La Fondazione GIMBE, audita in Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in sanità, ha chiesto di sospendere l’iter o subordinarlo a una moratoria fino alla definizione e al finanziamento dei LEP sanitari, alla quantificazione dei costi standard e all’adozione di un sistema nazionale indipendente di monitoraggio degli effetti su accesso, equità e salute. Secondo GIMBE, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria presentano differenze rilevanti nelle performance LEA, nella mobilità sanitaria, nella rinuncia alle cure e nella disponibilità di personale, rendendo problematico attribuire ulteriori competenze sulla base di schemi di intesa sostanzialmente identici. L’assenza di LEP sanitari definiti e di un monitoraggio indipendente, sostiene la Fondazione, rischia di ampliare le diseguaglianze territoriali e di spingere ulteriormente i cittadini verso il settore privato.
Per il presidente FNOMCeO Filippo Anelli “GIMBE coglie un punto essenziale: il tema non è negare in astratto l’autonomia differenziata, ma impedire che la sua applicazione concreta, in Regioni che partono da condizioni profondamente diverse, finisca per ampliare ulteriormente i divari già esistenti. Le intese possono anche riguardare materie di carattere generale, ma la loro attuazione pratica incide su sistemi regionali molto differenti per personale sanitario, posti letto, tecnologie diagnostiche, capacità organizzativa, tempi di accesso alle cure e attrattività della mobilità sanitaria. In questo contesto, procedere senza prima ridurre tali squilibri significherebbe consolidare le disuguaglianze invece che superarle. Particolarmente delicato è il tema della mobilità sanitaria.”
“Il diritto del cittadino – continua Anelli – di scegliere dove curarsi non può trasformarsi in un fattore di sperequazione tra territori, né può tradursi in un aggravio fiscale per le Regioni più penalizzate. La libertà di cura e di scelta del luogo di cura appartiene ai diritti fondamentali della persona e deve essere garantita dall’intera Repubblica, non scaricata sui bilanci regionali più fragili. Per questo la mobilità sanitaria dovrebbe essere sostenuta da un fondo nazionale speciale, finanziato dallo Stato, in attuazione dei principi di solidarietà politica, economica e sociale richiamati dall’articolo 2 della Costituzione e del principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3. Solo così la libertà del cittadino di curarsi dove ritiene più opportuno può essere conciliata con l’equilibrio del sistema e con l’eguaglianza dei diritti su tutto il territorio nazionale.”
“Prima di dare attuazione alle intese – conclude il Presidente – occorre dunque omogeneizzare le condizioni minime di partenza: personale, posti letto, dotazioni tecnologiche, strumenti diagnostici, capacità di presa in carico e accessibilità ai servizi. Senza questo passaggio preliminare, l’autonomia rischia di diventare non uno strumento di efficienza, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. Il diritto alla salute è un diritto di cittadinanza. Non può dipendere dalla Regione di residenza, dalla capacità fiscale del territorio o dalla maggiore o minore attrattività di un sistema sanitario regionale. L’attuazione dell’autonomia differenziata, soprattutto in sanità, deve quindi essere subordinata alla piena garanzia dei LEP, al riequilibrio delle dotazioni strutturali e professionali e a un monitoraggio nazionale indipendente degli effetti sui diritti dei cittadini.”
In allegato il comunicato stampa della Fondazione GIMBE.
Autore: Redazione
