicina di Genere – interessante per tre motivi:

  1. le denunce di infortuni del lavoro sono per il 78% provenienti dalla Sanità e, grazie al fatto che i dati sono finalmente stratificati per genere, sappiamo che il 72% sono infortuni occorsi a lavoratrici
  2. la Lombardia, essendo stata la regione più colpita dalla epidemia, costituisce lo specchio più veritiero dell’effetto del SARS-Cov-19 sugli infortuni sul lavoro in sanità

L’ incremento degli infortuni mortali registrato va attribuito alle denunce fatte all’INAIL causa Covid-19. Sono tali Ben 121 Delle 177 denunce di infortunio mortale sul lavoro al 31 luglio scorso.

A livello provinciale, l’aumento maggiore si rileva a Cremona che passa da 1 nei primi sette mesi del 2019 a 22 nel 2020 negli stessi mesi; il numero più alto, in assoluto, lo troviamo a Bergamo con 36 casi mortali, seguito da Brescia e Milano con 34

A margine: le denunce di infortuni non mortali sono in calo in relazione al calo della attività produttiva avvenuta da marzo a luglio 2020

 

 

 

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