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Sono oltre tremila gli “invisibili” della sanità piemontese. L’allarme dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino: “Indispensabile superare la fase dell’emergenza”

I piemontesi potrebbero essere visitati da un medico o da un odontoiatra,  assistiti da un infermiere o trattati da un fisioterapista di cui non si sa praticamente nulla: cosa ha veramente studiato, quali competenze professionali ha acquisito, se parla italiano. Sono 3.224 in Piemonte i sanitari stranieri extra-Ue che non hanno il riconoscimento del titolo da parte del Ministero della Salute: 518 sono medici, oltre 160 odontoiatri. Nessuno può essere iscritto All’Ordine dei Medici e Odontoiatri che è tenuto al controllo dei professionisti. Dal 2023, via via, sono entrati all’interno del sistema sanitario regionale, in un anno quasi mille in più. Erano 2.445 a giugno del 2025.

Un tema molto delicato, affrontato la scorsa settimana dal presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri Guido Giustetto durante l’assemblea annuale degli iscritti. “Non certo un problema solo piemontese – ha precisato – ma un tema da affrontare con urgenza perché può incidere negativamente sull’organizzazione e sulla qualità dei servizi offerti ai pazienti”

Di recente, la Regione Piemonte ha confermato il ricorso strutturale a personale sanitario formato all’estero per far fronte alla persistente carenza di medici, infermieri e operatori socio-sanitari. E con la determina n. 204 del 3 aprile 2026 è stato aggiornato l’elenco regionale dei professionisti stranieri abilitati all’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie.

Il provvedimento si inserisce nel quadro normativo nazionale delineato dall’art. 13 del D.L. n. 18/2020 e successivamente rafforzato dall’art. 15 del D.L. n. 34/2023, convertito nella legge n. 56/2023, che consente – in deroga alle procedure ordinarie di riconoscimento dei titoli – l’impiego di personale sanitario con qualifiche conseguite all’estero.

Elemento centrale è la proroga stabilita fino al 31 dicembre 2029, introdotta dalla legge n. 199/2025, che estende nel tempo una misura nata in fase di emergenza  durante la pandemia. Una proroga che consente alle strutture sanitarie pubbliche e private di continuare ad avvalersi di professionisti stranieri per garantire la continuità dei servizi.

In attuazione della disposizione normativa d’emergenza medici e sanitari provenienti da paesi extra-UE possono dunque richiedere l’inserimento del proprio nominativo in un elenco regionale speciale in virtù del possesso di titolo abilitante alla specifica professione sanitaria (medico, dentista, infermiere), che viene meramente dichiarato dal professionista ma non verificato attraverso canali ufficiali. La Regione fondamentalmente fa una semplice  verifica sui documenti esibiti e non è in grado di valutare il percorso di studio. Inoltre, non sono previste ulteriori condizioni come l’effettiva capacità di comunicare in italiano con il paziente. 

Dai dati regionali emerge un ampliamento significativo della platea: medici, infermieri, odontoiatri, farmacisti, fisioterapisti e operatori socio-sanitari, 3.224 professionisti in totale. La componente infermieristica rappresenta la quota più rilevante, seguita da quella medica e dalle professioni tecniche. La provenienza dei professionisti è estremamente diversificata, con una forte presenza di personale originario dell’America Latina, dell’Est Europa, del Nord Africa e dell’Asia.

Ma il ricorso prolungato a misure di emergenza solleva questioni rilevanti. In primo luogo, l’utilizzo di personale in deroga implica l’assenza di un pieno riconoscimento dei titoli secondo le procedure ordinarie previste dal D.Lgs. n. 206/2007, con possibili criticità sul piano dell’omogeneità degli standard formativi e dell’equipollenza con quelli del nostro Paese. Ne consegue che la Regione si trova, di fatto, ad autorizzare l’esercizio della professione sul proprio territorio sulla base di titoli autocertificati che, ove sottoposti al vaglio delle ordinarie procedure ministeriali di riconoscimento, potrebbero anche non essere ritenuti idonei.

In secondo luogo, la natura temporanea dell’esercizio professionale, pur prorogata fino al 2029, rischia di determinare condizioni di precarietà lavorativa e di limitata integrazione nel sistema sanitario nazionale. Ciò può incidere sia sulla stabilità occupazionale sia sulla qualità complessiva dell’organizzazione dei servizi.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la mancata definizione, almeno fino a questo momento, dell’intesa in Conferenza Stato-Regioni prevista dalla normativa, che dovrebbe disciplinare in modo strutturale le procedure di inserimento e riconoscimento delle qualifiche estere.

“Il sistema sanitario regionale continua dunque a reggersi su un equilibrio fragile – sottolinea Giustetto – da un lato la necessità immediata di coprire carenze di organico sempre più marcate; dall’altro il rischio di consolidare un modello basato su soluzioni di emergenza”.

Alla luce di tali criticità, appare prioritario affiancare alla proroga misure strutturali: investimenti nella formazione, programmazione del fabbisogno, accelerazione delle procedure di riconoscimento dei titoli, un’azione di vigilanza costante e percorsi di stabilizzazione per il personale.

Per quanto riguarda la categoria degli odontoiatri, la situazione presenta caratteristiche differenti rispetto ad altri ambiti sanitari e richiede pertanto una valutazione specifica. La carenza di professionisti che ha originariamente giustificato questa normativa non interessa, in Piemonte, né gli studi odontoiatrici privati né il settore odontoiatrico nel suo complesso. Per tale ragione, l’inserimento degli odontoiatri nelle liste per l’esercizio in deroga appare una forzatura.

Inoltre, non tutti i percorsi di studio esteri nel settore odontoiatrico risultano pienamente compatibili con quello italiano. Il passaggio ministeriale serviva anche ad accertare l’eventuale necessità di integrazioni formative, che i professionisti erano tenuti a completare prima del riconoscimento del titolo e prima di poter esercitare sul territorio nazionale. È proprio questo fondamentale passaggio di verifica e di eventuale adeguamento formativo che oggi viene integralmente bypassato attraverso il sistema regionale in deroga.

A ciò si aggiunge il tema delle necessarie garanzie linguistiche professionali. “Il fatto che non venga verificata la capacità di comunicare in italiano, come avviene per gli stranieri che chiedono di iscriversi all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri dopo il riconoscimento del Ministero, è un problema”, sottolinea la presidente della Commissione Albo Odontoiatri di Torino, Marta Mello. “Questa verifica garantisce ai cittadini che chi opera nel nostro Paese sia in grado di interagire efficacemente con tutti gli altri professionisti sanitari coinvolti nella cura del paziente”.

Alla luce di tali considerazioni, la richiesta della Commissione Albo Odontoiatri di Torino, già formalmente sottoposta alla Regione Piemonte, è quindi quella di escludere gli odontoiatri dall’elenco temporaneo dei professionisti sanitari autorizzati all’esercizio in deroga alle norme vigenti, al fine di tutelare la sicurezza e la continuità delle cure.

Ufficio Stampa OMCeO Torino

Autore: Redazione

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