“Valorizzare le competenze nella realizzazione dei dispositivi, mantenendo distinti ruoli e responsabilità a tutela dei pazienti.”
“Il nostro no al riconoscimento dell’Odontotecnico come professione sanitaria è fermo e motivato. Altrettanto convinto è il sì alla sua valorizzazione nell’ambito tecnico-ingegneristico, anche attraverso una formazione universitaria dedicata. È questo l’alveo nel quale costruire un percorso moderno, capace di rispondere alle innovazioni tecnologiche del settore e di qualificare ulteriormente l’attività dei laboratori”.
Così Andrea Senna, presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ribadisce la posizione della CAO nazionale sull’evoluzione della figura dell’Odontotecnico.
Una linea sostenuta con continuità: dall’intervento del maggio 2025, che indicava nell’ingegneria, nei biomateriali e nelle biotecnologie gli ambiti di sviluppo della formazione, agli interventi del marzo 2026 e del giugno 2026 rivolti ai rappresentanti della Commissione Affari sociali della Camera. Sino alla soddisfazione espressa, lo scorso luglio, per il respingimento dell’emendamento che avrebbe qualificato l’Odontotecnico come professione sanitaria.
“L’innovazione dei materiali e dei processi produttivi – spiega Senna – richiede conoscenze sempre più avanzate. Sostenere questa crescita significa riconoscere il valore delle competenze odontotecniche e investire nella qualità dei dispositivi realizzati. Un percorso nell’area tecnico-ingegneristica darebbe una risposta coerente a queste esigenze, valorizzando la specificità di un’attività che ha nella fabbricazione dei dispositivi medici odontoiatrici il proprio campo di applicazione”.
Il punto fermo, per la CAO nazionale, resta la distinzione tra la responsabilità clinica dell’Odontoiatra e quella tecnica dell’Odontotecnico. Al primo competono la valutazione del paziente, la diagnosi, le scelte terapeutiche e gli interventi di cura; al secondo la realizzazione del dispositivo su prescrizione, nel rispetto delle indicazioni ricevute e degli obblighi connessi alla sua attività di fabbricante.
“La destinazione sanitaria di un dispositivo – prosegue Senna – non rende sanitaria la professione di chi lo fabbrica. La qualità del manufatto e l’appropriatezza della cura sono entrambe essenziali, ma implicano competenze e responsabilità differenti. La collaborazione tra Odontoiatra e Odontotecnico funziona proprio quando queste responsabilità sono chiare: nessuna sovrapposizione nelle decisioni cliniche, nessuna manovra dell’Odontotecnico nella bocca del paziente”.
“Alle istituzioni – conclude Senna – chiediamo di mantenere questa chiarezza in ogni progetto di aggiornamento della disciplina e della formazione. Siamo disponibili a un confronto che rafforzi le competenze tecniche, la ricerca sui materiali e la qualità della produzione odontotecnica. Il riconoscimento del valore di un’attività deve partire dalla sua specificità. È su queste basi che possiamo accompagnarne l’evoluzione, garantendo ai cittadini cure sicure e responsabilità sempre riconoscibili”.
Ufficio Stampa FNOMCeO
informazione@fnomceo.it
15 ottobre 2026
Autore: Ufficio Stampa FNOMCeO
