OMCeO Bari. Spesa farmaceutica: non si scarichino sui medici i ritardi organizzativi del SSR

La distribuzione diretta attraverso le farmacie farebbe risparmiare 100 milioni di euro all’anno


Bari, 6 dicembre 2019. “Per far scendere la spesa farmaceutica sarebbe sufficiente che la Regione risolvesse le carenze organizzative e procedesse alla distribuzione diretta, attraverso le farmacie ospedaliere o convenzionate, del primo ciclo terapeutico dopo dimissione da ricovero ospedaliero, visita specialistica o ambulatoriale e ai pazienti in assistenza domiciliare, come da Regolamento regionale n° 3 del 19/02/2013. – puntualizza Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari e della Fnomceo, in risposta a notizie di stampa che sembrano preannunciare nuovi giri di vite sulla spesa farmaceutica ai danni dell’autonomia prescrittiva dei medici.

“Ogni anno la Puglia potrebbe risparmiare 100 milioni se i farmaci per il primo ciclo di cure fossero distribuiti dalle farmacie ospedaliere alle dimissioni del paziente oppure attraverso le farmacie convenzionate, prendendo atto delle difficoltà organizzative in cui versa la Regione”.
Vuol dire che dal 2013, anno in cui è entrato in vigore il regolamento regionale a oggi si sarebbero potuti risparmiare circa 600 milioni di euro.

“Nel 2020 le Regioni avranno a disposizione sei volte più risorse da spendere sul personale rispetto al 2019, grazie al Ministro Speranza” – continua Anelli – “Quindi potranno far fronte almeno in parte all’attuale carenza di personale con i fondi messi a disposizione dal provvedimento del Governo. Sul fronte della spesa farmaceutica, la Puglia non può continuare a scaricare le proprie carenze organizzative sui medici. Se non si è in grado di ottemperare ai regolamenti regionali, si provveda alla distribuzione dei farmaci per i pazienti dimessi dalle strutture ospedaliere attraverso le farmacie territoriali in funzione vicaria.”

“Come documenta il 53° Rapporto CENSIS, il servizio Sanitario Nazionale si regge sulla relazione di cura, sul rapporto di fiducia tra medici e pazienti. Si riconferma altissima infatti la fiducia nei medici di famiglia (82,3%) e nei medici specialisti (91%)” – spiega Anelli. – “La crisi sociale che investe il nostro Paese ed in particolare le regioni del Sud non può essere aggravata da provvedimenti che finiscono per spostare sulla spesa privata quelle prestazioni che il servizio sanitario regionale dovrebbe garantire.”

“Sono proprio queste differenze, per cui è al Sud che più ci si rivolge alla sanità privata, a svelare le diseguaglianze nell’accesso alle cure – aggiunge Anelli -. La sanità privata vicaria il Servizio sanitario nazionale laddove sono più marcate le carenze organizzative e strutturali, dove più lunghe sono le liste d’attesa. E ciò è tanto più ingiusto perché sono proprio i cittadini delle Regioni più in difficoltà, e quindi in condizioni economiche meno agiate, a dover pagare di tasca propria le prestazioni. Come ben spiegato nel Rapporto: sono i numeri di una marcata differenziazione territoriale nell’accesso al Servizio sanitario e ai Lea che mina alle fondamenta la promessa di una sanità uguale per tutti”.

“Invitiamo la Regione ad aprire un tavolo di confronto con l’Ordine, così come previsto dal protocollo di intesa tra Conferenza delle Regioni e Fnomceo. – conclude Anelli – Se si continuerà a mostrare scarso rispetto per la libertà e l’autonomia del medico, su cui si fonda proprio quel rapporto di fiducia con il paziente, le organizzazioni rappresentative dei medici saranno costrette a prendere in considerazione la mobilitazione della categoria la prossima primavera”.

Autore: Redazione

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